Ti racconto il mio parto… by Lorena ✿

Il caldo di agosto e la bassa pressione mi sfiancavano. Le giornate passano lente mentre io aspetto il famigerato DPD… E in cuor mio spero che tu arrivi in anticipo non come la tua sorellina che si è fatta attendere per ben una settimana.

 

La sera del 3 agosto sento che il momento è arrivato. Verso mezzanotte chiamiamo i nonni che prendono tra le braccia la nostra piccola bambina per portarsela a casa. La vedo salire in macchina, addormentata e così piccola, inconsapevole e fragile. Ha solo tre anni. Mi si stringe il cuore a pensare che se io oggi divento mamma ancora e per la seconda volta, lei non sa che stanotte tutto sta per cambiare e avrà un fratello e sarà una sorella, per sempre. La seguo con gli occhi e la saluto nella mia mente, la rivedrò con occhi nuovi e le porterò il dono più bello.

 

Decidiamo di andare in ospedale. Ci vogliono venti minuti buoni. Quando arrivo mi monitorano ma sono dilatata solo di un cm. Decidiamo di tornare a casa. Con il primo parto ero restata in ospedale ma questa volta volevo evitare tutte quelle lunghe ore nei corridoi e restare tra le mie cose, a casa. Arrivati mi sdraio sul divano. Le contrazioni sono sempre più forti ma riesco a dormire tra una e l’altra. Avevo sentito parlare di questa ‘magia’, ed è stato proprio così. Lasciavo arrivare il dolore per poi rilassarmi completamente.

 

Alle sette di mattina decidiamo che è veramente giunta l’ora di ritornare in ospedale. La strada sembra non finire mai questa volta. Guardo fuori dal finestrino e mi sento spaesata a vedere le persone che passeggiano per la strada, vanno forse al lavoro, tutto sembra normale mentre io vado incontro al mio secondo miracolo. Mi sembrava tutto così surreale. Arrivati so che non sarei riuscita a camminare, chiediamo di entrare con la macchina e il signore al cancello si prodiga in una lunghissima spiegazione su come e dove mio marito avrebbe dovuto posteggiare. Stavo per urlargli di aprire il cancello e di sbrigarsi. Non c’è la facevo più.

 

Nell’istante in cui parcheggiamo sento che qualcosa mi bagna faccio un balzo fuori dalla macchina con un’agilità che mai mi sarei immaginata e mi si rompono le acque. Tempismo perfetto per il quale mio marito mi è ancora grato. Saliamo in reparto e da lì in poi si scatena un dolore incontrollabile. Si materializza il viso amico della mia ginecologa che con serafica tranquillità mi dice che sono ormai a otto e che per l’epidurale era troppo tardi. ‘Troppo tardi???’ le parole mi rimbombano in testa, come è possibile? Dovrò farcela da sola e affrontare tutto senza aiuto. Ho paura e in più non me lo aspettavo. Ci metto un po’ ad accettare la situazione.

 

Mi portano in sala parto. L’ostetrica arriva di corsa e mi fa scegliere la posizione migliore. A questo punto reagisco. Con ferocia e rabbia. Questo è il mio dolore? Bene ti affronto e spingo, spingo con tutte le mie forze. Lo accolgo e ogni volta che mi invade lo aggredisco e ci lotto contro.

 

Ti voglio far nascere, bambino, ti voglio vedere. Il tutto è durato meno di un’ora. Velocissimo e intenso. Alle nove sei nato… quasi quattro kg. Ti mettono sulla mia pancia e ti guardo per la prima volta, ti riconosco… sei tu… il mio bambino e affogo per la seconda volta in quell’emozione indicibile di amore e tenerezza. Il momento perfetto, il senso di tutto, io te il tuo papà e la tua sorellina che chissà magari ora si sarà già svegliata e presto ti potrà vedere per la sua prima volta.

 

Disclaimer

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I contenuti scelti sono tratti dai raccolti nel forum di Mammole o pervengono direttamente alla redazione segreteria[at]mammole.it e la pubblicazione viene rilanciata su tutta la rete del network, che è costituita da centinaia di pagine FB dei vari ospedali locali. I racconti non possono essere pertanto riconducibili a nessun luogo di nascita preciso, la pubblicazione sulla pagina del singolo reparto non lo identifica come un evento avvenuto nella specifica struttura.

 

 

 

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