Chiamano Marco a casa e gli dicono di venire che ci siamo, 10 minuti ed è li in sala parto mentre io arranco nello spogliarmi, mi sento imbranata come una foca.
Entro in acqua ed è il paradiso, il tepore e l’acqua in sé mi calmano anche se le contrazioni diventano forti e Matilde spinge già per uscire la furbina cosi devo iniziare a soffiare per evitare di spingere anch’io.

Tra una contrazione e l’altra mi sembra di assopirmi, forse anche perché è dal giorno prima che non dormo.
Mettono musica in sottofondo, celtica o giù di lì, abbassano la tapparella perché fuori è l’alba ma si crea una bella penombra rilassante Marco mi fa aria perché sono sì nuda in acqua ma sto morendo di caldo… un po’ di più, un po’ di meno, ma che “rompi balle” che sono!

Finalmente nel giro di un paio d’ore mi dilato al punto giusto per spingere e posso finalmente aiutare la mia Tata a uscire.

Spinge lei che spingo io, mi viene naturale spingere fortissimo, nessuno mi dice come fare perché lo sò… prima la testa, che bruciore (scoprirò poi che la “furbina” ha trovato un pertugio per mettere oltre la testa anche un braccio…) sono lì che prendo fiato pronta per la prossima spinta e chiedo all’ostetrica quanto ci vorrà per il corpicino, e mentre ragioniamo, Pluf!

Matilde esce da sola: una sensazione stranissima non so spiegarla… [SEGUE]

 

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