Mi lavano, fanno le cose che si fanno in questi casi, io non ho occhi che per Michelangelo. Sono la felicità fatta persona.
Michele lo guarda, lo tocca, fa foto e riprese. Poi l’ostetrica prende il bimbo per lavarlo e vestirlo.

Quando me lo ridà, mi chiede se voglio attaccarlo al seno.
Sì, desidero questo momento da quando è nata Angelica e me lo hanno impedito.
Michelangelo sa già bene come deve fare, io proprio no, ma l’ostetrica mi spiega.

A un certo punto Michele esce per recuperare i miei: sono quasi le 6 del mattino e non pare diano loro il permesso di entrare. Sono sola con l’ostetrica e le dico: “Grazie, sei stata bravissima”.
Lo penso sul serio.

Lei risponde che cerca sempre di lasciare un buon ricordo del suo lavoro e mi ringrazia, e io ripeto che le sono grata per come si è svolto il parto e per come mi ha aiutato.

Torna Michele, poi entrano anche mia mamma e mio papà.
Siamo tutti emozionati. Papà sta distante perché ha il raffreddore, mamma prende Michelangelo tra le braccia.

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