TI RACCONTO IL MIO PARTO… BY Valentina ✿

Nell’ultimo mese di gravidanza, quando mi mettevo a letto con mio marito, leggere le esperienze di altre neo mamme mi aiutava a prendere coscienza e a prepararmi psicologicamente al delicato momento che stavo per attraversare.
Ed è per questo motivo che ho deciso di condividere la mia di esperienza.

La mia è stata una gravidanza fisiologica che non mi ha limitata in nulla (basti pensare che ho praticato spinning fino al settimo mese, ho fatto il mio bell’orticello, ho viaggiato).
Alla 32esima settimana, di ritorno dalle vacanze in Sicilia, ho avuto, quasi improvvisamente, contrazioni forti e regolari ogni 5 minuti.
Su consiglio del mio ginecologo mi sono recata al Pronto Soccorso di Taormina, dove nel giro di 15 minuti mi hanno visitato e fatto un tracciato: dilatazione di 2 cm.
Il ginecologo di turno mi ha spiegato che le contrazioni erano indotte dal movimento della bambina, che probabilmente si era girata in posizione cefalica e che era iper-agitata – il battito cardiaco rilevato durante il tracciato era di circa 160 battiti al minuto: una cavallina! -.
Mi hanno fatto un’iniezione di progesterone e nel giro di un’ora le contrazioni si sono attenuate, così sono tornata in albergo.

Da quel momento in poi ho continuato ad assumere il progesterone fino alla 37esima settimana, ma il timore che potesse nascere da un momento all’altro e con molto anticipo era ricorrente.
Nonostante ciò sono arrivata alla 39esima settimana e ho iniziato a fare i tracciati: la situazione è tranquilla, troppo tranquilla.

Il 25 settembre al quinto tracciato (40 settimane + 6 giorni) il ginecologo di turno, dopo aver visionato il tracciato, mi ha visitata: dilatazione di 3 cm con contrazioni abbastanza significative, anche se io le sentivo appena.
Sono stata ricoverata e il mio ginecologo mi ha comunicato che nel caso non fosse successo nulla entro la mattina seguente avrebbero proceduto con la stimolazione – e così è stato.

La mattina seguente alle 9:00 ho iniziato la stimolazione con la prima applicazione di gel.
Nel giro di pochissimi minuti ho avvertito prima bruciore e poi contrazioni forti e ravvicinate ma sopportabili.
Sono tornata in camera dove mi aspettava mio marito e mi alternavo tra letto, sedia e passeggiate nel corridoio. Ero fiduciosa che tutto si sarebbe svolto nel giro di poche ore.

Alle 15:00 mi hanno visitato nuovamente e la dilatazione era ancora ferma a 3 cm, quindi si è deciso di procedere con la seconda applicazione.
Le contrazioni erano diventate ancora più forti, sono stata trasferita in sala travaglio e mi è stato attaccato il tracciato.
Dopo un po’ di tempo è riuscito a venire a darmi supporto mio marito che non mi ha più lasciata un solo secondo.
Ho trascorso le 6 ore successive in balia di contrazioni fortissime e insopportabili senza pause.
Cercavo di assecondarle facendo dei respiri profondi e tentando di mantenere la calma.
Quando non dovevo stare sdraiata per il tracciato preferivo stare in piedi o passeggiare abbracciata a mio marito.

Alle 21:00 mi hanno vistato e ho scoperto che la dilatazione era aumentata di un solo centimetro.
A quel punto sono caduta nello sconforto perché dopo 10 ore di dolore continuo non era ancora arrivato il momento e chissà quando sarebbe arrivato.
Avevo una paura terribile perché avrebbero dovuto fare una terza applicazione di gel e al solo pensiero dei dolori che avrei dovuto sopportare, ero pronta a rifiutarmi.
Ma per fortuna, vista l’intensità delle contrazioni, hanno deciso di non procedere con l’ulteriore stimolazione.
A questo punto su consiglio della ginecologa di turno mi sono seduta sulla palla e ho iniziato a saltare per agevolare la dilatazione del collo dell’utero.

Alle 22:00 circa è arrivato il mio angelo custode: l’ostetrica, che con la sua estrema professionalità, competenza ed esperienza è riuscita nel giro di un’ora a farmi entrare in travaglio attivo.
Prima ha cercato di regolarizzare le contrazioni, poi ha proceduto con lo scollamento delle membrane.
Quando le contrazioni sono diventate più regolari, tanta era la stanchezza che tra una contrazione e l’altra riuscivo, seppur per qualche secondo, ad addormentarmi mentre mio marito mi massaggiava la schiena.

Intorno a mezzanotte l’ostetrica mi ha visitato e per fortuna la dilatazione era di 8 cm, così ha deciso di rompere il sacco.
Da quel momento in poi quando arrivavano le contrazioni sentivo la necessità di spingere.
Prima ho iniziato in posizione supina sul lettino, mentre mio marito mi teneva la mano e mi aiutava a riportare la concentrazione sulla respirazione, fondamentale nella fase delle spinte.
Su quel lettino ormai era sparito qualunque tipo di pudore, tanto che l’ostetrica ha chiesto a mio marito se se la sentisse di vedere la testa di sua figlia.
Mio marito senza esitare un solo istante si è sporto e ha visto per primo i capelli scuri di nostra figlia.

Ero stanca, mi faceva male la schiena, le gambe mi tremavano in modo incontrollato e non riuscivo più a spingere in quella posizione, allora mio marito mi ha proposto di provare con gli squat come ci avevano consigliato al corso preparto.
Ebbene dopo alcuni squat l’ostetrica mi ha comunicato che era il momento di trasferirsi in sala parto.
A fatica mi sono sdraiata sul lettino, con mio marito alla mia destra che mi teneva la mano e mi accarezzava.
Era tutto pronto, mancano poche spinte e poi finalmente sarebbe nata la nostra bambina.

Era l’1:42 del 27 settembre 2019 quando alla terza spinta ti ho sentita scivolare fuori: una sensazione stranissima che mi ha fatto balzare a sedere sul lettino.
Dopo pochissimi istanti ho udito per la prima volta la tua voce che ha esordito con un dolcissimo pianto: Alice sei nata!!!
La seguivo con lo sguardo e chiedevo: “È tutto a posto? Sta bene? È femmina?”
Improvvisamente i dolori erano spariti e l’unica cosa di cui mi importava era conoscere la creatura che avevo custodito gelosamente nel mio grembo e che avevo appena messo al mondo.
Il papà è rimasto vicino ad Alice mentre le facevano i primi accertamenti.

Dopo pochi minuti e finalmente l’ho stretta tra le mie braccia. Era calda, umida, con i capelli appiccicati, l’espressione imbronciata come a voler dire: “Perché mi avete tirata fuori?”
Profumava di buono, profumava di amore. Il miracolo della vita si era compiuto.
Ero incredula. Per qualche istante si è attaccata al mio seno e ci hanno scattato una foto. Io ero stravolta ma felice.
Eravamo tutti e tre vicini e ho pensato: “In questo istante la vita è tutta qui.”

Valentina

 

 

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