Nulla a che vedere con iperprotezione o soggiogamento; in un rapporto fondato sull’Essere (ciò che si è) e non sull’Avere (ciò che si ha/fa/mostra) si dà vita ad un’evoluzione e ad una crescita dinamica del rapporto (nonché dei componenti del medesimo) momento per momento.

È in sostanza un modus vivendi che fa trionfare la naturale tendenza all’equilibrio dei corpi rispetto a quella contrapposta che vuole addossare alla libertà e all’estrinsecazione ontologica dell’essere, un innato ed inerte orientamento verso l’errore (dogma dal quale discendono continue e rigide regole).

La trattazione di questa dicotomia, come accennato, è meramente schematica.
Le vicende umane e le situazioni quotidiane inducono a propendere per soluzioni di volta in volta variabili.

Il perno del discorso è quindi l’armonica comunicazione necessaria in una società moderna che vuole riscoprire il contatto ma che si scontra con un muro anomalo.

Spesso si assimila l’alto contatto e un buon rapporto di contatto fisico… [SEGUE]

 

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