Codice di Commercializzazione dei Sostituti Latte Materno ✿

biberon

Quando iniziò la diffusione dei sostituti del latte materno attorno al 1940, alcuni medici che operavano in aree in via di sviluppo iniziarono a segnalare l’esistenza di un rapporto fra alimentazione artificiale e mortalità, malnutrizione e malattie infantili.

 

Con il passare degli anni molti professionisti sanitari iniziarono a valutare l’impatto della pubblicità, della distribuzione di campioni di tecniche di promozione sulla durata e la frequenza dell’allattamento al seno.

Nel 1979, OMS e UNICEF realizzarono un incontro internazionale sull’alimentazione infantile, tra organizzazioni, governi e industrie produttrici di cibi per l’infanzia.

Da questa esperienza nel 1981 iniziò l’elaborazione del Codice Internazionale di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, approvato da tutti i Paesi aderenti all’OMS tranne gli USA, che hanno ratificato il Codice solo nel 1995.

 

 

Qual è lo scopo del codice?

Lo scopo che si sono poste l’OMS e l’UNICEF è quello di tutelare l’allattamento al seno mediante l’impegno da parte dei governi a provvedere alla diffusione di informazioni corrette, l’adozione da parte di produttori e distributori di appropriate tecniche di marketing per i sostituti del latte materno e altri alimenti infantili, i biberon e le tettarelle.

Il Codice è stato adottato come requisito minimo per proteggere la salute di mamma e neonato e dunque ci si augura che venga applicato al 100%.

 

Come si applica?

Dal punto di vista giuridico si tratta di un codice di comportamento, e pertanto è meno vincolante di un trattato o di una convenzione.

Il Codice contiene 11 articoli per un totale di 39 commi.

L’ultimo articolo del Codice impegna i governi ad assumersi la responsabilità della sua applicazione. Fino al 1997, 130 Paesi, tra cui l’Italia con il D.M. 500/94, avevano promulgato una legge nazionale ispirata al Codice. Sebbene tutti gli stati membri dell’OMS si siano impegnati a vigilare sull’applicazione, a tutt’oggi solo 27 paesi hanno leggi che rispecchiano il Codice nella sua interezza; molti altri, tra cui tutti i paesi dell’UE, hanno recepito solo alcune raccomandazioni; e il 35% dei paesi, tra cui gli USA, non hanno ancora fatto nulla.

 

Il Codice dovrebbe essere rispettato in tutto il mondo da parte dei produttori, dato che essi hanno partecipato alla sua stesura, accettandolo come standard minimo universale.

Secondo il Codice, in parte recepito dalla nostra legislazione, spetta ai governi fornire informazioni adeguate in merito all’allattamento e verificare che quelle diffuse dai servizi sanitari e sociali siano corrette.

Il Codice si applica a tutti i latti artificiali sia in polvere sia liquidi, sia le formule speciali che i cosiddetti “latti di proseguimento”, a tutti gli altri prodotti che possano in tutto o in parte sostituirsi al latte materno quando presentati come adatti a bambini di età inferiore a 6 mesi, ai biberon e le tettarelle.

 

Il Codice non vieta l’uso né la vendita di tali prodotti, ma PROIBISCE ogni tipo di pubblicità e promozione al pubblico tramite il rilascio di campioni gratuiti e contatti tra aziende produttrici e gestanti.

Inoltre il Codice vieta che i professionisti ricevano regali da parte dei produttori. Sono inoltre proibite le idealizzazioni tramite parole e immagini sulle confezioni e le asserzioni nutrizionali.

Per questi prodotti, il Codice RICHIEDE che le etichette siano scritte nelle lingue del Paese di distribuzione e riportino messaggi sulla superiorità dell’allattamento al seno e sui rischi dell’uso di surrogati. Tali messaggi devono comparire sul materiale educativo sull’alimentazione infantile.

 

Il Codice prevede che l’informazione per i professionisti sia basata su fatti concreti e scientifici e che sulle confezioni dei latti in polvere vengano riportate le norme per una corretta preparazione (secondo le direttive dell’OMS) ai fini di minimizzare il rischio infettivo.

Alcune delle norme del Codice riguardano l’alimentazione artificiale al fine di garantirne la maggiore sicurezza possibile.

 

Le violazioni del Codice

E’ stato presentato Il Codice Violato, curato dall’associazione IBFAN Italia, e ormai giunto alla V° edizione.

Il rapporto raccoglie le violazioni al Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno rilevate in Italia e fa il punto sugli attuali trend mondiali in merito all’allattamento.

Il rapporto prende in considerazione una pratica vietata ma molto diffusa nel nostro Paese: la prescrizione di latte artificiale alla dimissione dai reparti di maternità. In una sezione dedicata del rapporto, si analizzano le informazioni veicolate dalle ditte produttrici in merito alla preparazione dei latti in formula.

 

IBFAN non tralascia neanche il tema del latte di crescita, un prodotto che è da tutti decretato inutile e nocivo per la corretta alimentazione del bambino ma che continua ad essere promosso.

L’importanza di questo rapporto è messa ancora più in evidenza se si pensa che nel 2008 in Italia solo il 2% dei bambini di 6 mesi è allattato al seno in modo esclusivo (erano il 33% in Svezia nel 2000). Questi numeri riflettono una cultura della medicalizzazione che ha le sue radici negli anni ‘80 e veicolata dalla pubblicità, che mina la fiducia delle donne nelle loro capacità materne.

 

 

Approfondimenti

 

 

 

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3 Risposte a “Codice di Commercializzazione dei Sostituti Latte Materno ✿”

  1. Buongiorno, ho partorito nel 2012 a Cittiglio (Va) e nel 2014 a Varese ed in entrambi i casi ho ricevuto una busta con depliant informativi per la cura del bimbo, dalle vitamine al latte artificiale…lo ricordo perché ho notato che a distanza di due anni la marca del latte cambiava!

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