Il bambino ferito ✿

 

L’insegnamento del genitore sensibile va ben oltre la comprensione del significato della realtà, esso contiene in sé anche il seme del rispetto verso il proprio sentire, l’accettazione verso i sentimenti spiacevoli, cioè che arrecano malessere, concepiti dello stesso grado di nobiltà di quelli che apportano euforia, gioia, serenità, armonia, in poche parole che fanno stare bene.
Un bambino accudito in questa maniera è lontano dal solo immaginare che esistano delle emozioni cosiddette “buone” e “cattive”, dal dividere il mondo in bianco e nero. Apprende invece ad ascoltare ciò che prova e a conferirgli importanza per orientarsi nella vita e nelle relazioni, per prendere delle scelte autentiche, quelle provenienti dalla parte più vera di sé.

 

Il rispetto, la comprensione verso il proprio portato interiore, in assenza di giudizio, al di là di ogni possibile censura, facilità l’espressione di atteggiamento rispettoso e amorevoleverso gli altri esseri umani.
Un adulto a cui è stato insegnato a comprendere quanto gli accade, oltre le apparenze, al di là della critica, è portato quasi naturalmente ad agire nello stesso modo con chi incontra, non emette giudizi affrettati ed impulsivi, è consapevole della possibilità di chiunque di poter commettere degli errori, di deludere le aspettative altrui, ma non per questo prova disprezzo o odio, accettando i propri sbagli accetta anche quelli degli altri.

 

Quando invece il genitore, per un qualsiasi motivo personale, non sopporti di vedere il bambino arrabbiato, piagnucolante, quindi rattristato per qualcosa e tenda ad assumere un atteggiamento ammonitorio nei suoi confronti, dicendogli di smetterla di comportarsi in tal maniera, il piccolo apprende una regola molto amara e molto costosa in termini di economia emotiva: quella che è sconveniente esprimere le proprie emozioni, che esistono emozioni giuste ed emozioni sbagliate. Impara a manifestarsi quando è lecito farlo, ovvero quando può ottenere in risposta un sorriso o un abbraccio dal genitore amato, altrimenti il prezzo da pagare è troppo alto per lui: è così terrificante incorrere ancora una volta nel rischio di essere abbandonato dal papà o dalla mamma, perchè è così che si sente tutte le volte che “fa il cattivo”

 

A livello psicologico quello che accade è che gli aspetti personali premiati dall’adulto e meritevoli di esistere sono tenuti in un luogo della mente separato da quelli considerati deplorevoli e da cancellare.
Quella che si va formando è una immagine frammentaria di sé, che fa oscillare il bambino pericolosamente verso il polo “buono”, accettabile e quello “cattivo”, inaccettabile: in certi momenti il mondo è una delizia, un sogno sognato, un ideale raggiunto, in altri al contrario è un inferno, dove è difficile intravedere una luce.

 

Il problema è che non c’è armonia tra questi due mondi, poiché non si incontrano mai e non c’è neanche equilibrio emotivo nel percepire la realtà in una maniera così scissa, dicotomica. Nella relazione la difficoltà maggiore è nella gestione dei sentimenti arrecanti disagio, come la rabbia, la vergogna, la colpa, con reazioni comportamentali molto spesso peculiari di questa età (per esempio ansia e irritabilità) ed un atteggiamento psicologico scarsamente adattivo, consistente nella squalifica dell’altro a cui è data la responsabilità dei propri mali (tendenza all’esternalizzazione del disagio) o di rimprovero verso sè stesso, con la sensazione di inadeguatezza ed insicurezza che ne consegue (tendenza all’internalizzazione del disagio).

 

Una volta adulto, le difficoltà rimangono le stesse di un tempo, se mai affrontate, per una legge psicologica chiamata della coazione a ripetere, la quale insegna come ogni individuo ripeta sempre gli stessi ruoli nella vita fino a quando non diviene consapevole di quali essi siano.
Il mantenere rapporti significativi sarà allora complicato,  gli scheletri nel cassetto usciranno fuori , rievocati da emozioni ogni volta rifiutate, i litigi saranno occasioni di separazionepiuttosto che di confronto.
La ruota del destino girerà nello stesso modo fino al momento in cui non avverrà un cambiamento significativo, dall’interno della persona, con una nuova visione della realtà e delle relazioni, dell’immagine di sé e dell’altro, fino a quando la vita non verrà vissuta nella sua totalità, con uno sguardo di accettazione e di compassione verso tutto quanto essa avrà da offrire.

 

D.ssa Claudia Apperti

Psicoterapeuta

 

 

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