Parto in casa. Un’Ostetrica racconta ✿

neonato mani

Sono Elisabetta Cappi, chiamata Betty.
Abito a Gravedona in provincia di Como, ho 35 anni ed ho iniziato la mia professione di ostetrica nel 1996 dopo aver terminato gli studi infermieristici ed ostetrici incominciati nel 1990.
Inizialmente lavoravo presso il reparto di ostetricia in un piccolo ospedale italiano, ma l’attività svolta non mi soddisfaceva completamente.
Allora ho deciso di cambiare e sono stata assunta nella sala parto dalla clinica privata Sant’Anna del Luganese e vi sono rimasta sette anni.
Nel 2005 ho poi ricoperto il ruolo di capo reparto infermiera-ostetrica presso l’unità di maternità/neonati/ginecologia e sale parto dell’ospedale Civico di Lugano fino alla nascita di mio figlio Elia nel 2009.

 

Infatti, per dedicarmi pienamente a lui, ho poi preferito lavorare come saltuaria dando la mia disponibilità sia come infermiera che come levatrice nella sede dell’Ospedale Civico e in quella dell’Ospedale Italiano.
Contemporaneamente ho iniziato a lavorare anche sul territorio del Ticino come Levatrice Indipendente, dopo essermi iscritta alla Federazione Svizzera delle Levatrici, e mi sto occupando prevalentemente dei parti in casa di cui voglio parlarvi in questo articolo.
Io stessa ho vissuto due anni fa attraverso il parto tra le mura della mia casa un’esperienza gratificante sia come mamma che come levatrice.

 

PERCHE’ IL PARTO A CASA

A casa il parto viene vissuto come fatto sociale e restituito ai suoi protagonisti. La nascita risponde ai bisogni di intimità, libera scelta, familiarità e protezione di mamma e bambino. L’accoglienza amorevole del neonato è fatta di rispetto per i suoi bisogni e per i suoi tempi.
I motivi che oggi portano operatori, donne e coppie a questa scelta sono proprio da ricercarsi essenzialmente nel desiderio di una migliore qualità dell’esperienza del parto in particolare, della vita e delle relazioni in generale. Oggi il parto a domicilio per la donna rappresenta la possibilità di partorire in modo spontaneo e naturale, di poter accogliere e tenere con sé il proprio bambino ininterrottamente, di essere rispettata nei suoi bisogni, nella sua sessualità e di essere protagonista della sua esperienza senza interferenze non desiderate.
Le donne, che hanno scelto di vivere la gravidanza, il parto e l’esogestazione come ricerca personale decidendo di avere il loro bambino a casa, sono divenute promotrici di nuove modalità di vita e le hanno estese anche nelle relazioni con gli altri e con l’ambiente sociale.

 

AUMENTANO I RISCHI?
La letteratura medica dimostra che il parto fisiologico a domicilio, assistito secondo precisi criteri, è sicuro quanto quello in ospedale e dà maggiore soddisfazione alla donna e alla coppia. Ciò non significa che non vi saranno mai esiti negativi, considerando l’esistenza dell’imponderabile anche in ostetricia, ma saranno uguali o inferiori a quelli in ospedale.
Dati del 1988 ricavati da uno studio di Huisjes H.J. in Olanda, dove il 40% della popolazione partorisce in casa, indicano una mortalità perinatale del 1,9 per mille, dovuta per lo più a malformazioni fetali incompatibili con la vita; altre casistiche la indicano tra l’1 e il 2 per mille.
Invece la morbilità dei bambini avuti tra le mura della propria abitazione è nettamente inferiore a quella dei bambini nati in ospedale da parti fisiologici.
M. Wagner, epidemiologo dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dimostra in una sua ricerca che la mortalità perinatale a domicilio (nei paesi occidentali), sia nei parti fisiologici che in quelli a medio rischio, è inferiore a quella in ospedale, e quindi conclude che il parto in casa, se non addirittura più sicuro di quello in ospedale, sicuramente non lo è di meno.

 

Del resto le condizioni di sicurezza mai nella storia sono state così ottimali come oggi, quando le donne si trovano generalmente in un buono stato di salute e in buone condizioni socio-economiche nonché sono disponibili le tecnologie diagnostiche e una rete ospedaliera ben distribuita sul territorio, con servizi di trasporto efficienti nei casi di bisogno.
Un dato da evidenziare è che l’85% delle donne in attesa presenta situazioni fisiologiche che possono rimanere tali con una buona assistenza ostetrica di base.
Inoltre sottolineo che il rapporto interpersonale con la donna o la coppia, la condivisione della responsabilità, la conoscenza dei processi globali e l’uso dei criteri di valutazione ampliati garantiscono un’ampia sicurezza nella diagnosi molto precoce e la conseguente possibilità di promuovere un intervento adeguato prima che si manifestino patologie vere e proprie.
Tali fattori sono elementi di tranquillità non solo per la levatrice, ma anche per la futura mamma.
Se essa conosce meglio se stessa, impara ad ascoltarsi, sviluppando un’aumentata sensibilità verso il suo corpo, e sarà in grado di mantenere la sua salute percependo con rapidità eventuali disfunzioni.

 

LA LEVATRICE PROFESSIONISTA COMPETENTE
Nel parto in casa la levatrice veglia sul benessere di mamma e bambino con professionalità e discrezione relazionandosi non solo con la donna, ma anche con il suo partner, con gli altri figli e con i parenti nella cui vita entra per un breve periodo.
La sua funzione principale diventa quella di vigilare sulla salute di madre e bambino, di prevenire patologie, di ristabilire la salute là dove si creino delle disarmonie, indirizzando sempre verso la fisiologia, attraverso il necessario supporto emotivo e gli strumenti adeguati per vivere attivamente l’esperienza di madre. Ciò avverrà in continua e stretta collaborazione con la figura del ginecologo che in caso di necessità sarà prontamente coinvolto.
Infatti la levatrice in base al percorso formativo e alle leggi vigenti assiste in piena autonomia e responsabilità durante la gravidanza ed è in grado di individuare le situazioni che necessitano della consulenza medica specialistica prendendone direttamente contatto.

 

Non vuole sottrarre la donna alla figura del ginecologo, ma vuole con lui operare in gravidanza e durante e dopo il parto.Ad essa in particolare spetterà il serio compito della selezione, cioè della procedura di valutazione dinamica e costante, il cui scopo è quello di trarre una linea di demarcazione tra fisiologia e patologia, di riconoscere le situazioni “borderline” (cioè ai limiti) o non più fisiologiche, ma non ancora patologiche, e di richiedere per esse un consulto con uno specialista.
Alle donne selezionate sarà sconsigliato di partorire a domicilio o, se la selezione avviene durante il travaglio, sarà consigliato il trasferimento in ospedale.
Assistita con esperienza e competenza la futura mamma instaura durante la gravidanza un rapporto di fiducia e di sicurezza, con un uso della tecnologia non estremo, il tutto in un ambiente non medico, rispettando precisi parametri di sicurezza dettati dalla legge.

 

La levatrice può offrire un’assistenza personalizzata: accompagna e supporta nell’intero percorso della maternità, aiuta a comprendere meglio il proprio corpo e a fare scelte opportune per la salute di mamma e bambino, facilita i passaggi difficili sempre vicina nei momenti di gioia e di dolore.
Durante le visite mensili essa compie una valutazione clinica completa e dedica tempo e spazio all’ascolto di ciò che la donna riporta di sé, del proprio bambino, della sua vita familiare e sociale.
Nei diversi incontri durante la gravidanza, stabilisce con i genitori una relazione intima, conosce la loro storia, i bisogni, i desideri, risponde a dubbi e domande, attiva le risorse personali, restituendo sicurezza e competenza.
Essa è sempre disponibile durante tutto il percorso ed in particolare si rende reperibile 24 ore su 24 dalla trentasettesima alla quarantaduesima settimana per il travaglio e il parto a domicilio quando la donna ha bisogno di sentirsi protetta e rispettata nella sua privacy e la presenza di una competente persona di fiducia le permette di aprirsi emotivamente, di sentirsi più sicura e di migliorare esito e vissuto.
La levatrice a casa può sostenere i genitori nell’accudire il bambino: primi bagnetti, cura dell’ombelico, pianto, allattamento, svezzamento rafforzando le competenze individuali.
Per le donne che invece decidono di partorire in ospedale assistite da un ginecologo essa può comunque costituire una figura di supporto che garantisce un’assistenza specifica e continuativa a domicilio.

 

LA MIA ESPERIENZA PERSONALE
Illustrare e mettere in luce il significato e il valore di una nascita che avviene in casa non è impresa da poco! Ma visto che questo tema mi piace particolarmente… ci provo…
Partiamo da un dato certo, in cui molti si riconosceranno: il parto in casa oggi è considerato dalla stragrande maggioranza delle persone (inclusi gli addetti ai lavori) un tabù: NON se ne parla, NON è un argomento che sfiora i pensieri di una coppia in attesa.
Nei corsi prenatali è raro trovare genitori che facciano domande sulla possibilità di partorire il proprio bimbo a domicilio! Le richieste sono poche…ma perché?
Nonostante gli studi più recenti e la letteratura scientifica affermino che il parto “programmato” a casa non crea più problemi per mamma e bambino rispetto ad una nascita in ambiente ospedaliero, si continua ad alimentare la paura e la filosofia del “e se succede qualcosa”?

 

Riflettiamo, cosa intendiamo con evento sicuro? Quali garanzie ci sono a casa?
Il parto a domicilio avviene nell’ambito della fisiologia: un momento di grande salute in cui la biologia femminile esprime tutta la sua forza e potenza.
Fisiologiche sono tutte quelle funzioni che non hanno bisogno di aiuti esterni e tanto meno tecnologici per avvenire.
L’etimologia stessa della parola “fisiologia”, derivata dal greco, è “scienza della natura”. Quindi, per avere degli esiti favorevoli, con dati, numeri e percentuali di mamme e bambini in miglior stato di salute alla nascita, bisogna cercare di stare nella fisiologia, non alterarla!
Ottenere ciò a casa è molto più semplice e naturale in quanto il controllo è dato alla donna o coppia.
È la donna o la coppia che sceglie, che decide “quando” chiamare la levatrice con la quale si è creato un rapporto di reciproca fiducia.
La levatrice entra in casa del nuovo nascente in punta di piedi, silenziosamente, chiedendo il permesso! A casa la donna usa le sue risorse con i suoi tempi ed i suoi ritmi. Anche il bambino viene accolto in modo fisiologico, e qui si potrebbe aprire un intero trattato, nessuno lo disturba perché non c’è bisogno di fare niente se non tenerlo al caldo con sua madre e suo padre!

 

Noi levatrici ci limitiamo a vigilare, osservare, ad esserci… senza necessariamente compiere interventi esterni. Seguiamo linee guida nazionali e siamo attrezzate per l’emergenza di primo livello nei momenti di necessità. Ma le linee guida non sono protocolli imperativi: sono una “guida”, uno strumento di riferimento per assumere decisioni, raccomandazioni per compiere scelte da condividere però sempre con la diretta interessata:la donna!
La futura mamma, nella propria casa, è l’autonoma protagonista della sua gravidanza e del proprio parto… Ma quante donne, in relazione alla nascita del proprio bambino, pensano: ”ok piccolo, siamo tu ed io a giocare la partita! Stai tranquillo, mamma ce la fa! Sono capace… o almeno ci provo! So che anche tu conosci la strada o almeno proverai! Bene, coraggio, ci aiuteremo a vicenda!… .Non siamo soli, c’è anche papà, qualcosa saprà fare pure lui! (?) Ah, poi le levatrici… loro ne hanno viste di nascite!”

 

Quante donne oggi decidono di assumersi la responsabilità della nascita del proprio figlio?
Di solito dicono: “… Andiamo lì a partorire, ne ho sentito parlar bene… sono bravi!
… Sapranno cosa fare! … Le levatrici sono bravissime e ti aiutano… poi c’è l’epidurale, al limite il taglio cesareo… sì, lì te lo fanno!…”
Questi pensieri denotano la volontà di attribuire a risorse esterne e ad altri ogni competenza: aspettative altissime, responsabilità circa l’esito del parto scaricate tutte su operatori sanitari e ospedale!
Ma questi sono spesso i pensieri degli stessi operatori dei punti nascita che, così facendo, favoriscono la mentalità di delega, in grado di creare dipendenza.
È così che nasce l’ostetricia difensiva, in cui solo il seguire interventi standard preserva dalle denunce: “… io ho seguito i protocolli…”, ed in tal modo ci si sente protetti e al sicuro nell’ambiente medicalizzato anche se le percentuali di ricorso ad induzioni farmacologiche e parti operativi cresce a dismisura: meno salute per donna e bambini, maggiore spesa sanitaria per tutti.

 

Perché allora stupirsi dell’esistenza di così tanti “pregiudizi” sul parto a casa e così poche richieste?
Decidere per il parto a casa presuppone “cambiare” in prima persona il modo di affrontare la nascita e, soprattutto, acquisire piena consapevolezza delle tante e significative potenzialità che sono in tutti noi!
La decisione di compiere una scelta così diversa da quello che “fanno tutti” va attentamente ponderata, ci si deve interrogare a fondo, riflettere.
Si tratta di compiere un percorso non facilissimo, come per tutto ciò che va controcorrente e che non trova un’immediata approvazione da parte di amici, parenti, medici. Un percorso che però risponde a bisogni profondi di protezione,
personalizzazione, unicità, intimità e che porta a grandi soddisfazioni!
Ho accompagnato solo otto donne nel parto in casa sino ad ora, ma spero di aumentare tale cifra, soprattutto per permettere alle future mamme di vivere un’esperienza gratificante e sfatare tanti pregiudizi e tabù.

 

Con amore e passione per la mia professione

 

Betty

 

 

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