Perché è importante parlare ai bambini piccoli ✿

parlare

 

Una recente ricerca effettuata dall’Università Amherst del Massachussetts, ha finalmente concluso con uno studio di follow-up, un percorso di analisi della Dottoressa Lisa Scott riguardo l’importanza di parlare ai bambini nei primi mesi vita.

 

La ricerca era inizialmente partita seguendo l’opinione dei neuroricercatori infantili, secondo la quale i neonati fino al nono mese d’età, sono in una fase della propria vita, in cui il cervello crea capacità e competenze in grado di influenzare la crescita neurologica del bambino, potenziando le sue competenze negli anni a seguire.

Parlare in un determinato modo ai bambini, svilupperebbe infatti la connessione tra quello che vedono e quello che sentono; gli effetti di tale procedura, si amplificano fino a 4 o 5 anni dopo.

 

Prima di tutto, una continua spiegazione degli oggetti che si mostrano al bambino, implementa la sua capacità a riconoscere volti e oggetti e in secondo luogo, aiuta il cervello a capire quanto deve essere dettagliata la memorizzazione dei dettagli visti e sentiti.

Secondo questo studio, inoltre, l’impegno dei genitori nel continuare a nominargli il nome degli oggetti, aiuterebbe il bambino a creare delle etichette, che serviranno successivamente anche per un miglioramento degli apprendimenti futuri.

Lo studio iniziale, fatto anni fa, pubblicato su riviste scientifiche, si basava sulla certezza che nonostante i neonati dai 6 ai 9 mesi fossero in grado perfettamente di riconoscere e distinguere le differenze tra un volto famigliare e uno non conosciuto, dal 9° mese in poi, queste capacità vengono meno.

Il motivo di tale passo indietro, risiede nel fatto che i bambini interagiscono più con un gruppo rispetto ad un altro e di conseguenza tendono ad individuare solo ciò che conoscono meglio, per ripetizione ed abitudine (perceptional narrowing).

 

Lo studio consisteva nel dividere in due gruppi diversi genitori con i propri figli e consegnare loro un libro illustrato con foto di scimmie e passeggini.

Un gruppo, adeguatamente istruito di ricercatori, doveva mostrare ai bambini le foto, indicandoli con nomi strettamente individuali e unici come Bob o Fiona. Mentre l’altro gruppo, doveva procedere indicando le figure con nomi generici, dicendo solo scimmie o passeggini.

Osservando i tempi di risposta fisica e neurologica e le tempistiche di osservazione dell’infante, si è dimostrato che i bambini appartenenti al gruppo dove erano state spiegate le foto in maniera specificatamente individuale, avrebbero sviluppato una capacità maggiore di distinzione degli oggetti visti in futuro (in questo caso, scimmie e passeggini).

 

La Dottoressa Scott, insieme a due dottorandi, Hillary Hadley e Charisse Pickron, ha voluto concludere il primo studio iniziale, verificando se, a distanza di 4 o 5 anni, si fossero presentati risultati sostanziali nella crescita neurologica dei bambini, confrontandoli ad oggi con ulteriori test.

Ha quindi preso nuovamente gli stessi bambini di anni prima, divisi come la scorsa volta e ha aggiunto un ulteriore confronto, reclutando anche bambini mai esaminati, perché voleva capire se le risposte date, fossero solo il frutto di una memoria selettiva pregressa e di una reazione ad uno stimolo già visto o dimostrasse lo sviluppo di una capacità più evoluta.

 

Il risultato dell’intero studio, pubblicato anche sulla rivista specializzata “Developmental Science”, ha dimostrato che i bambini precedentemente sottoposti alla visione di foto, con indicazioni individuali e specifiche, incrementano vantaggi e comportamenti neurologici per il riconoscimento di volti ed oggetti.

I bambini del primo gruppo, infatti, hanno sviluppato negli anni, rispetto a tutti gli altri esaminati, una velocità maggiore nell’associazione di volti e parole quasi paragonabili a quella che si riscontra negli adulti.

 

I genitori vanno quindi, spronati ad incentivare e stimolare i figli al riconoscimento degli oggetti e dei volti, perché è proprio nella fase entro il primo anno di vita, che il cervello getta le basi per gli apprendimenti e le capacità future del bambino.

 

 

 

Fonti Bibliografiche:

– The lasting effects of process-specific versus stimulus-specific learning during infancy
Authors Hillary Hadley, Charisse B. Pickron, Lisa S. Scott

 

– Naming People and Objects in Baby’s First Year May Offer Learning Benefits Years Later

UMass Amherst study suggests naming between 6 and 9 months lays “learning foundation”

 

 

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