Suddividiamo con attenzione gli oggetti: ci sono cose per i piccoli e cose per i grandi.
La nostra grande (e assurda) pretesa è che i bambini si accontentino delle loro cose, e smettano di desiderare l’interazione con quello che ci vedono toccare ed utilizzare quotidianamente.

L’ultima domanda: se durante l’infanzia vengono sviluppate le competenze necessarie all’adulto, perché allora privare i bambini della necessaria interazione con il mondo degli adulti?

Per i bimbi, ogni oggetto ha infinite funzionalità.
Può essere guardato, toccato, ascoltato, assaggiato, annusato. I loro sensi, privi del riferimento immediato alla funzione dell’oggetto, ideano numerose modalità di interazione: per tentativi ed osservazione dei risultati, decidono il modo più “giusto” di utilizzare un oggetto.

Facciamo un esempio, chiedo scusa per la sua banalità: la presa elettrica.
A vederla, in effetti, sono solo due buchi uno sotto l’altro.

A cosa servirà?
Il bambino sarà tentato di sperimentarla in ogni modo possibile, con ogni oggetto possibile, suscitando ogni volta un “no” da parte dei genitori.

Ma se invece gli permettessimo di scoprirne l’utilità… 

 

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