E così papà e sorella maggiore mi raggiungono.
Spiego alla mia bimba che tra poco Michelangelo nascerà, e che ci rivedremo non appena sarà nato: tra poco la nonna la verrà a prendere e domattina finalmente mi verrà a trovare proprio lì in ospedale, e ci sarà anche il suo fratellino!
Angelica, seria seria (forse preoccupata per me?), fa cenno di aver capito. La saluto con un bacio e lei va col papà incontro alla nonna.

L’ostetrica mi dice “sala travaglio 3”, chiedo se è la sala Rosa, quella dove è nata Angelica. Sì, è quella. Mi fa piacere “tornare in camera mia”.
Quando siamo lì, l’ostetrica si presenta: si chiama xxxx e di mestiere fa “il portiere”.

Rido.
Non c’è feeling ma mi sembra una che sa il fatto suo, sveglia e decisa. Le concedo tra me il beneficio del dubbio.
L’ostetrica mi mette il monitoraggio e mi fa sdraiare.

Predispone un rialzo di fianco a me, dove mi fa appoggiare la gamba destra, facendomi mettere sul fianco. In effetti mi rendo conto che il fastidio del travaglio aumenta.
Sono sola, entra Michele: la nonna si è presa carico di Angelica e stanno andando a casa per la notte. Bene.

Non resisto in quella posizione, mi sposto.
Sto peggio di come stavo nell’altro travaglio, penso “ma chi me l’ha fatto fare”. Appena Anna torna le chiedo se è solo una mia sensazione, magari non ricordo il male di allora.

Lei mi risponde che il secondo travaglio in genere è più breve… SEGUE

 

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