travaglio seduta

C’è il cambio turno del personale e l’inizio non è dei migliori. Vogliono che tenga il monitoraggio tutto il tempo ed io non sono d’accordo. Ho bisogno di essere libera e muovermi perché nel frattempo qualcosa stava cambiando e le contrazioni stavano diventando più impegnative. Imsomma, dopo una piccola discussione troviamo un punto d’incontro (mezz’ora ogni due ore) e ripartiamo. Da mezzanotte alle due circa, mi lasciano tranquilla in camera a gestire il dolore, come desidero. Cambiamo stanza. Sembra una sala parto, ma nessuno mi dice nulla. Mi visitano di tanto in tanto ma non so mai come procede e va bene cosi, senza aspettative, ascolto il mio corpo, vocalizzo, accolgo il dolore. Mi propongono una doccia calda e accetto volentieri. Ci passo un tempo indefinito.

 

Esco ed il dolore diventa sempre più forte. Vorrei mio marito accanto, ma lui è a casa con gli altri due bimbi oltetutto malati. Mi propongono la vasca, ma rifiuto, non mi va e ormai fatico a muovermi dal dolore. L’ostetrica mi da la palla su cui sedermi e nel frattempo, con le mani tra la palla e il mio sedere, mi massaggia. Ha le mani distrutte ma continua e mi incoraggia. Basta, mi devo alzare, sento che devo spingere. Con i gomiti sul letto, urlo dal dolore, prendo a pugni il materasso, spingo e si rompe il sacco. Non riesco più a gestire il dolore, piango, dico che non ce la faccio, mi incoraggiano sempre.

 

Perdono il battito di mio figlio e mi chiedono di salire sul lettino. Non voglio ed inizialmente mi oppongo, sento e so per certo che mio figlio sta bene, ma loro sono preoccupati. Accetto. Spingo e urlo con tutta la forza e la voce che ho. Dicono che il bimbo torna su dopo ogni spinta e serve la ventosa. Ho paura che questa possa causare danni a mio figlio, urlo che non la voglio, la ginecologa mi dice che lo aggancia appena per aiutarlo, di fidarmi. Spingo ancora e con l’aiuto della ventosa finalmente nasce Stefano. Sono le 4:17, il dolore magicamente scompare. Tagliano immediatamente il cordone perché avendo perso il battito vogliono controllarlo. Apgar 10 10.

 

Dopo pochi minuti è attaccato al mio seno. Non ci siamo mai più separati e dopo 16 ore siamo tornati a casa. Esperienza intensa e travolgente come non avrei mai creduto. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontarlo e grazie sopratutto al personale dell’Ospedale che ha creduto in me e nel mio desiderio di “farcela”.

 

 

Ringraziamo “Claudia” (nome di fantasia, l’autrice ha richiesto l’anonimato) per averci raccontato la sua storia. I dettagli sui nomi degli ospedali o dei professionisti vengono omessi dalla redazione per evitare ogni relazione con gli specifici punti nascita italiani.

 

VBAC: letteralmente è il parto vaginale dopo un cesareo.

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