Lei mette a terra delle traversine imbottite, di quelle usa e getta. Ne mette una anche su questo sgabello, che è a forma di C.
Fa sedere Michele dietro le mie spalle, le sue braccia mi sorreggono. Ora il dolore è forte, ma non distinguo le contrazioni. Chiedo all’ostetrica di aiutarmi, e dirmi lei quando devo spingere.
Così fà.
Dopo la seconda spinta mi sembra di impazzire dal male, lei (me lo aveva già proposto e non volevo farlo) mi convince a toccare, e sento con le dita la testa di mio figlio.
Manca pochissimo!
Arriva la contrazione, “spingi!”, spingo con tutta me stessa, e Michelangelo nasce. Sento uscire la testa, poi le spalle e le gambe, l’ho sentito passare!
L’ostetrica lo sostiene perché si appoggi sulla traversina a terra, e non ci cada sopra.
Lo intravedo, sto piangendo: vedo il suo fianco destro, il braccio, collo e guancia. Sono le 3.31 di mercoledì 9 ottobre. Michelangelo pesa 4,125 kg ed è lungo 54 cm.
A questo punto i ricordi sono un po’ confusi.
L’ostetrica mi da il bimbo in braccio, pelle a pelle, ma quand’è stato che la mia camicia da notte è scomparsa dietro le mie spalle?
Mio figlio alza le manine e mi tocca il viso, come un cieco che cerca di capire cosa ha sotto le dita, delicatamente, ripetutamente. Li riconosco subito: sono gli stessi movimenti che faceva nella pancia: delicati.
Con Michelangelo sul mio petto, e il cordone che pende, mi sposto per salire sul letto: Anna e una infermiera stanno gestendo il secondamento (poi mi farà vedere la placenta). Mi da 3 punti esterni e uno interno (non mi sono lacerata, ma in parte il taglio dell’episiotomia di Angelica ha ceduto).
Mi lavano… SEGUE


