TI RACCONTO IL MIO PARTO… BY PUPPY ✿

Questa è la storia di un parto inatteso, di un parto fatto di paure, di rischi e di lacrime.

La nostra storia ha dell’incredibile, sembra uscita da una serie tv. Eppure, vi posso garantire che è tutto vero.

 

É il 12 Febbraio 2020, un mercoledì qualunque di un Febbraio freddo con timidi raggi di sole. Io inizio ad avere un bel pancino tondo, ma ancora nessuno se ne è accorto, vuoi per i vestiti abbondanti, vuoi perché non mi sono mai fermata (pensare che il venerdì precedente avevo fatto agility coi miei cani… sì, col senno di poi, anche io mi sono data dell’incosciente), vuoi perché non l’avevo detto a nessuno.

Quel giorno mi reco a lavoro come sempre, come se nulla fosse, io abituata a spremere le mie energie fino all’ultimo. Lavoro nell’attività di famiglia, un’armeria per la precisione, con mio papà e un dipendente. Quel mercoledì, in pausa pranzo rimango da sola in negozio (aperto con orario continuato): l’appettito è assente, avevo solo voglia di rilassarmi un po’. Così, decido di dedicarmi una mezz’ora scorrendo vestiti in saldo e scambiandomi messaggi con mia mamma, fino a quando avverto delle perdite.

 

Vado subito in bagno e trovo del sangue rosso vivo nelle mutande. Inizio ad allarmarmi, ma decido di stare tranquilla e capire l’evolversi della situazione.

Così, mi rimetto a sedere, cerco di tranquillizzarmi e riprendo le mie ricerche da dove erano state interrotte. Nemmeno il tempo di pensarlo, che ho avvertito come una perdita di acque: ma, il problema era che quel flusso abnorme che sentivo scorrere tra le gambe non era liquido da parto. Non saprei dirvi quanto sangue abbia perso, ma ho ancora davanti ai miei occhi la scena di un grumo, grosso quanto un salame, uscito durante quelle contrazioni ematiche.

Il panico mi assale, l’idea di un aborto mi spaventa.

Voi penserete: perché parla di aborto se tutti i segnali delineano un parto?

 

Prima di continuare, è doveroso raccontare la mia gravidanza. In ospedale è stata definita come “misconosciuta”, ma io la definirei più come “non pensavo di essere già all’ottavo mese”. Tutti rabbrividiscono e spalancato gli occhi con questa mia affermazione; sai, certe cose le vedi solo in TV. Eppure, questa è la mia storia ed è reale.

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Dal mese di Luglio 2019 (mese del concepimento) ho avuto un ciclo insolito, caratterizzato da poco flusso , che, però, ha mantenuto la sua regolarità nel tempo. Era un periodo stressante per me, a livello emotivo e a livello lavorativo: infatti, nel mese di Agosto il mio compagno (l’ignaro papà) era andato in crisi, non sapeva più se stare insieme a me o se cambiare vita e andare a vivere in Toscana. Sul lavoro avevo grossi problemi da gestire.

 

Potrete ben capire che il mio stato psico-fisico era ai minimi storici: piangevo per l’intera giornata, mangiavo poco niente e dentro avevo un grosso macigno sullo stomaco.

Mai avrei immaginato che dentro di me, invece, c’era molto di più; qualcuno che, nonostante tutto, si era attaccato alla vita e ha fatto di tutto per viverla.

Fino alla fine di Dicembre, questo “ciclo irregolare” era presente e puntuale.

 

Una volta scomparso, la pancia inizia a mostrarsi nella sua forma più bella, ma, ai miei occhi, era solo un problema, era qualcosa di inaspettato che non sapevo come gestire. Le mie giornate erano costellate di paure, di incertezze, di “e adesso come faccio? Devo finire i miei studi interrotti per seguire l’attività di famiglia, i miei cani fanno attività quattro volte a settimana, ho appena avuto un nipote che voglio godermi, il mio compagno mi ha sempre detto che non vuole figli, con il lavoro come potrò organizzarmi…”. E tutto questo tormento ha fatto sì che tardassi nel prendere appuntamento per una visita, un controllo, un capire a che punto eravamo e se il bambino stava bene.

Ero paralizzata.

 

Finché, una notte faccio un sogno inaspettato, che ha riempito il mio cuore.

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Ho sognato la mia amata nonna Eleonora, defunta ormai da sette anni, che mi diceva “Puppy (così mi chiamavano in famiglia, da leggere proprio come si scrive), stai tranquilla. Sarà una bambina e sarà in salute”. Da quel sogno, mi faccio forza, prendo coraggio e fisso una visita per il venerdì 14 Febbraio.

Diciamo che quella visita non l’ho mai fatta, la mia bimba voleva nascere prima.

 

Quel 12 Febbraio, quel giorno in cui io credevo ci fosse in atto un aborto, si sarebbe celebrata da lì a poco la vita.

Nel panico di tutto quel sangue che sgorgava, il mio compagno stava arrivando a prendermi per portarmi in ospedale.

Entrati in pronto soccorso, vengo portata nel pronto soccorso ginecologico, dove mi fanno un primo accertamento, per poi portarmi ad un vero e proprio controllo, scoprendo che, presubilmente, ero alla 36esima settimana e che tutto quel sangue era dovuto ad un distacco di placenta.

 

Ho fatto solo in tempo a realizzare che il bimbo dentro di me aveva ancora vita, che mi sono trovata nuda con un camice addosso, su una barella trasportata dagli infermieri che correvano: cesareo d’urgenza in codice rosso. Le uniche parole dette al mio compagno sono state “chiama mia mamma”.

Dopo 5 minuti i medici estraggono quella che dicono essere la mia bimba, nata senza aver pensato nemmeno ad un nome da darle. Ma il nome, in cuor mio, era già destinato: Eleonora.

 

Io ho potuto vedere la mia bimba solo il giorno dopo; la sofferenza data dal distacco di placenta e la sua prematurità hanno fatto sì che avesse bisogno di cure e di un’attenzione in più rispetto ad un bimbo che nasce a termine e in salute. Così è stata portata subito nel reparto di patologia neo-natale in terapia intensiva, dove è rimasta fino al 21 Febbraio.

Il primo a vederla è stato il mio compagno (il papà), seguito da mia mamma (la nonna), che, non immaginando minimamente fossi incinta, all’urlo di “questa è sua nipote” si è accasciata sulla culla in lacrime.

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E’ inutile che vi racconti lo stupore, l’incredulità e lo sbigottimento delle persone accanto a me che non si aspettavano minimamente una cosa del genere.

Ma sono stata fortunata, perché tutti scoppiavano di gioia, nessuno mi ha recriminato nulla, anzi: mia cognata si è attivata immediatamente per trovarmi tutto il necessario per l’arrivo di un bebé (come potrete immaginare, niente era pronto all’avvento).

 

Questa è una storia che si è conclusa con un lieto fine: Eleonora ha 5 mesi e pesa 6,685 Kg (un gran recupero!). Ma credo di avere più di un angelo custode che veglia su di me. Quel parto, pur traumatico che sia stato, poteva concludersi nella peggiore delle ipotesi, con una bimba morta e una mamma che ha rischiato grosso.

State attente a qualsiasi seegnale il vostro corpo vi mandi, non trascuratevi, non lasciate che tutto ciò che vi circonda vi annulli. La vita ha sempre in serbo per noi grandi progetti, grandi gioie. La vita deve essere osannata ogni giorno. Io, che ho rischiato di non avere il dono più grande che la vita possa farti, ho capito che nulla è scontato e che tutto merita di essere vissuto.

 

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