Ti racconto il mio parto… By Chiara ✿

Mi è sempre piaciuto ripensare al giorno della nascita di Gioele, mi piace rileggermi i messaggi scambiati con  il mio compagno, rivivere la giornata passo passo.
Avevo già avuto un ricovero la settimana precedente, per qualche contrazione, anche intensa, ma irregolare.
Mi hanno somministrato una flebo per bloccarle perché ero solo di 35 settimane.

 

Mercoledì rientro a casa, convinta che dopo il falso allarme, sarei arrivata al termine il 22/10. Lavo le cose che avevo usato in ospedale e ripreparo la valigia.
Il 25/09 vado con il mio compagno a fare una maxi spesa, perchè nei giorni che non c’ero stata lui lavorava e il frigo non era rimasto più nulla. Mi sentivo piuttosto bene, solo un po’ stanca e con un po’ di nausea.

 

La mattina il mio compagno si alza prestissimo, come sempre, per andare al lavoro, mi saluta e io mi riappisolo. Poco dopo avverto una sensazione strana, faccio in tempo a scendere dal letto (con la velocità che il mio pancione, già bello pronunciato dal 6 mese, mi poteva permettere) e si rompono le acque.

 

Guardo l’orologio, le 5, chiamo Jacopo, che aveva appena timbrato il cartellino, gli dico “non c’è fretta, non allarmarti, ma mi si sono rotte le acque” e chiamo mia sorella che mi aveva chiesto di essere avvisata subito. Arrivano entrambi poco dopo e andiamo in ospedale. Mi fanno un primo monitoraggio, mi visitano e raccolgono i dati, non avendo fatto il day hospital.

 

Dilatazione pochi cm, contrazioni non troppo vicine.
Mi dicono che può essere una cosa lunga essendo il primo parto e, per accelerare le cose (a mio parere perchè ero solo a 36settimane), mi fanno lo scollamento delle membrane e mi consigliano di prendere l’olio di ricino (per pulire l’intestino e per aumentare le contrazioni).

 

Nel frattempo mi hanno assegnato una camera, dove ho svolto tutto il travaglio. Faccio una prima doccia, seguendo il loro consiglio, per rilassarmi un po’, e prendo l’olio. Mi rendo subito conto che funziona! Avevano mandato a casa sia il mio compagno che mia sorella, perché i medici pensavano che avrei partorito verso sera. Ma già verso le 12.30 non riesco neanche a pranzare, mi dondolo e sto a a carponi sul letto.

 

Chiedo di poter fare un altro monitoraggio, ma ancora niente, contrazioni troppo irregolari. Mi riconsigliano di fare una doccia, mi dicono di starci sotto ad oltranza, avrei sentito meno le contrazioni. Non mi fido a farlo da sola, nel frattempo arriva il mio compagno ed entro in doccia, circa sulle 14.30. Ora che non sono più sola, mi lascio andare al dolore, mi sfugge qualche lamento, inizio a sentire il bisogno di accucciarmi.

 

Sulle 15.00 dico al mio compagno che sento di dover spingere, suona il campanello e le infermiere che mi vengono a prendere dicono “è impossibile che lei stia per partorire”, nel frattempo mi ero rimessa in piedi. In sala visite trovo un’ostetrica dolcissima che mi visita: sono a 7cm. Mi porta in sala parto! Si allontana, lasciando di guardia un’infermiera e mi dice di farla chiamare appena sento che cambia qualcosa.

 

Passa pochissimo tempo, devo spingere, cominciano i minuti più difficili ma meravigliosi della mia vita. Per fortuna, tra una spinta e l’altra ho qualche secondo per respirare. Le prime vanno a vuoto, il dolore mi fa “ritrarre” invece che spingere sulla contrazione. Catia mi aiuta, capisco come fare e tra un paio di urla liberatorie e due spinte fatte bene, Gioele nasce alle 16.22 del 26/09/2015. Piccolo piccolo nei suoi 2,652 Kg lo portano per un po’ d’ore in incubatrice.

 

Io mi sento una roccia, e dopo i controlli , senza punti, torniamo in camera! Dopo cena finalmente ho tra le braccia il mio piccolino.

Mamma Chiara e Gioele

 

 

 

Disclaimer
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I contenuti scelti sono tratti dai raccolti nel forum di Mammole o pervengono direttamente alla redazione segreteria[at]mammole.it e la pubblicazione viene rilanciata su tutta la rete del network, che è costituita da centinaia di pagine FB dei vari ospedali locali. I racconti non possono essere pertanto riconducibili a nessun luogo di nascita preciso, la pubblicazione sulla pagina del singolo reparto non lo identifica come un evento avvenuto nella specifica struttura.

 

 

 

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