Il legame tra allattamento e memoria immunitaria

A newborn baby breastfeeding

 

Il latte materno è un alimento vivo, dotato di tutto ciò di cui un neonato necessita per sopravvivere: proteine, grassi, acqua, zuccheri, vitamine, ferro, minerali, enzimi, cellule staminali e fattori immunitari.

 

Per una mamma, allattare il proprio bambino non significa semplicemente nutrirlo ma anche prendersi cura di lui, facendo sì che si alimenti attraverso una sostanza “naturalmente equilibrata” e possa godere degli effetti positivi che questa è in grado di produrre sul suo organismo.
Nonostante siano ormai noti e consolidati i numerosi benefici a breve termine che l’allattamento al seno apporta, sono forse meno conosciuti gli effetti che questo è in grado di indurre nel lungo periodo, ovvero quelli che offre a tutti coloro che, da neonati, sono stati allattati al seno.
Tra questi, uno dei principali “doni” del latte di mamma è dedicato al sistema immunitario.

 

Nei primi mesi di vita, quando i piccoli sono esposti all’azione di organismi estranei senza disporre di una valida risposta immunitaria, il latte (per via della sua composizione ricca di fattori antivirali ed antibatterici) gioca un ruolo fondamentale nell’indurre un’immunizzazione passiva, contrastando l’insorgenza di malattie.

 

Nello specifico, nel latte materno sono presenti un grande numero di linfociti, le cellule del gruppo dei globuli bianchi che “gestiscono” la risposta immunitaria dell’organismo discriminando e riconoscendo in modo specifico ogni molecola che si manifesta come “estranea” al nostro corpo (antigene); gli effetti del passaggio di queste sostante dalla mamma al neonato perdurano nel tempo, cosicché il piccolo, una volta cresciuto, possa continuare a beneficiarne.

 

I linfociti del latte materno vengono assorbiti completamente dall’organismo del neonato, il quale li sfrutta come strumento di trasmissione di informazioni immunitarie.
Nel corso degli anni, i ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che il processo di allattamento sia una variabile in grado di influenzare l’esito di un trapianto di organo!

 

Pare infatti che la capacità del neonato di accettare delle molecole “estranee” al proprio organismo (contenute nel latte materno) sia alla base del meccanismo che consente ad un adulto, in occasione di un trapianto, di sviluppare una maggiore tolleranza verso organi/tessuti donati lui dalla propria madre; e non solo dalla mamma, ma anche da un fratello qualora egli abbia vissuto come lui l’esperienza dell’allattamento!
La maggiore tolleranza si manifesterebbe sia in termini di minore rischio di rigetto dell’organo nel corso del primo anno dopo il trapianto (i pazienti allattati hanno richiesto minori dosi di farmaci immunosoppressori) sia in termini di migliore funzionamento di quest’ultimo.

 

Ma come è possibile? Per comprendere meglio il fenomeno, parliamo brevemente dei fattori che innescano il
“rigetto” di un organo.

 

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3 Risposte a “Il legame tra allattamento e memoria immunitaria”

  1. L’allattamento al seno è importante, ma non deve diventare un’ossessione o una malattia. ….se c’è il latte ottimo ma se non c’è grazie al cielo i bambini ad oggi hanno alternative valide e crescono sani e forti comunque. …

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    • Redazione Mammole

      Gentile Monia,
      la ringraziamo per il suo contributo,

      L’articolo intende mettere in luce alcuni fra i tanti benefici legati all’allattamento basandosi su evidenze scientifiche.

      Ciascuna donna può scegliere in modo realmente libero se allattare o meno solo se correttamente informata.

      Se “il latte c’è” ovvero se l’allattamento non presenta difficoltà per la madre è certamente una gran cosa.
      Se invece vi sono difficoltà o elementi di frustrazione, crediamo di fondamentale importanza che la mamma trovi il giusto supporto (umano e professionale) per poterli superare al meglio.

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  2. Tiziana Morsanuto

    Non sapevo che l’allattamento al seno fosse così importante! Grazie a Lucia per aver divulgato con competenza concetti fondamentali in modo così chiaro!

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