Storie di Latte: Mamma Federica ✿

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Posso dire che adesso il mio è un allattamento felice, ma purtroppo non è iniziato così bene. Mi commuovo nel ripensare a quei primi momenti: non conoscevo assolutamente il mio corpo, ne i bisogni di mio figlio. Devo ringraziare la mia cocciutaggine in primis, poi tutte le persone che mi sono state vicine, chi fisicamente chi virtualmente.

 

L’apporto del gruppo di Mammole è stato davvero decisivo: le mie adorate amiche sono state il supporto migliore si possa avere.

Erano sempre lì, notte e giorno, a soffrire e gioire.

 

 

Prima di partorire ero molto serena sull’argomento, tanto che non ero assolutamente pronta ad un’eventuale fallimento. In realtà non mi ero mai posta il problema, per me era il normale proseguo di una felice gravidanza fisiologica, terminata esattamente allo “scadere”: il tempo sarebbe finito il 18 marzo e Alessandro è nato il 18 marzo alle 8:28.

 

Il mio è stato un travaglio naturale, nella tranquillità della mia casa, di notte, terminato poi in clinica, con un bellissimo parto naturale.

 

Nessuna interferenza, nessuna medicina, bambino nato sanissimo, solo un po’ piccino, lungo ma magro.
Siamo stati tanto pelle a pelle dopo il parto, ma non si attaccava.

Con l’ostetrica che mi aveva seguita nel parto abbiamo provato, ma faticava. Quel giorno ha dormito praticamente sempre, era distrutto.

 

Il personale della clinica veniva ogni paio di ore al massimo e mi aiutava ad attaccarlo. Ricordo un dolore fortissimo, a cui non ero minimamente preparata. Non avevo neanche capito che ogni volta che il bambino piangeva dovevo attaccarlo, non cullarlo o stringerlo semplicemente, ma il provare mi provocava un dolore sordo e acuto. Pensai più volte che tutti parlano dei dolori del parto, ma nessuno di quelli dell’inizio dell’allattamento. Quello si che è stato un calvario per me.

 

Al momento delle dimissioni, il venerdì, Alessandro era calato più del 10% e gli hanno dato latte artificiale. Ci hanno dimessi con riserva, perché anche se stava bene era sceso troppo secondo loro. A casa ho continuato a provare e riprovare, tra pianti miei e urli suoi.

La domenica al controllo era calato ancora.

Sono rimasta lì, chiedendo aiuto al personale.

 

 

segue

 

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