Storie di latte: Mamma Stefania ✿

allattamento

 

Dico sempre che il mio allattamento non è stato difficile a livello tecnico, mi è però pesato molto a livello emotivo, almeno all’inizio.
Durante la gravidanza non ne volevo sentir parlare, non perché non volessi allattare, solo non ne volevo sentir parlare in quanto mi pesava come un macigno sentirmi “costretta” e al servizio di un esserino tanto piccolo; io che per 36 anni non avevo avuto nessuno che dipendesse da me, letteralmente!

 

Perché diciamocelo, un bambino ti cambia la vita (non è solo una frase fatta in bene) il neonato comanda, il neonato modifica quello che pensavi fino a qualche mese prima.
Ho sempre pensato che avrei allattato per 6/8 mesi perché quel senso di “legatura” che mi dava la parola ALLATTAMENTO mi faceva venire l’orticaria. E anche perché pensavo che fosse sufficiente, mentre ora conosco il latte e i suoi benefici.

Ripensando alla mia gravidanza, non sono stata la classica donna incinta tutta cuori e felicità: per carattere e perché a volte mi sono sentita imprigionata; sebbene la gravidanza fosse voluta, è arrivata quando ormai avevo deciso di dedicarmi ad altro.

 

Credo di aver cominciato ad accettare l’idea di essere mamma dopo l’anno di mia figlia; mi sentivo ancora molto zia.
A volte ho avuto paura di essere identificata “solo” come mamma e moglie, invece che come donna con dei progetti lavorativi.

Se ripenso al mio parto (un cesareo d’urgenza) e ai giorni successivi mi vedo quasi assente.

In ospedale me l’hanno messa in braccio e io non l’ho attaccata subito al seno…. “perché?”, me lo chiedo continuamente. L’ospedale praticava il rooming in parziale e non la attaccavo spesso, “perché”?

 

A casa non riuscivo a capire se avevo il latte. La mia ansia si sommava a quella di mia madre e alla mia voglia di “indipendenza” da quell’esserino.

Compriamo bilancia e latte (così per eventuali necessità), mio marito mi fa riflettere sul fatto dei pannolini sporchi (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo).

Secondo giorno dalle dimissioni grosso spavento, mio marito cade con la bambina in braccio (lei non si fa nulla perché protetta dal papà, lui a momenti si rompe la testa)… una persona (infermiera, tra l’altro) mi dice di tirarmi il primo latte dopo l’accaduto e buttarlo!

Ovviamente non l’ho fatto, anche perché non avevo avuto ancora la montata, dunque era impossibile. Continuo a provare e … finalmente mi pare di sentir deglutire.

Mi sono tranquillizzata definitivamente quando alla prima visita dal pediatra (uno privato) la bambina era cresciuta un bel po’ (peso alla nascita Kg 2850, peso alla dimissioni Kg 2740, peso dopo la visita pediatrica dopo 10 giorni dal parto più di 3 kg).

 

Credo che questo mi abbia fatto tranquillizzare molto e infatti il latte ha cominciato a scendere a fiumi.

Nonostante tutto il tempo perso, forse sono stata fortunata… forse!

Quando è andata via anche mia madre (abita a 350km) sono riuscita pian piano a trovare una mia dimensione, anzi una nostra dimensione. Il senso di “schiavitù” si è molto attenuato anche se non sparito del tutto; io e lei abbiamo passato pomeriggi a dormire sulla poltrona… lei spalmata addosso a me!

 

Siamo a 14 mesi di allattamento, per ora il mio obiettivo sono i 18 e dopo vedremo.
Ho allattato quasi ovunque, il mio limite è la mia riservatezza.
Quel che è certo è che è una gran fatica essere mamma e ho perdonato mia madre per non avermi accettata subito!

 

 

Ringraziamo Stefania anche per aver partecipato alla formazione di  Mammole in Peer Supporter dell’Allattamento

La storia appartiene alla raccolta di racconti di allattamento della comunità nazionale di Mammole, ogni riferimento a operatori o strutture assistenziali è puramente  casuale.

 

 

 

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