Quando l’HLA di un individuo X entra in contatto con cellule del sistema immunitario di un soggetto estraneo Y (come ad esempio quelle di un rene trapiantato dal paziente Y al paziente X), le riconosce come estranee, lancia un allarme e genera la risposta immunitaria che innesca il rigetto.

Un trapianto ha ottime probabilità di avere successo quando “autologo”, ovvero quando il tessuto impiantato su un soggetto X appartiene al soggetto X stesso; ovviamente, le possibilità di successo diminuiscono se questo viene effettuato fra un individuo X e uno Y in quanto è necessario che vi sia una compatibilità HLA tra i due assoluta.

E che ruolo avrebbe in questo processo il latte materno?! Esistono osservazioni sperimentali a supporto dell’ipotesi che l’allattamento al seno consenta ai neonati di essere “esposti” (un po’ come quando ci si vaccina) a cellule allogeniche materne, “differenti” dalle proprie, inducendo nel loro organismo una sorta di “tolleranza” senza scadenza temporale.

Queste informazioni verrebbero quindi memorizzate dal sistema immune e sfruttate in caso di trapianto di tessuto/organo il cui donatore è la madre o un fratello: essere allattato in età neonatale consentirebbe all’individuo X (ricevente del tessuto) di sviluppare una ipo-responsività agli antigeni HLA del soggetto Y poiché non del tutto estranei al suo sistema immunitario, e questo limita l’attivazione dell’allarme che conduce al fenomeno del rigetto.

Insomma, è un po’ come quando decidiamo di aprire il cancellone di casa anziché chiamare aiuto, solo perché riconosciamo la persona che ha suonato il citofono e tolleriamo la sua presenza!

 

Sitografia:
1. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6379295
2. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6369661
3. http://www.bloodjournal.org/content/99/5/1572.full-text.pdf+html
4. http://it.wikipedia.org/wiki/Rigetto_di_trapianto

 

 

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