Vittima e carnefice nel rapporto di dipendenza

“Era manesco, mi insultava, ma lo amavo e per troppo tempo mi sono illusa di cambiarlo…”, sono queste le parole di chi è uscita da un rapporto di dipendenza dal proprio patner e che può così parlare al passato di quello che allora era un rapporto dettato dalla paura, lo spavento, la rabbia.
Ma quale è la struttura di personalità di chi sente di essere vittima della dipendenza dal partner e che non riesce a scegliere di abbandonarlo nonostante l’infelicità e le umiliazioni?

 

La personalità dipendente è caratterizzata da una propensione a volgere la propria attenzione fuori da sé anziché alle proprie emozioni e pensieri, è propria di chi è molto brava a conoscere la psicologia del partner, per soddisfarne i bisogni e desideri, ma alla domanda : “E tu cosa ne pensi?” non sa trovare una risposta. L’immagine di sé è quella di persona impotente, insicura, fragile, inadeguata che deriva dal passato trascorso con figure genitoriali giudicanti.
Il partner rappresenta allora una sorta di sostituto genitoriale, che agisce un ruolo familiare all’interno dell’unica tipologia di rapporto conosciuta, ovvero quella tra una vittima e un carnefice.

 

Non è facile uscire da questo loop relazionale, la vittima infatti tende a dire a se stessa di essere sbagliata, a giustificare il carnefice, a nascondere l’evidenza, non conoscendo una soluzione diversa ai propri problemi, né pensando di poter ricevere aiuto da qualcuno.
Purtroppo questo atteggiamento non è privo di rischi per la salute fisica e mentale, contribuendo alla insorgenza di sintomi depressivi, ansia, attacchi di panico , che possono accadere in contesti impensati.

 

Per tutte quelle donne che hanno la forza e la motivazione di uscire dalla loro situazione angosciosa, diviene fondamentale sentirsi accolte e ascoltate rispetto alla propria sofferenza.
Raggiungere un livello di autonomia è per loro un processo lento, che implica la ri-costruzione di una immagine di sé positiva, di persona che ama e rispetta profondamente se stessa, che conosce le proprie cicatrici e ha appreso a curarle, che sceglie in relazione ai propri desideri e scopi e si sente efficace nel perseguirli.

 

 

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