Ti racconto il mio parto… by Sara ✿

Ero giunta quasi al termine e quei battiti nel monitor erano per me l’avvicinarsi al momento del parto, un misto tra ansia ed emozione.
I monitoraggi erano più frequenti, se non nascevi tu di testa tua, ti avrebbero fatta nascere con induzione per diabete gestazionale e io non volevo nemmeno pensarci.

 

02/06 Quel sabato sera è uno dei tanti, papà finisce di pulire in cucina e io mi muovo goffa e lenta per casa, quando ad un tratto sento qualcosa di diverso.
Una strana sensazione, mai provata. Mi autoconvinco che forse è il caso di farmi portare al pronto soccorso per un controllo, tanto non ci sarei rimasta tutta la notte e invece, il tampone mi conferma che ho rotto il sacco, ma alto, quindi mi attende un ricovero e una lunga attesa.
Mi sembra surreale, saluto mio marito che torna a casa e quella notte saluto anche il mio pancione, ormai enorme, pensando di stringerti l’indomani.

 

03/06 La mattina arriva presto, mentre le contrazioni tardano ad arrivare ed io sono sempre più convinta che in serata mi chiameranno per iniziare l’induzione.
E infatti la sera l’ostetrica mi mette a letto dicendomi che ci vuole pazienza e forza per il giorno successivo.

 

04/06 Un’altra mattina arriva e stavolta la fettuccia ha fatto il suo effetto.
Sono molto stanca, ma ora riesco a riconoscere i veri dolori.
Mi mandano in doccia, ma ho i brividi di freddo e quindi chiedo di uscire. Chiedo di farmi visitare perché i dolori sono davvero forti, ma la mia dilatazione è pari a zero.

 

Sono nervosa, mi viene da piangere, non solo dal male, ma perché non mi sto dilatando.
Mi metto a letto, in una posizione “comoda” ma subito dopo rompo le acque, quelle vere. Forse è il momento… no, mi mandano in vasca.

 

Sembro Tarzan appesa a quella liana, le due ore e mezza più forti della mia vita, dove provo un misto di paura e una forza immensa.
Urlo, respiro, mi contraggo, sento che sto per morire e l’attimo dopo rinasco. L’ostetrica entra in sala parto e mi dice che se sono abbastanza dilatata posso fare l’epidurale e io penso che la amo profondamente.

 

Mangio quello che riesco ed eccitata mi avventuro nella stanza dove darò alla luce mia figlia.
Un colore di Provenza che mi rilassa, solo per qualche minuto, fino a quando aumentano le contrazioni e anche la voglia di urlare.

 

Urlo, con forza, con violenza, con tutto il fiato che ho in corpo.
Chiedo l’epidurale, che mi viene fatta a piccole dosi, perché ora si che mi sto dilatando velocemente.

 

Ricordo i massaggi di mio marito, sulle gambe in tensione e poi la contrazione più forte in assoluto, che mi dice che ormai tu sei lì, sei quasi vicino a me.
Chiedo di chiamare l’ostetrica, ora voglio spingere non sono più le stesse contrazioni. Posso vederti attraverso uno specchio, posso ammirare la tua voglia di nascere e lì capisco che sono fortissima.

 

E’ il momento, dopo giorni di stanchezza, di farti venire al mondo, di regalarti la vita.
E alle 18.29 del 4 giugno dopo due spinte grido l’amore e ti stringo tra le mie braccia.

 

Sei bella da togliere il fiato e sei nostra.
Non penso più a nulla, solo che sono una mamma felice, che ho sul petto tutto ciò che desidero e che ti amerò sempre.

 

 

✿ Grazie mamma Sara per il tuo racconto

 

 

Disclaimer

I dettagli sui nomi degli ospedali o dei professionisti, vengono omessi o modificati dalla redazione per evitare ogni relazione con gli specifici punti nascita.

I contenuti scelti sono tratti dai raccolti nel forum di Mammole o pervengono direttamente alla redazione segreteria[at]mammole.it e la pubblicazione viene rilanciata su tutta la rete del network, che è costituita da centinaia di pagine FB dei vari ospedali locali. I racconti non possono essere pertanto riconducibili a nessun luogo di nascita preciso, la pubblicazione sulla pagina del singolo reparto non lo identifica come un evento avvenuto nella specifica struttura.

 

 

 

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