Il dolore aumenta ma solo quello, cammino per il corridoio aggrappandomi a mio papà, mio marito, mia mamma… chiunque insomma.
Invoco tutti i santi del paradiso ( soprattutto mio nonno, povero):
Ore 21:30 terzo tentativo, mi consigliano una doccia calda, o placa i dolori, o fa partire il travaglio.
Mi spoglio, aiutata da mio marito e mi aggrappo alla doccia; lui, con un amore e una pazienza infinita ( e i vestiti zuppi) passa un’ora a bagnarmi al schiena con il getto dell’acqua.
Mezzanotte: lo mando a casa, gli dico di tenersi pronto, ma di cercare di dormire…
4:30 il dolore non mi fa respirare, vado da un’infermiera che mi attacca al monitoraggio, non vorrei ma ho bisogno di Ale (anche della mamma e del papà ma magari aspetto un paio d’ore prima di svegliarli).
Lo chiamo e lui arriva, occhi stanchi e a digiuno, cammino, gli stritolo la mano…
8:30 so che un’altra ragazza sta partorendo, ma voglio andare in sala travaglio, almeno psicologicamente mi sentirei vicina al momento topico.
10:30 ancora NULLA, non ne posso più, dolori fortissimi ma nessuna dilatazione.
11:43 l’ostetrica decide di rompere il sacco, forse qualcosa si sblocca.
Rotto il sacco, l’ostetrica dice a mio marito di uscire a mangiare qualcosa, tanto andremo ancora per le lunghe
Ale mi bacia e mi avvisa che sarà appena fuori, non si allontanerà di molto.
Appena uscito, mi viene da spingere.. supplico l’ostetrica che mi avvisa di non cedere, non sono ancora dilatata.. mi suggerisce di mettermi in piedi e dondolare.
Mi aggrappo a lei, anzi, le tiro i capelli…


