Il neonato è biologicamente “programmato“ per cercare gli alti contrasti come bianco/nero, gli occhi, la bocca, i visi e le forme circolari come i capezzoli del seno della mamma.
Questo potrebbe spiegare perché gli ormoni materni fanno in modo che la zona del capezzolo durante la gravidanza si scurisca, probabilmente per attrarre maggiormente lo sguardo del bambino.

Anche i muscoli oculari, alla nascita, non sono ancora ben coordinati e l’esplorazione visiva si realizza con una serie di movimenti, il più delle volte, a scatti, dandoci in alcuni casi, l’impressione della presenza di uno strabismo.

Conosciamo l’importanza del contatto visivo per comunicare, nelle prime fasi di sviluppo del bambino è il solo mezzo di comunicazione e di scambio tra mamma e bambino. Il bambino di pochi giorni di vita incontrando gli occhi della mamma ne rimane profondamente attratto, realizzando una fissazione intensa e prolungata, solo in un secondo momento al contatto visivo si aggiungerà quello verbale.

Attraverso l’aggancio visivo si realizza, con la partecipazione della mamma, una sorta di danza comunicativa in tre fasi ( inizio della comunicazione, interazione vera e propria, pausa per dare la possibilità di elaborare il messaggio e rispondere).

Il mondo viene conosciuto dal bambino attraverso quello che vede e fa... [SEGUE] 

 

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