Star bene con i propri figli: le esperienze delle mamme

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“MATERNAmente” Associazione Nazionale per la Cura e la Cultura Maternoinfantile

aderisce all’iniziativa patrocinata dal Comune di Seregno in collaborazione con I.R.S.Istituto di Ricerca Sociale di Milano

SEREGNO AL FUTURO:
IDEE PER UNO SVILUPPO CONDIVISO

con un contributo sul tema

BEN ESSERE GENITORE

Star bene con i propri figli: un viaggio fra le emozioni e le esperienze delle mamme con bambini da 0 a 12 mesi

Il lavoro è stato ideato e realizzato da:

– Anna Bartesaghi, assistente sociale dal 1985, lavora da anni nel settore maternoinfantile.
Si è specializzata nell’approccio clinico sociale ai problemi della famiglia attraverso una supervisione ad orientamento psicanalitico.
Ha una specifica formazione sul trattamento delle situazioni di crisi nelle relazioni significative (di coppia, con i figli, nella famiglia allargata, ecc.) utilizzando gli strumenti propri del counseling.
Ha esperienze di lavoro di rete in ambito istituzionale, di organizzazione dei servizi rivolti alla persona e nella ricerca sociale.

– Dr. Domenico Oliva, ostetrico.

Fondatore di Mammole Attività Maternoinfantili e scuola di formazione.
….

 PARADIGMA TEORICO DI RIFERIMENTO

“MATERNAmente” – Associazione Nazionale per la Cura e la Cultura maternoinfantile, in linea con quanto previsto dalla legislazione regionale (art. 1 della L.R. sulla “Promozione, riconoscimento e sviluppo dell’associazionismo”) si riconosce come “(….) espressione di libertà, di promozione umana, di autonome capacità organizzative, di impegno sociale e civile dei cittadini e della famiglia, nonché di convivenza solidale, di mutualità e di partecipazione alla vita della comunità locale e regionale, ne riconosce altresì il ruolo nel rapporto con le istituzioni, le famiglie e i cittadini nelle politiche di settore”.

È partendo da tale riconoscimento che ci è sembrato importante proporre nell’ambito di un progetto di ricerca sullo sviluppo futuro di Seregno, un tema così fondamentale come la promozione del benessere e la tutela della salute psicofisica.
La ricerca proposta si orienta all’esame del significato del benessere con particolare attenzione alla famiglia considerata come prima cellula per la crescita e la socializzazione della persona.
La persona viene considerata nella sua interezza somatopsichica e in quanto situata in una realtà storico-temporale e socioaffettiva (relazionale).
Il lavoro ha preso avvio dalla definizione di cosa si intende per sistema famiglia e dal tipo di intervento che si ritiene utile promuovere per rispondere ai bisogni emergenti, alla luce delle trasformazioni strutturali e funzionali che la famiglia ha subito all’interno delle società complesse.
Le ricerche sociologiche riguardanti la famiglia hanno conosciuto negli ultimi anni delle significative trasformazioni, passando da una lettura di questa come microsistema in cui l’individuo apprende le basilari abilità del vivere sociale, alla famiglia considerata come realtà fatta di persone in relazione, detentrice di una propria verità ermeneutica che va compresa (i significati, i vissuti, le esperienze ecc..).
In linea con i più moderni registri di lettura abbiamo quindi considerato la famiglia come un sistema vivente dove l’individuo apprende la fiducia di base, la capacità di attenzione all’altro e le categorie di familiarità che consentono la strutturazione dell’identità (attraverso il riconoscimento dei bisogni) e l’acquisizione delle capacità relazionali ed affettive.
Tale sistema ha caratteristiche proprie:

  • è ad alta complessità e differenziazione (data la tendenza all’individualizzazione tipica della società contemporanea),
  • è a confini variabili (dati gli interessi, i mondi professionali, le reti amicali dei vari membri che la compongono),
  • in essa si realizza un’esperienza vitale specifica, ovvero l’acquisizione di capacità e di risorse necessarie per la maturazione della personalità e per la produzione di senso della vita quotidiana,
  • è fondamentale per la strutturazione dell’individuo come persona, ossia come detentore di un ethos personale che lo orienta e delle capacità di rappresentarsi (individuazione) e di relazionarsi (appartenenza).

L’indagine si è svolta utilizzando il registro ermeneutico, non verificando “l’oggettivo stato di salute”, ma il significato e l’immaginario della gente “riferito allo stato di benessere”.

L’esigenza di definire un focus della ricerca, ci ha orientati alla scelta di privilegiare la relazione madre/bambino nei primi mesi di vita, considerando tale rapporto come precursore del rapporto oggettuale e come tramite della realtà e di mediazione con questa.

Gli studi condotti sullo sviluppo psicologico e cognitivo del bambino, sottolineano del resto l’importanza dei rapporti oggettuali e pre-oggettuali del neonato su quelle che saranno le capacità di socializzazione nell’età infantile il grado di vulnerabilità nell’età adulta.

Fin dai primi contatti fisici, la madre influenza il comportamento e la capacità di apprendimento del neonato; si parla quindi del rapporto con la madre come primo e fondamentale agente di benessere per il bambino.

Le capacità e le funzioni materne, soprattutto in un periodo così particolare come il postpartum, non possono essere considerate scisse dal clima relazionale che si crea intorno alla madre stessa, incidendo positivamente o negativamente sulla sua vita intrapsichica e sul grado di competenza nell’affrontare il proprio ruolo.

LO SCOPO DELLA RICERCA E GLI STRUMENTI UTILIZZATI
In linea con gli obiettivi di MATERNAmente, come scopo della ricerca ci siamo posti l’interrogativo in merito all’immagine di benessere che il campione da noi prescelto aveva in un periodo particolare del ciclo di vita familiare (la nascita di un figlio).

Ci interessava inoltre sondare le forme di aiuto considerate importanti per la promozione del benessere e il grado di soddisfazione rispetto ai sostegni ottenuti (istituzionali e non).

La ricerca ha preso avvio dal presupposto che:

  • la mancanza di consapevolezza delle naturali potenzialità genitoriali e la delegittimazione del ruolo, possono dare origine a comportamenti parentali inadeguati;
  • l’eccessivo ricorso all’intervento dell’esperto per affrontare gli aspetti problematici della cura e dello sviluppo del bambino, porta spesso ad una delega totale delle responsabilità con una conseguente snaturalizzazione dei rapporti;

e per poter verificare:

  • l’importanza di un clima relazionale favorente la diade madre-bambino e le competenze genitoriali;
  • la necessità di rinforzare l’identità personale e il senso di appartenenza ad un contesto di relazioni per una più adeguata assunzione delle responsabilità nell’espletamento delle funzioni parentali.

 

Gli strumenti utilizzati sono stati:

  • la proposta dell’argomento ad un gruppo di neomamme attraverso un percorso guidato con l’ausilio del testo di Grazia Honneger Fresco: Essere genitori della collana L’altra Medicina (1980).
    L’obbiettivo che ci si è preposti è stato quello di stimolare sensazioni ed immagini rispetto al tema trattato, ponendo attenzioni in modo particolare all’area del Sé competente, all’area delle relazioni interpersonali, ed al grado di soddisfazione degli aiuti ottenuti;
  • l’intervista a testimoni privilegiati: i medici pediatri.

 

 L’obbiettivo è stato quello di raccogliere dati e opinioni in merito:
  • alla ricorrenza della sintomatologia patologica in età neonatale;
  • all’incidenza dei fattori psicogeni e delle difficoltà relazionali in ambito familiare nella determinazione delle patologie, nel decorso della malattia e sugli esiti della cura;
  • ai collegamenti operativi nella impostazione degli interventi;
  • alla necessità di risposte alternative e/o complementari alla medicina.

 

 

I RISULTATI
L’incontro con le neomamme.
Il tema della ricerca è stato proposto a due gruppi di neomamme contattate grazie agli elenchi forniti dal Centro Elaborazioni Dati del comune di Seregno con il titolo di “BENessere genitore: emozioni ed esperienze” e attivando la discussione attraverso un percorso strutturato in modo da suscitare principalmente sensazioni ed immagini.

La scelta metodologica è stata dettata dall’esigenza di sondare i vissuti delle persone ed il loro grado di soddisfazione nel particolare periodo della vita familiare, più che ricavare dati oggettivi o narrazioni.

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La tematica è stata proposta attraverso il seguente percorso:
  • l’area del desiderio e l’attesa di un figlio: il cambiamento del corpo, delle relazioni e delle abitudini di vita. I dettami culturali e sociali che conducono alla scelta di un figlio: la suddivisione di ruoli, l’aderenza ai modelli trasmessi, i condizionamenti ambientali, ecc.;
  • l’area della connessione fra l’evento biologico e la relazione affettiva: il concepimento e la nascita di un figlio dà all’adulto la possibilità di rigenerarsi. Tuttavia l’evento biologico in sé non trasforma la persona; la nascita è l’inizio di una relazione affettiva che lentamente si stabilirà solo “vivendo bene” le emozioni e i rapporti interpersonali;
  • l’area del sostegno e dell’aiuto: il significato dell’intervento istituzionalizzato, le scelte da compiere quotidianamente, l’assunzione diretta delle responsabilità o delega dello “specialista”, il sostegno ricevuto dalla famiglia, dagli amici, dalle reti di solidarietà;
  • l’area dell’identità di sé : gli eventi che favoriscono l’incontro con il neonato, l’intensità del legame ed il senso di solitudine, il bisogno di stabilità e la necessità di evitare chiusure del rapporto, i cambiamenti delle abitudini, delle relazioni e degli stili di vita ;
  • l’area dell’identità familiare: la famiglia come istituzione esterna all’individuo o come luogo di sviluppo di un’identità personale (il piacere dello stare insieme, la sensazione di protezione e di riconoscimento, la continuità delle relazioni affettive, ecc.);
  • l’area della condivisione e della partecipazione, l’apertura ad altre esperienze ed opinioni, l’apertura dei rapporti e dei legami, il confronto e l’identificazione con l’altro, il senso di appartenenza ad un contesto di vita.

 

Dal materiale raccolto emerge sostanzialmente un quadro di responsabilità nella scelta procreativa.

 Il desiderio di un figlio, proprio perché coinvolge una sfera ritenuta “privata”, viene riferito unicamente al senso di responsabilità ed alla competenza personale.

§ Abbiamo deciso di avere un figlio solo quando ci siamo sentiti in grado di crescerlo bene.

§ Con il primo figlio vivevo sempre in funzione di quello che sarebbe successo “dopo”….. quando avrebbe camminato, quando avrebbe parlato, ecc. Con il secondo mi sento di vivere intensamente ogni attimo: questi momenti sono solo nostri.
Quando le condizioni personali espongono ad una maggiore vulnerabilità, si sente la mancanza di supporti esterni.

§ La società non protegge la gravidanza, non ti mette in condizione di vivere tranquillamente la tua maternità.
Il progetto procreativo, anche se declinato in scelte che coinvolgono direttamente la sfera personale, si vive come proiettato oltre la sfera individuale. Superati ormai i vincoli morali del dovere e dell’obbedienza che hanno segnato il destino delle generazioni che ci hanno preceduti, il nuovo compito etico è diventato quello di collocare altrove gli aspetti di universalità connessi al desiderio procreativo.

§ Quando ho avuto la conferma della gravidanza, mi è sembrato di aver rubato un po’ di eternità.

La gravidanza e la nascita di un figlio coinvolgono sia la sfera biofisica sia quella psicologica e relazionale della persona.

§ La gravidanza è un corpo che genera sentimenti. Il figlio che nasce è qualcosa che è stato parte di te e che ora cresce al di fuori di noi.

§ L’allattamento al seno è stato per me un modo di prolungare l’unione fisica con il bambino.

§ Il figlio che nasce significa che qualcosa che era nascosto, diventa un’entità reale.

Si vive con una certa difficoltà il ripristino di un nuovo equilibrio nella ripartizione degli affetti. Diventa predominante il fattore “tempo” (che significa anche disponibilità all’apertura e al cambiamento) che va ripartito fra più esigenze.

§ Il vivere coniugale viene spesso messo dopo i figli. Non nego che sia difficile trovare nuovi spazi, ma il bambino spesso diventa quasi un alibi: ora non ho tempo, ora c’è il bambino.

E’ come se la connessione fra l’evento biologico che prima unisce (la gravidanza) e poi separa (la nascita) e la sua simbolizzazione nella relazione affettiva, debba in qualche modo passare attraverso una sorta di frammentazione e di scissione degli affetti che solo il tempo e lo star bene riuscirà a conciliare.

Questo si è potuto verificare confrontando il materiale emerso dal racconto di madri con figli un po’ più grandi (intorno all’anno di età).

Infatti per loro è stato più semplice parlare della “relazione a tre”.

§ Il figlio è qualcosa di speciale perché crea nuovi legami soprattutto con tuo marito.

§ Il figlio è un esperienza unica che ti cambia. Allargare il rapporto a tre ti rivoluziona la vita: il bambino non può entrare in qualcosa di prestabilito, c’è l’esigenza di modificarsi.

§ All’inizio ero io che dicevo al padre come doveva fare con il bambino: poi anche per lui tutto è stato più semplice e naturale.

In queste condizioni diventano di primaria importanza i supporti che ruotano intorno alla madre.

§ Il sostegno familiare è importante per riuscire a ridistribuire l’attenzione e gli affetti. Poter delegare ogni tanto a qualcun altro la cura del bambino, ci consente di ritrovare il senso di altri impegni.

§ La donna viene seguita ed aiutata fino al momento del parto, poi basta, non ci si interessa più a lei.

§ C’è un “buco nero” di almeno tre anni nelle risposte delle istituzioni; dal momento del parto all’inizio della scuola materna, la donna viene lasciata sola.

§ Alcune forme di aiuto valide (per esempio l’incontro con il pediatra) vengono proposte troppo in anticipo (durante i corsi di preparazione al parto), quando ancora non interessano. Poi, quando esiste il problema reale, di fronte a dubbi ed ansie (il latte basterà, perché dorme così poco, l’avrò vestito in modo adeguato, ecc.) non è più possibile avere un consiglio, un parere diretto.

§ Oggi la mamma viene molto informata dagli esperti e dalle riviste specializzate. Spesso tu ti trovi a dover scegliere fra mille pareri (a volte fra loro contrastanti), senza alla fine riuscire ad orientarti.

§ Si ha la netta sensazione che oggi si facciano grandi campagne e si mobilitino molte forze per questioni lontane dall’uomo, ma poi nessuno si preoccupa veramente di un bambino che sta male.

§ Per una donna che lavora la legge costringe a rientrare al quarto mese di vita del bambino. Ma davvero pensiamo che a quell’età un bambino sia già sufficientemente grande per essere separato dalla madre ed accudito da altri?

I supporti ricevuti dai parenti vengono certamente considerati importanti, ma spesso anche troppo intrusivi e alla fine lesivi della competenza genitoriale.

§ I parenti più stretti spesso interferiscono troppo, togliendo spazio e tempo al lavoro dedicato di ricostruzione dei rapporti.

§ Spesso interferiscono anche riguardo ai modi ed agli atteggiamenti che tu hai con tuo figlio. Non si rendono conto che per loro è un po’ diverso: loro possono permettersi di essere più permissivi con il nipote…Loro sono i nonni non sono i genitori!

§ Ho sentito più utile confrontarmi con amiche che vivevano i miei stessi problemi.

E’ importante avere qualcuno con cui potersi sfogare liberamente e potersi confrontare perché vivono una situazione analoga alla tua.

§ Crescere un figlio è un po’ come recitare a soggetto: devi poter fare con lui quello che ti sembra giusto senza sottostare in continuazione alle direttiva di altri.

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Il percorso verso la costituzione di un’identità della donna come madre, viene riferito come generalmente difficile perché totalmente assenti gli agenti che possono facilitare tale processo.

Infatti nelle situazioni di normalità viene omessa la comunicazione che può favorire un processo di significazione e di consapevolezza; nelle situazioni di difficoltà vi è un eccessivo ricorso all’intervento dell’esperto che non facilita in genere l’assunzione diretta delle responsabilità e lo sviluppo della competenza personale.

§ La società non ti segue più come madre: ti segue prima come persona ma non poi come madre. E’ immediata la scissione fra te e tuo figlio; tu madre non esisti più fino a quando tuo figlio farà il suo ingresso in società, allora esisti di nuovo tu…. ma di riflesso come “la madre di…”.

§ Già in ospedale dove vai a partorire tu non esisti più, diventi un fantasma. Dopo il parto senti di aver bisogno ancora di qualcosa, ma tutto ti sembra finalizzato unicamente al bambino.

§ Anche negli ospedali in cui viene posta molta attenzione all’assistenza ed al trattamento, non ti senti presa in carico e trovi difficilmente risposta alle necessità che senti di avere in quel momento.

§ Anche per tutti i problemi che ti trovi poi a dover gestire una volta arrivata a casa, non sai a chi rivolgerti, l’unica persona che hai a disposizione è il pediatra che però contatti solo se il bambino sta male.

Data la situazione che si registra l’esperienza personale (primo o secondo figlio) viene ritenuta determinante:

§ Si vive in funzione del figlio, ma mentre con il primo ero molto emotiva e reagivo in modo eccessivo ad ogni cosa, con il secondo mi sento più tranquilla, più naturale.

Per una donna è importante che le venga riconosciuto l’impegno e la fatica che richiede il rapporto totalizzante con il figlio: anche se appagata sente di dover impiegare molta energia per poter trovare nuovi equilibri.

§ Prima facevo molte cose, ora il figlio assorbe tutto il mio tempo.

§ Mi sento molto realizzata come madre, ma ho dovuto rinunciare a tutto.

§ L’assorbimento totale è per me come una continuazione del forte legame della vita intrauterina.

§ Non ho rinunciato alla mia libertà per il figlio, ho imparato a fare le cose con lui.

§ Un figlio ti assorbe completamente; chi ti sta vicino deve poter capire il valore e la fatica. E’ importante potersi incontrare e parlare.

E’ stato più semplice per le donne che hanno partecipato ai nostri incontri definire un’identità familiare.

§ La famiglia evoca sicurezza, è come una porta sempre aperta.

§ La famiglia è un ponte gettato verso l’esterno. E’ lì che si imparano le regole del vivere sociale, anche se poi vengono in parte modificate dalla tua personale maturazione.

§ E’ molto importante il senso dell’amore e della sicurezza che ti viene trasmesso dalla famiglia. Poi le figure reali di riferimento possono anche mancare, ma ti rimane dentro il senso delle cose che hai imparato.

Così come il desiderio procreativo anche alla famiglia viene assegnata un duplice valenza: di realizzazione della responsabilità soggettiva e come detentrice di valenze che vanno oltre il soggetto.

§ La costituzione di una famiglia è una ricerca di senso, è un modo per andare oltre la tendenza all’adesione passiva ai modelli divulgati dalla televisione.

§ Per migliorare la famiglia bisogna migliorare se stessi.

§ La scelta di costruire una famiglia è una responsabilità personale alla quale io ritengo di dovermi continuamente riferire.

§ In famiglia c’è “solidità dei rapporti” che non significa però “verità assoluta”: è importante l’apertura ed il confronto.

Viene quindi confermato la necessità di condividere per potersi confrontare, ed il bisogno di uno spazio che rassicuri e che susciti sentimenti di fiducia e familiarità .

§ E’ importante avere un punto di riferimento dove poter trovare risposte sia per i bisogni della madre che per quelli del bambino.

§ Una madre rimane troppo tempo da sola con il bambino, il distacco diventa così ogni giorno sempre più difficile. Il bambino rischia di diventare la tua unica ragione di essere.

§ E’ importante poter contare ogni tanto su qualcuno di cui ti fidi a cui tu puoi anche affidare il tuo bambino.

§ Poter parlare con qualcuno che si trova nelle tue stesse condizioni e prova le tue stesse paure ed i tuoi dubbi, ti consente di superare quello che ti appare insuperabile. Si va spesso in panico perché pensiamo che quello che ci accade stia capitando solo a noi. Quando poi si chiama il pediatra succede spesso di trovarsi coinvolti in un circuito che non ci appartiene (gli accertamenti, le diagnosi, le cure) che incrementa le nostre paure ed ansie.

§ Molto spesso con il pediatra non c’è quel rapporto di familiarità, perciò non si ha il modo ed il tempo di poter chiarire i nostri dubbi.

L’incontro con i pediatri
Per raccogliere le opinioni dei testimoni privilegiati, si è costruita una traccia di intervista che è stata poi proposta ai medici pediatri del distretto di Seregno (azienda USSL n. 30). La traccia dell’intervista è stata così strutturata:

a) le patologie più ricorrenti nell’età neonatale;

 b) quanto possono incidere le componenti psicogene ed il “clima relazionale”:
  • nella determinazione del sintomo
  • nel decorso della malattia
  • sull’esito della cura

c) i fenomeni di ripetitività del sintomo e delle richieste di intervento

d) l’incidenza che hanno su tali fenomeni le difficoltà nella relazione madre-bambino o le tensioni nell’ambito familiare

e) eventuali collaborazioni operative

f) suggerimenti in merito alla promozione di iniziative che possano risultare utili a migliorare lo stato di benessere della popolazione infantile a Seregno.

I medici pediatri sono stati contattati attraverso canali istituzionali (il Comitato Consultivo del Medici di Base dell’azienda USSL n. 30).

Il grado di coinvolgimento è stato però scarso ed ha prevalso una forte diffidenza che ha di molto condizionato il materiale raccolto.

Inoltre il poco tempo a disposizione non ci ha consentito incontri individuali, il lavoro si è risolto in un breve.

Dal materiale raccolto, anche se alquanto limitato dai fattori sopra esposti, sono comunque emersi elementi di interesse:

  • Il disagio che si rileva nel rapporto madre-bambino non è più riferibile ad uno status sociale (povertà economica e socioculturale), o ad uno scarso livello di informazioni;
  • Le difficoltà nel rapporto madre-bambino hanno una diretta ricaduta sulla gestione dei fattori connessi alla fisiologia della crescita del bambino: il contenimento del pianto, l’insonnia, i problemi connessi all’alimentazione, ecc.;
  • L’insicurezza si denota maggiormente nelle giovani madri, ma chi ha esperienza tende ad esagerare il grado d’ansia di fronte le patologie più serie;
  • La maggiore esperienza o il maggior grado di informazioni, suscita nella madre un atteggiamento ambivalente verso l’esperto: da una parte si aspetta una risposta risolutiva al problema, dall’altra non si delega però completamente il controllo della situazione. Gli atteggiamenti ricorrenti che ne sono sentore sono ad esempio il rivolgersi a più strutture (o a medici privati) per sentire diversi pareri, senza avere poi la capacità di discernere fra le diverse indicazioni ricevute.
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A Seregno sembrano sufficientemente presenti e solide le reti di sostegno familiare.

Nonostante questo e l’alta percentuale di benessere economico, il rapporto con il figlio è maggiormente orientato alla cura, meno alla stimolazione di curiosità e di interessi, importanti per il suo sviluppo psicologico e relazionale.

Le conclusioni
E’ da tempo in atto una sensibilizzazione a livello parlamentare affinché si affrontino i nodi che attualmente penalizzano la scelta di avere figli:

  • una maggiore equità fiscale fra le famiglie che non hanno figli e quelle su cui gravano gli oneri della cosiddetta “responsabilità di cura” (rivolta ai figli, agli anziani, agli invalidi, ecc.);
  • maggiori agevolazioni nel rapporto fra lavoro e le responsabilità di cura;
  • l’attenzione allo sviluppo e alla qualità dei servizi rivolti alla persona.

Pur mantenendo il nostro impegno affinché tali principi vengano realizzati, ci è sembrato importante declinare tale impegno nella realtà a noi più vicina.

E’ a tale proposito che ringraziamo l’Amministrazione Comunale di Seregno per l’opportunità offerta.

Dalla nostra ricerca emerge un sempre maggiore grado di consapevolezza dell’individuo e della coppia nella scelta procreativa.

Ma proprio a causa di tale consapevolezza (che non permette di proiettare all’esterno difficoltà e disagi), sembrano aumentare i conflitti interni e nei rapporti interpersonali, nel tentativo di conciliare i molteplici impegni dettati dalla vita di tutti i giorni.

Così ci si sente combattuti fra il profondo amore provato verso il figlio desiderato e l’esigenza di un “ritorno alla normalità”, che per la donna di oggi (impegnata sia sul versante familiare che lavorativo) risulta essere molto più difficile di quanto non lo sia stato per la propria madre o per la propria nonna.

Del resto nella nostra società ad alto livello di complessità, la funzione materna viene poco riconosciuta e l’identità femminile costruita su più versanti.

Nelle donne che hanno partecipato ai nostri incontri è emerso così un alto grado di solitudine provato proprio nel periodo in cui la relazione con il figlio diventa totalizzante e non dà spazio ad altre realizzazioni.

Il bisogno che ne emerge si riferisce perciò alla richiesta di un maggiore riconoscimento “sociale” della maternità, questa volta inteso anche come possibilità di scambio e di condivisione per uscire dal senso di solitudine.

Attualmente una delle maggiori risorse presenti a Seregno come supporto alle neomamme, sembra essere la rete informale della cerchia familiare, vissuta però spesso con ambivalenza a causa del forte legame di dipendenza che si viene a creare.

Come diretta conseguenza del dato sopra indicato, è emerso il vissuto di estraneità nei confronti dei supporti a cui ci si può riferire al di fuori della rete parentale.

Per la donna che si deve rivolgere “altrove” per avere un aiuto e un sostegno, diventa fondamentale l’esistenza di un collegamento e di un circuito capace di accrescere in lei il senso di fiducia e di familiarità.

Il proporci come uno dei poli di riferimento per le famiglie di Seregno, prende avvio proprio da tali necessità nella convinzione che la famiglia rappresenti ancora un’insostituibile risorsa per la crescita e lo sviluppo della persona, ed i servizi (a questa rivolti) come opportunità di scambio e di crescita.

L’esigenza più urgente diventa perciò quella di trovare modi di incontro e di collaborazione con l’autorità istituzionale che si fa garante della salute e della tutela del cittadino.

Quello che auspichiamo è che l’Amministrazione Locale svolga un’azione di governo nel rapporto pubblico e privato nel rispetto del principio di sussidiarietà e di sviluppo delle iniziative private, come previsto dalla legge sull’ordinamento delle autonomie locali (L. n. 142/90) e dal progetto regionale sul riordino del sistema socio-assistenziale in Lombardia.

Le indicazioni che possono derivare dal nostro lavoro riconducono inevitabilmente al principio olistico quale principale garanzia della qualità dei servizi rivolti alla persona.

Perciò ci sembra opportuno puntualizzare che, per uno sviluppo “condiviso” di Seregno, a nostro parere risulta essere significativo quanto segue:

 INDICAZIONI ORGANIZZATIVE

1) Un maggiore avvicinamento fra le famiglie e l’Amministrazione Locale attraverso:

  • lo scambio di informazioni in merito alle risorse presenti sul territorio che possono utilmente essere fruite e/o potenziate dalle famiglie;
  • la promozione di una consulta che coinvolga le realtà istituzionali e del privato sociale (associazioni e volontariato), considerato nella sua primaria funzione di rappresentanza sociale dei bisogni presenti in ambito locale;
  • la promozione di forme di coordinamento operativo fra le diverse realtà territoriali (pubbliche e private) referenti per area, al fine di individuare strategie comuni ed innovative.

2) La realizzazione di un osservatorio permanente in grado di analizzare i bisogni e le trasformazioni della famiglia dal punto di vista clinicosociale, in grado cioè di valutare sia le valenze soggettive che quelle relazionali delle strutture umane.

Da tale iniziativa ne potrebbe derivare un centro di documentazione e di formazione rivolto sia alla popolazione che agli operatori del settore maternoinfantile.

INDICAZIONI OPERATIVE

1) La promozione di interventi rivolti alle famiglie (orientati alla formazione e alla consulenza) nell’ambito delle problematiche riferite alle funzioni genitoriali e allo sviluppo nell’età evolutiva.

Tali momenti, organizzati secondo i principi della community care, possono rivelarsi un’importante strumento di prevenzione, nonché di incentivazione delle risorse personali e della rete di appartenenza (sociale e parentale).

Dalla ricerca che abbiamo condotto è emerso chiaramente come uno dei modi per creare competenza e prevenire il disagio, sia proprio quello di orientare l’interesse personale per la soluzione di un problema, verso obiettivi universali e condivisi.

Ciò consentirebbe del resto l’applicazione del principio della tutela della salute del cittadino, avvicinandolo ai suoi mondi vitali ed alla sua peculiarità “relazionale” e “contrattuale”.

2) L’offerta di servizi flessibili è capace di rispondere ai bisogni della famiglia prevenendo il malessere conclamato (che arriva ai servizi come domanda di intervento) e per l’assunzione diretta della “responsabilità di cura”.

Il principio a cui ci riferiamo è da tempo sperimentato da alcuni professionisti che hanno aderito a MATERNAmente (condividendone gli scopi e le finalità):

  • nell’area della gravidanza, della preparazione e dell’assistenza al parto;
  • nella promozione del benessere nella relazione madre-bambino fin dalla nascita e attraversando le tappe più significative dell’età evolutiva;
  • nella prevenzione del disagio nelle relazioni familiari e nell’espletamento delle funzioni genitoriali.

 

La metodologia è orientata principalmente:

  • allo sviluppo della sicurezza emotiva ed al senso del valore personale attraverso processi di assunzione diretta della responsabilità nelle scelte;
  • alla trasmissione di informazioni e di competenze, all’incentivazione dell’investimento affettivo e del processo di identificazione;
  • all’integrazione sociale e allo sviluppo del senso di appartenenza ad un contesto relazionale.

 

Concludiamo perciò questo nostro contributo, augurandoci di essere considerati come possibili interlocutori per poter valutare aree di lavoro congiunto al fine di:

  • superare l’isolamento relazionale delle famiglie, favorendo esperienze di solidarietà e di aiuto reciproco;
  • mettere a disposizione delle famiglie opportunità di comunicazione, strumenti formativi e informativi che ne potenzino le capacità educative e di relazione con i figli, prevenendo le disarmonie dello sviluppo psicologico e relazionale;
  • sostenere l’attivazione di servizi flessibili e diversificati che integrino la rete pubblica nell’assistenza alla gravidanza e al parto e supportino la famiglia nei compiti di cura e crescita dei figli.

 

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