Ti racconto il mio parto… By Federica ✿

La mia gravidanza è stata il periodo più dolce e bello della mia vita. Non ho avuto grossi problemi, non ho mai sofferto di insonnia, la notte dormivo come un ghiro. Ogni tanto mi svegliavo, ma soltanto perché mi veniva fame; mangiavo 2/3 biscotti e poi mi riaddormentavo subito.  Davide cresceva bene, senza problemi, si muoveva tanto.

Tutte le mattine, appena svegli, ascoltavamo la mia canzone preferita : Pure imagination di Gene Wilder… una meraviglia insomma.

 

Fortunatamente io e mio marito non abbiamo aspettato molto: smisi di assumere la pillola a ottobre e a marzo eravamo già in dolce attesa.  Ricordo il giorno in cui ho fatto test come se fosse ieri: stavo tornando dal lavoro, ho raccontato a mia sorella Francesca del ritardo e lei mi ha consigliato subito di passare dalla farmacia.

Arrivata a casa lo feci subito. La prima riga era netta, ma la seconda si vedeva proprio poco: era un po’ sbiadita.

Nel dubbio ho mandato la foto del test a mia sorella e lei mi ha chiamata subito entusiasta e piena di gioia.

 

Ora dovevo dirlo a mio marito. Volevo fargli una sorpresa. La sera l’ho aspettato in cucina, col test nella tasca dei jeans. Quando mi sono avvicinata per salutarlo l’ha visto subito e con gli occhi gonfi di gioia siamo scoppiati entrambi in un pianto di felicità. “Io lo sapevo, me lo sentivo” mi ha detto. Che emozioni raccontarlo! Quel giorno ho toccato il cielo con un dito.

 

Passano i 9 mesi più belli della mia vita, nel pieno della fisiologia! 

 

Il termine era il 25 novembre. La mattina del 9 novembre mio marito era a casa dal lavoro per andare a fare una battuta di caccia con i suoi amici.  Alle 5 è suonata la sua sveglia, io mi sono alzata per andare a fare pipì. C’era qualcosa che non andava: sentivo dolori da ciclo al basso ventre e alla schiena. Ho riferito tutto a mio marito e lui mi ha risposto subito in dialetto milanese “taca no che mancano ancora 2 settimane e mezza”. Si toglie i vestiti mimetici, indossa i jeans e la felpa e siamo volati al pronto soccorso. La valigia era già pronta in macchina.

 

Arrivati mi visitano. Sia la ginecologa che l’ostetrica mi dicono subito che sono nella fase prodromica. “Prodo che?!?!?” mi chiedo io. Mi rispondono che probabilmente avrei potuto partorire il giorno stesso, come tra 2/3 giorni. “Ah bene” dico tra me e me. Mi consigliarono di fare tutto quello che mi sentivo di fare: mangiare, fare le pulizie, salire e scendere le scale, una bella camminata, una doccia rilassante, eccetera.

 

Tornata a casa ho sentito sempre qualche doloretto. Sembrava difficile trovare pace: mi sono messa sul divano e non stavo bene, mi sono alzata ed ho camminato e non stavo bene, allora mi sono fatta la doccia e finalmente un po’ di tranquillità.  Le contrazioni si facevano sempre più vicine, intanto parlavo al telefono con mia sorella, che viveva tutto in diretta. Mi ha tranquillizzata e mi ha aiutata a rilassarmi mentre arrivavano le contrazioni.

 

Appena è tornato mio marito dalle commissioni gli ho detto “Simo, presto, andiamo in ospedale, qui è cambiato qualcosa!” Al pronto soccorso mi visitano dopo un paio d’ore, la dilatazione era arrivata ad 1 cm, ma a me sembrava molto di più. Il ginecologo mi consiglia di tornare a casa, di aspettare ancora un po’ di tempo e poi tornare quando le contrazioni si sarebbero regolarizzate. Non ce l’avrei fatta, io mi sentivo più sicura in ospedale. Così dopo un po’ mi hanno ricoverata.

 

Arrivano mia mamma e mia sorella Francesca. Io mi sentivo in un altro mondo, le domande mi davano fastidio, rispondevo solo a monosillabi o con dei versi. Ho mangiato un toast e mezza brioches per raccogliere le energie, erano buonissimi.

 

Mia mamma e mia sorella sono tornate a casa. Avrei voluto avere li mia mamma, ma non ho avuto le forze per dirle “mamma rimani con me”. Simone faceva avanti e indietro per la stanza. Ogni tanto mi accarezzava la testa e poi andava. Io trovavo sollievo stando seduta sul gabinetto, mi sembrava che mi scappasse sempre la pipì. Mi sono asciugata ed ho trovato del sangue sulla carta igienica. Simo è corso a chiamare qualcuno. “Sto per partorire” mi venivano i brividi a pensarlo, intanto aumentava la voglia di spingere.

 

segue

 

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