Ti racconto il mio parto… by Deede

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Sono circa le tre di notte di venerdì 17 maggio e sto dormendo, quando mi sveglio col mal di stomaco. Mi spavento, ma aspetto: non voglio dare falsi allarmi.
I dolori continuano e sono forti, ma non dico niente a mio marito, mi alzo, mi faccio una tazza di latte, mi rilasso e aspetto che si facciano le 9 per andare in ospedale a fare il tracciato.
Le contrazioni ci sono, ma l’analisi non è adatta al travaglio. Torno a casa con tutti i miei dolori.

 

Sabato i dolori sono ancora più forti, vado al pronto soccorso, tracciato, visita, ecografia… rimandata a casa.
“Signora, sua figlia non ha fretta di nascere… Forse lunedì…”

 

Comincio a dare segni di squilibrio, i dolori sono forti, ma senza dilatazione nessuno vuole ricoverarmi. “Torni solo se si rompono le membrane”.

 

Domenica mattina, il ricovero era fissato per la mattina, ma il mio ginecologo non era ancora arrivato. Prima visita alle 8 circa. “Mah, il collo dell’utero comincia ad appianarsi, ma ancora non è il momento… Torni domani per il ricovero”.
Ed ecco che perdo la calma! 3 giorni che mi fanno fare il via vai e mi rimandano a casa. Mi arrabbio, la dottoressa chiama il mio ginecologo e lui acconsente al ricovero.

 

Sono le 10.30 del mattino, io sono in camicia da notte in camera e non c’è un medico disponibile. Tra una contrazione e l’altra vado a cercare il mio ginecologo, mi prende una rabbia assurda e comincio a piangere. 10 minuti dopo si apre la porta e il mio ginecologo è li, mi prende per mano, mi rassicura. Io lo investo di parole, mi arrabbio, gli dico che sono stanca, anzi stremata. Lui con calma mi dice “non ti preoccupare, entro stasera sarai mamma”.

 

SEGUE

 

 

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