Storie di Latte: Mamma Irene ✿

 

allattamento

Mi chiamo Irene ed ho avuto la fortuna di diventare mamma per ben tre volte.

 

Ora ho 44 anni e la prima figlia è nata ben 18 anni fa, quando dovevo compire 26 anni. All’epoca feci un corso preparto, dove mi illustrarono in breve le nozioni base riguardanti l’allattamento ed ebbi modo di documentarmi sui libri che avevo a disposizione.

All’epoca non avevo ancora un PC con connessione internet e quindi le risorse erano limitate.

La bimba nacque a termine, all’Ospedale Infantile Burlo di Trieste, con un peso di ben 4.430 kg.

 

 

La attaccai subito al seno, senza grossi problemi, incentivata anche dalle ostetriche del nido. Ricordo che, all’epoca, di notte i neonati venivano tenuti al nido, in modo da consentire alla mamma di riprendersi dalle fatiche del parto e veniva a loro somministrato del glucosio/latte artificiale.

Non opposi resistenza e il mattino dopo la nascita continuai ad attaccarla.

Purtroppo però, complice anche il fatto che la bimba nacque molto grande, ebbe un significativo calo fisiologico, sull’ordine dell’11%, il che innescò la doppia pesata e la conseguente somministrazione dell’aggiunta di latte artificiale.

Giovane, inesperta, impaurita seguii le indicazioni del neonatologo e fui dimessa in 4. giornata con l’indicazione di somministrare alla bimba il latte materno seguito da una dose di ca. 60 ml di latte artificiale ad ogni poppata.

 

Una volta a casa, non ebbi alcun supporto.

Continuai a offrire alla bimba sempre il seno e, dopo la poppata, il latte artificiale. Ho passato mesi a preparare il latte nel biberon, proporlo alla bimba, dopo la poppata seno… quanto ne ho buttato… la bimba spesso lo rifiutava, a volte lo prendeva, altre proprio no, insomma, una gran confusione. Comunque il seno è stato sempre il suo alimento base, allattamento che continuò fin dopo lo svezzamento, anche come momento di intimità e coccole.

 

Ho continuato ad allattare la prima figlia fino ai suoi tre anni e mezzo, nonostante avessi tutti contro.

Ricordo che al mare, ad esempio, nascondevo la bimba sotto l’asciugamano per farlo, mi sentivo un pesce fuor d’acqua e le critiche fioccavano da tutte le parti.

Ma quello era un momento tutto nostro, dopo una giornata di separazione forzata dovuta al lavoro; momento tutto nostro, al quale non ho voluto rinunciare, per il benessere di entrambe. Poi, verso i tre anni e mezzo, spiegai alla bimba che era oramai grande e che lei succhiando mi faceva male e lei capì…

 

Ricordo che, quando avrebbe voluto attaccarsi, mi diceva ‘Nana (lei si chiama Arianna) no nene (in nostro nomignolo per definire la tetta), mamma bube…”.

Col senno di poi, non l’avrei forzata a staccarsi…
avrei lasciato fare a lei…

 

segue

 

 

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