Prevenzione ortottica nei bambini ✿

occhi

 

Il periodo in cui la maggior parte delle funzioni visive si realizzano e raggiungono la loro massima potenzialità è solamente una “piccola finestra”, una fase  speciale (il periodo critico) durante la quale il bambino assorbe da tutti gli stimoli che gli vengono proposti.
Diventa per questo importante informare e formare i futuri genitori a questo importantissimo compito visivo.

 

La realtà in cui noi viviamo, è costituita da una molteplicità di oggetti di svariate forme e colori, di dimensioni e collocazioni spaziali differenti che attraverso gli strumenti a nostra disposizione, gli organi di senso, ci consentono di entrare in contatto con il mondo esterno.
Non dobbiamo però dimenticare che non vediamo con gli occhi, ma con il cervello, che è la sede dell’elaborazione degli stimoli visivi raccolti dagli occhi e trasmessi al cervello che li analizzerà ed elaborerà consentendoci il vedere, e realizzando la conoscenza del mondo che ci circonda, così come lo intendiamo normalmente.

 

L’altra cosa che non dobbiamo dimenticare è che la maggior parte delle informazioni che raggiungono il cervello sono di natura visiva, per diversi studiosi anche oltre 80 %, per questo motivo un sistema visivo ben funzionante sarà il passaporto per metterci in condizione di guardare e apprendere.

Lo sviluppo visivo, come emerge dai diversi studi effettuati sull’argomento, è un processo complesso condizionato dall’interazione di più fattori, ma saranno i genitori, che proponendo stimoli ambientali, diventeranno fondamentali per concretizzare il corretto sviluppo visivo del proprio bambino.

 

Alla nascita sono presenti solo alcune componenti dell’organizzazione dei dati sensoriali (dati genetici e maturativi), sarà l’esperienza attraverso gli stimoli ambientali a realizzare il corretto sviluppo e la sua completa maturazione. Partiamo da un sistema visivo non ancora perfettamente sviluppato, che necessita dello stimolo ambientale per attivare le informazioni genetiche e di maturazione che il neonato possiede già, immaginate il neonato come un fiore che ha bisogno della luce del sole per sbocciare.

 

La mielinizzazione del nervo ottico non è completa, la guaina mielinica è una copertura grassa attorno ad ogni nervo, come l’isolante intorno ad un filo elettrico, serve a proteggere il nervo e ad accelerare la trasmissione degli stimoli al cervello e viceversa, alla nascita questo processo non è ancora completato, così come non è ancora sviluppata l’accomodazione ( la messa a fuoco delle immagini lontano – vicino).

Il neonato è biologicamente “programmato “ per cercare gli alti contrasti come bianco/nero, gli occhi, la bocca, i visi e le forme circolari come i capezzoli del seno della mamma.

Questo potrebbe spiegare perché gli ormoni materni fanno in modo che la zona del capezzolo durante la gravidanza si scurisca, probabilmente per attrarre maggiormente lo sguardo del bambino.

 

Anche i muscoli oculari, alla nascita, non sono ancora ben coordinati e l’esplorazione visiva si realizza con una serie di movimenti, il più delle volte, a scatti, dandoci in alcuni casi, l’impressione della presenza di uno strabismo.
Conosciamo l’importanza del contatto visivo per comunicare, nelle prime fasi di sviluppo del bambino è il solo mezzo di comunicazione e di scambio tra mamma e bambino. Il bambino di pochi giorni di vita incontrando gli occhi della mamma ne rimane profondamente attratto, realizzando una fissazione intensa e prolungata, solo in un secondo momento al contatto visivo si aggiungerà quello verbale.

 

Attraverso l’aggancio visivo si realizza, con la partecipazione della mamma, una sorta di danza comunicativa in tre fasi ( inizio della comunicazione, interazione vera e propria, pausa per dare la possibilità di elaborare il messaggio e rispondere).
Il mondo viene conosciuto dal bambino attraverso quello che vede e fa. Tutto quello che viene percepito e fatto viene registrato dal cervello e ne lascia una traccia. Il bambino riconosce gli oggetti perché li paragona a quello che ha visto e toccato precedentemente.

Vorrei, concludendo, lasciare due messaggi che mi sembrano rilevanti: uno sul ruolo fondamentale che rivestono i genitori nel proporre gli stimoli ambientali necessari al completo sviluppo visivo, diventando veri protagonisti dello sviluppo del proprio figlio.

Il secondo, relativo all’importanza dello screening ortottico precoce, perché quando vedono male, i bambini si lamentano raramente del proprio problema e difficilmente sono in grado di comunicarlo.

 

Lo screening ortottico precoce diventa, alla luce di quanto detto, una pratica molto importante nell’evidenziare problemi visivi che se non vengono corretti in tempo, possono portare ad un perdita permanente della visione. Realizzare il benessere visivo del bambino, consentirà di ottenere migliori possibilità di apprendimento e quando sarà adulto realizzerà migliori prestazioni nello studio e nel lavoro.

 

 

Flora Mondelli

 

Presidente regione Sicilia AIOrAO (Associazione Italiana Ortottisti Assistenti in Oftalmologia)

 

 

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