Prevenzione SIDS: co-sleeping sì o no?

co-sleeping

 

Per la gran parte della storia umana la pratica della condivisione del letto durante il sonno tra il neonato e il suo principale caregiver (generalmente la madre) è stata un’esperienza che ha accomunato la maggioranza dei neonati; ancora oggi, in molte aree del mondo il co-sleeping è estremamente diffuso.

 

Un simile contatto ha senza dubbio numerosi benefici per i componenti della diade, agevolando e promuovendo in particolar modo l’allattamento al seno, il quale ha dimostrato di essere un alleato nel ridurre drasticamente la mortalità e la morbilità infantile.

 

In tutti quei paesi nei quali si è diffusa la campagna “Back to Sleep”, promotrice del sonno del neonato in posizione supina, l’incidenza della morte improvvisa del lattante (SIDS) si è ridotta e, di pari passo, è aumentato il numero di morti infantili in occasione del co-sleeping.

 

Sulla base di questo dato, in alcuni paesi tra i quali l’Italia e gli Stati Uniti sono stati condotti diversi studi a seguito dei quali molti professionisti hanno accettato l’idea che il co-sleeping contribuisce sostanzialmente all’incremento dei casi di SIDS, ritenendola una pratica che dovrebbe essere evitata.

 

In situazioni specifiche (ad esempio madre fumatrice in gravidanza, uno o entrambi i genitori fumatori, assunzione di alcol, droghe, farmaci antidepressivi o antidolorifici, neonato nato pretermine o di basso peso) il co-sleeping nel letto, sul divano o su una poltrona è chiaramente associato ad eventi avversi; per via della presenza di dati contrastanti, ciò che è meno chiaro è se il co-sleeping nel caso di mamme che allattano e in assenza di fattori di rischio specifici sia associato ad un aumento del rischio di SIDS.

 

Due recenti meta-analisi hanno cercato risposta a tale domanda, ma nella conduzione di entrambe vi sono state delle lacune dettate o dal ridotto numero di studi indagati o dalla poca attenzione rispetto ad alcuni elementi specifici: i dati della prima revisione hanno portato a concludere che, anche in assenza di fattori di rischio, il bed-sharing è associato ad un aumentato rischio di morte infantile; la seconda revisione ha invece concluso che l’aumento del rischio di morte infantile è quasi interamente legato agli effetti del fumo dei genitori, all’uso di alcol e ad ambienti del sonno inadeguati (come il co-sleeping su un divano).

 

E’ stato così che le linee guida inglesi pubblicate nel 2014 (come anche quelle di altri paesi nel mondo) hanno preso atto dell’associazione basata su una correlazione statistica tra co-sleeping e SIDS, riconoscendo però la grande complessità di una tale associazione e sottolineando la carenza di prove relativa ad un nesso di causalità tra i due fenomeni.

 

Alla luce del fatto che vi sono forti evidenze che un contatto precoce e prolungato con la madre migliora il successo dell’allattamento al seno, l’attaccamento infantile e la salute materna, sono in corso accesi dibattiti in merito alla possibilità di effettuare il co-sleeping in sicurezza. Molti ricercatori oggi sostengono infatti che esistano modi più e meno sicuri per fare un co-sleeping e che, nel complesso, negando ad una madre un contatto prolungato e spontaneo con il suo bambino come quello che porta al bed-sharing si può ipotizzare che anche l’allattamento al seno verrà influenzato negativamente, così come il naturale gioire di madri e padri derivante dall’esperienza del contatto con i loro piccoli, specialmente di notte.

 

Vi sono prove a supporto del fatto che quando la mamma e il suo bambino dormono insieme si crea una sorta di accordo biologico tra i due, un anello sensoriale che collega il piccolo all’adulto impegnato nella sua cura e protezione.
In uno scenario di co-sleeping, per far sì che questo sia considerato sicuro, la diade deve essere in grado di comunicare attraverso molteplici stimoli che si rafforzano reciprocamente, modalità sensoriali come una combinazione di elementi tattili, visivi, uditivi, olfattivi, cinestetici e/o vestibolari.
Nonostante il sonno, i canali sensoriali devono essere mantenuti aperti, ed è proprio questo che normalmente accade poiché il co-sleeping coinvolge quasi tutti gli scambi sensoriali: i segnali del neonato devono essere colti e accolti dal caregiver, il quale invia a sua volta (più o meno volontariamente) degli stimoli comportamentali e/o fisiologici al neonato come odori, suoni della respirazione, movimenti nel sonno, parole, inviti ad allattare, carezze.

 

Vi sono moltissimi dati a supporto della ricchezza degli effetti del contatto durante il sonno per neonati e le loro madri, i quali dimostrano vividamente la sua importanza per un armonico sviluppo del bambino e forniscono una spiegazione al fatto che questa è da sempre considerata una pratica molto apprezzata dalla maggioranza dei genitori nel mondo.

 

 

SEGUE

 

 

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