Finalmente la vasca è piena, appena entro e mi immergo avverto un sollievo immediato, i muscoli si rilassano e per un po’ riesco a gestire bene le contrazioni, Michela mi controlla e mi dice che vado benissimo, sono già a 7 cm di dilatazione e probabilmente il bimbo nascerà prima del pomeriggio.

Nella vasca sperimento diverse posizioni, la mia preferita per le pause è girata sul fianco, con mio marito che mi da tanti baci sulla fronte mi accarezza la testa, lui è stato davvero eccezionale.
Ad ogni contrazione mi aggrappo ad una corda appesa sopra la vasca, i dolori cominciano ad essere molto forti, verso le 10.00 sento il bisogno di spingere e Michela mi dice che sono a 9 cm di dilatazione ma che se voglio posso iniziare a spingere un po’.

Cerco di sfruttare tutta la contrazione per spingere ma non sempre ci riesco, il dolore si intensifica e io trovo sollievo gridando, ma ormai non sono grida “normali”, sembrano quasi ruggiti, è questa la parola che userà mio marito più tardi.

È strano, ma gridare mi da la forza di spingere.
Michela mi dice “Da adesso in poi segui il tuo istinto”; ormai sono quasi senza forze, fra una contrazione e l’altra mi addormento, viene aggiunta altra acqua calda.

Ad ogni nuova contrazione mi chiedo dentro di me quanto mancherà, sento di non farcela, mia madre, mio marito e l’ostetrica iniziano a dirmi che si vede la testa, che manca poco, ma io non ci credo.

È in questo momento che credo di morire… [SEGUE]

 

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