L’importanza della musica nel periodo prenatale

telegraph.co.ukI ricercatori osservano da tempo che le capacità di apprendimento fetali, valutandone le influenze nella vita postnatale. Un recente studio ha analizzato l’importanza dell’ascolto della musica nel periodo prenatale.
Contrariamente a quanto si pensasse in passato, la mente del nascituro contiene già numerose informazioni sul mondo circostante.

 
Si è osservato in precedenti studi come fin dal momento della nascita il piccolo sia in grado di riconoscere la lingua parlata dalla madre, la sua voce ed altri suoni ambientali familiari.
Questa capacità deriva dalla percezione di suoni esterni che avviene durante la gravidanza, dall’interno dell’utero.

 

A partire dalle 27 settimane di gestazione infatti lo sviluppo del sistema nervoso inizia a permettere al nascituro la percezione e l’elaborazione dei suoni. I ricercatori hanno cercato di comprendere meglio questa precoce capacità.

 

L’equipe capitanata dal dottor Eino Partanen, dell’istituto di Scienze Comportamentali dell’Università di Helsinki, ha preso in esame l’attività cerebrale di un gruppo di neonati attraverso la misurazione dei potenziali elettrici correlati ad eventi (event-related potentials o ERPs), l’attività elettrica nervosa dei piccoli.

 

Lo studio è stato effettuato sui dati raccolti da dieci neonati finlandesi seguiti dalla ventinovesima settimana di gestazione alla nascita e successivamente per quattro mesi.
Ai bambini è stato fatto ascoltare in gravidanza un cd musicale appositamente creato, contenete melodie e parti parlate. Il cd doveva essere ascoltato dalle madri a volume elevato almeno 5 volte alla settimana e doveva essere distrutto subito dopo il parto in modo che il bambino non potesse riascoltarlo accidentalmente.

 

Tra le melodie era presente una traccia da 54 secondi del brano Twinkle Twinkle Little Star. Una versione modificata di questo brano è stata poi utilizzata per i test di controllo successivi.
I neonati sono stati sottoposti a piccole sedute di ascolto durante le quali personale infermieristico specializzato ha rilevato, attraverso l’utilizzo di elettrodi adesivi, l’attività cerebrale.

 

I risultati hanno dimostrato una maggiore attività nervosa dei bambini durante le sedute di ascolto. Questi si sono anche dimostrati in grado di riconoscere le variazioni melodiche del brano modificato, evidenziando una alterazione del tipo di attività cerebrale in risposta alla variazione. In base ai dati raccolti sembra evidente che i piccoli mantengano memoria dei suoni percepiti nella vita prenatale.

 

L’esposizione prenatale alla musica può avere effetti plastici a lungo termine sullo sviluppo del cervello, migliorando la capacità di risposta neurale per i suoni utilizzati nella formazione prenatale. I ricercatori hanno ipotizzato anche una possibile influenza sulle future capacità fonetiche del bambino. Nuovi studi permetteranno di mettere alla prova questa teoria.

 

Laura Pellegrini

 

 

 

Fonte:
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0078946

 

 

Immagine: telegraph.co.uk
 

 

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