Maternage: le sue filosofie ✿

Nulla a che vedere con iperprotezione o soggiogamento; in un rapporto fondato sull’Essere (ciò che si è) e non sull’Avere (ciò che si ha/fa/mostra) si dà vita ad un’evoluzione e ad una crescita dinamica del rapporto (nonché dei componenti del medesimo) momento per momento.

È in sostanza un modus vivendi che fa trionfare la naturale tendenza all’equilibrio dei corpi rispetto a quella contrapposta che vuole addossare alla libertà e all’estrinsecazione ontologica dell’essere, un innato ed inerte orientamento verso l’errore (dogma dal quale discendono continue e rigide regole).
La trattazione di questa dicotomia, come accennato, è meramente schematica.
Le vicende umane e le situazioni quotidiane inducono a propendere per soluzioni di volta in volta variabili.

Il perno del discorso è quindi l’armonica comunicazione necessaria in una società moderna che vuole riscoprire il contatto ma che si scontra con un muro anomalo.
Spesso si assimila l’alto contatto e un buon rapporto di contatto fisico al rapporto morboso nato da esigenze votate all’Avere e che sorgono nelle situazioni particolari (non fisiologiche) in cui la madre ricerca e riversa sui figli quello che le manca.

Parlare di contatto, di bonding, di portare, di crescere con rispetto, ha la giusta ambizione di inserirsi in una cornice naturale che rievoca tutte le mamme del mondo (comprese mamma koala, mamma orango, etc.)

Può essere interessante e d’aiuto pensare al mondo animale

 

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