Convulsioni febbrili ✿

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Nei bambini piccoli le convulsioni febbrili sono un problema piuttosto diffuso, l’immaturità del sistema nervoso sollecitato dalla temperatura corporea determina l’insorgenza di questa patologia.

 

Di cosa si tratta?
Le convulsioni febbrili costituiscono una variante sindromica che raggruppa differenti tipologie di crisi convulsive semplici e/o epilettiche. Nonostante le probabilità che un bambino colpito da una convulsione febbrile sviluppi epilessia siano piuttosto scarse, è sempre indispensabile rivolgersi al medico per effettuare esami più approfonditi.
È bene precisare che le conseguenze di un singolo episodio di convulsione febbrile o di più attacchi  distanziati nel tempo sono pressoché nulle. Difatti, in assenza di alterazioni a carico del SNC, le convulsioni febbrili  non aumentano il rischio di morte, danno cerebrale o ritardo mentale.
Le convulsioni febbrili colpiscono prevalentemente bambini sani di età compresa tra i 6 mesi ed i 6 anni, nonostante siano documentati casi anche in neonati più piccoli e bambini più grandi.

 

Cause
La maggior parte degli episodi convulsivi febbrili si manifesta entro le 24 ore dallo scoppio improvviso della febbre (>38-38.5°C). La malattie dell’orecchio così come qualsiasi patologia ad eziologia virale o batterica possono esporre il bambino al rischio di convulsioni febbrili.
Alcuni vaccini – come quello per tetano-difterite-pertosse o quello per morbillo-parotite-rosolia – sembrano esporre il bambino al rischio di convulsione febbrile. In questi casi, le crisi sono dovute comunque alla febbre, effetto collaterale tipico della vaccinazione nel neonato, e non riconducibili al vaccino in sé.

 

La patogenesi delle convulsioni febbrili non è completamente compresa: ad ogni modo, sembra che un intreccio di età, fattori ambientali e predisposizione genetica ne sia pesantemente coinvolto.
Malgrado sia accertato che la familiarità ricopre un ruolo principale nell’eziopatogenesi del disturbo, non è ancora dimostrata la precisa modalità di trasmissione. Sembra che il disturbo possa essere trasmesso mediante un complicato meccanismo autosomico-dominante, autosomico recessivo o poligenico.
A scatenare il fenomeno è quasi sempre la febbre alta che con il suo repentino innalzamento determina una reazione incontrollata del cervello.

 

Sintomatologia
Si manifesta con sintomatologia variabile in funzione della gravità della patologia. Nella maggior parte dei bambini affetti, la convulsione febbrile inizia con il giramento degli occhi e l’irrigidimento degli arti. Successivamente, il bambino perde coscienza e, involontariamente, contrae e rilassa ripetutamente i muscoli degli arti inferiori e superiori. Non è rara la perdita di controllo dello sfintere anale e vescicale. Le convulsioni febbrili, provocando difficoltà respiratorie, possono indurre uno stato cianotico nel bambino.
Quando la crisi convulsiva febbrile dura oltre 10-15 minuti, il bambino può manifestare anche problemi respiratori gravi, sonnolenza estrema, vomito e torcicollo.

 

In attesa che giungano i soccorsi, il genitore o chi è presente, nonostante il comprensibile spavento, deve stare accanto al piccolo evitando di bloccare i movimenti incontrollati, per non determinare lesioni osteomuscolari.
Si consiglia di sdraiare il bambino evitando che si faccia involontariamente del male, la posizione sul fianco favorirà la respirazione, evitando soffocamenti in caso di rigurgito.
Generalmente le convulsioni si risolvono nel giro di pochi minuti, il controllo sanitario e l’ospedalizzazione sono comunque necessari.
Nel bambino in salute, l’esame neurologico va effettuato per smentire l’ipotesi di un possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale. Gli esami successivi, tra questi l’elettroencefalogramma, valuteranno l’esistenza di patologie del sistema nervoso.

 

Trattamento
Non è indispensabile abbassare immediatamente la febbre per interrompere una crisi febbrile. Pertanto, si sconsiglia di somministrare antipiretici per bocca durante la crisi convulsiva.  La cura maggiormente diffusa consiste nella somministrazione rettale di benzodiazepine (es. diazepam): questi farmaci potenti interrompono la convulsione, dunque la crisi in atto.
Chiaramente, dopo aver curato il sintomo principale  è necessario procedere con la cura della malattia che ha scatenato il tutto.
Il trattamento in genere prevede la sedazione e la somministrazione di farmaci antipiretici al termine della crisi convulsiva.
Le convulsioni febbrili possono essere recidivanti pertanto si consiglia ai genitori di dotarsi per ogni evenienza di farmaci sedativi di facile somministrazione ed immmediato effetto da somministrare alla comparsa dell’evento convulsivo.
Il rischio di ricomparsa è stimato intorno al 10%. Questo dato risulta influenzato dall’età d’insorgenza della crisi, dall’entità della febbre e dalle malattie sottostanti.
Il rischio aumenta fino al 25-50% in concomitanza di uno o due fattori di rischio (es. soggetti predisposti geneticamente, comparsa della prima crisi prima dei 6 mesi ecc.), fino a giungere il 50-100% nel bambino con più di tre fattori di rischio.

 

Quando gli episodi sono frequenti, il pediatra disporrà trattamenti a lungo termine a base di farmaci specifici e periodici in concomitanza alla comparsa della febbre.
La miglior prevenzione per il bambino che ha subito una convulsione febbrile, consiste nel contrastare la febbre con antipiretici fin dai suoi primi segnali.

 

 

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