Perché la rabbia non passa?

Quando ci si arrabbia per qualcosa con qualcuno spesso è perché una aspettativa viene delusa e non si sa come rimpiazzarla. L’amico o il patner, il figlio adolescente o il collega di lavoro assumono un comportamento imprevisto, inaspettato, concedendo a loro stessi la “strana libertà” di fare delle loro vite quello che vogliono.
Si è usato un tono volutamente ironico per entrare nei panni della persona arrabbiata, sottolineandone il punto di vista fortemente egocentrico.

 

Quando è che la rabbia rimane?
La rabbia rimane quando è il punto di vista a non cambiare: si continua ad immaginare il “colpevole” compiere la scellerata azione o pronunciare le infami parole senza riuscire a pensare ad altro.
Si dimenticano o si fa fatica a riconoscere nella stessa persona le qualità tanto stimate e a metterle insieme a tanta malvagità, non si riesce proprio a pensare alla persona “ideale” come a qualcuno capace anche di sbagliare.
L’errore non è ammesso in quanto l’incoerenza tra quello che secondo il punto di vista dell’osservatore rappresenta il bene e il male non è concepibile in nessuno, tantomeno nelle persone care. È come se nel momento in cui si è iniziato un rapporto di amicizia, di amore, di filiazione, si sia anche tracciato un profilo di personalità dell’amico, del patner o del figlio che si pretende debba rimanere sempre lo stesso.

 

Perché c’è l’esigenza che gli altri si comportino sempre alla stessa maniera?
Essenzialmente per comodità, chi si comporta sempre allo stesso modo è più facile da gestire, viceversa chi cambia spesso richiede un dispendio energetico maggiore e una certa messa in discussione anche del proprio punto di vista.
La difficoltà quindi, in chi si arrabbia e non riesce a cambiare stato d’animo, consiste nella difficoltà a cambiare il proprio punto di vista in maniera flessibile.

 

Come è possibile uscire dal tunnel della rabbia?
Uno dei modi è proprio quello di iniziare a vedere l’altro come un individuo che è in cambiamento costante, cambiando ogni giorno, ora, minuto e secondo pensando di relazionarsi nei suoi confronti senza aspettative particolari vivendo il rapporto nel presente, intensamente, come se ogni minuto, ora, giorno passato insieme fosse l’ultimo.

 

 

Claudia Apperti

Psicologa e psicoterapeuta

 

 

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Una risposta a “Perché la rabbia non passa?”

  1. Merilina

    Mi permetto di dissentire dall’articolo. Accettare continuamente che gli altri facciano ciò che gli passa per la mente in quel momento significa svilire e sminuire noi stessi. Concordo con la necessità di smaltire rabbia (io personalmente ne ho parecchia incamerata a causa di persone che ogni giorno fanno come le pare) ma non credo che farci calpestare da chi non sa cos’è il rispetto sia giusto verso noi stessi.

    Rispondi

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