Un altro approccio ai NO

sabbia

 

Incredibile ma vero, la parola che usiamo più spesso con i bambini è “no”.

Dal momento in cui, strisciando o gattonando, i bambini riescono ad acquisire una certa autonomia motoria, ecco che il ruolo dell’adulto si trasforma: se prima era sufficiente accudire, adesso diventa necessario ed inevitabile assumere le vesti vere e proprie dell’educatore.
Il primo modo – e forse per molto tempo il principale – è vietare tutti quei comportamenti che riteniamo sbagliati o pericolosi: non si prende il telecomando, non si toccano i detersivi, non si mettono le dita nella presa.

A mano a mano che il bambino cresce, la lista delle cose “no” si allunga a dismisura.
Non salire le scale da solo. Non prendere i coltelli dal cassetto. Non ti arrampicare sul tavolo. Non buttare a terra le cose che prendi nel frigorifero. E via dicendo.

Il “no” è un concetto difficile, in primo luogo per l’educatore.
La mia esperienza da questo punto di vista è stata quella che credo sia di molti.
Il sentimento che più spesso associo al “no” è la frustrazione: i miei “no”, prima secchi, poi spiegati, poi accondiscendenti, poi ripetuti, alla fine esasperati, di solito non ottengono nessun risultato.

Gli occhi di mio figlio, nonostante le mie spiegazioni… [SEGUE] 

 


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