L’importanza dell’ossitocina nei legami di attaccamento ✿

attaccamento

L’ossitocina è un ormone fondamentale per la fisiologia del parto e dell’allattamento,
 grazie alla regolazione della contrattilità uterina e alla produzione del latte. Ma oltre a queste azioni, che potremmo definire “meccaniche”, questa sostanza ha anche un’altra funzione essenziale e generalmente meno nota, che è quella di base neuroendocrina nei processi di formazione dei legami affettivi forti e duraturi come quello di coppia e quello materno filiale.
L’ossitocina viene prodotta a da diverse strutture nervose e ghiandolari del sistema nervoso centrale.
La sua liberazione avviene in risposta alla stimolazione di recettori specifici, come accade al momento del passaggio del feto nel canale del parto o durante la suzione al seno in corso di allattamento. In questo caso l’effetto è rapido ed immediato. Comporta la contrazione uterina e l’espulsione fetale nel primo caso e la secrezione lattea nel secondo.

 

L’ormone però viene rilasciato anche in risposta a stimoli cutanei più aspecifici come l’applicazione di calore a contatto diretto con la pelle, la pratica di massaggi e di carezze.

Questo tipo di attivazione avviene sia negli uomini e nelle donne ed innesca una serie di modificazioni neuroendocrine che influenzano profondamente lo stato d’animo e la capacità di relazione con gli altri.
Il suo eccesso infine è stato correlato allo sviluppo di alcuni tipi di comportamento patologico come i disturbi ossessivi e compulsivi.

Non a caso si registra un aumento di incidenza di queste patologie nelle donne che hanno appena partorito.

La liberazione di ossitocina genera sensazioni di piacere ed appagamento grazie alla sua influenza diretta sulla liberazione delle endorfine, potenti sostanze antidolorifiche, chimicamente simili ai derivati dell’oppio, prodotte dal nostro organismo.

 

Grazie a questo circuito il comportamento sociale si rafforza in entrambi i soggetti ad ogni contatto, portando alla formazione di un vero e proprio legame.

Maggiore quindi sarà il contatto diretto tra neo mamme e bambini dopo la nascita e maggiore sarà lo sviluppo di affetto e attenzione reciproche nel corso del tempo.

Il rilascio dell’ormone offre anche un vantaggio pratico a madri e figli, aumentando la capacità di sopportazione di dolore e fatica.

 


Questa condizione favorisce lo sviluppo di relazioni umane
e ci ha permesso nel corso dell’evoluzione di formare nuclei sociali stabili che hanno facilitato la sopravvivenza e l’evoluzione della specie. Il vantaggio evoluzionistico diretto è la capacità di seguire e garantire la crescita e lo sviluppo di una prole che per molti anni rimane non autosufficiente e non in grado di proteggersi ed alimentarsi autonomamente.

Situazioni estreme possono però bypassare questo tipo di meccanismo. In caso di grave rischio infatti il nostro corpo è in grado di bloccare la capacità di socializzazione affettiva, incentrando ogni energia sul principio di autoconservazione.

 

Il rilascio di ossitocina viene inibito infatti dall’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, la struttura endocrina deputata alla gestione delle situazioni di pericolo. Questo meccanismo permette, se si verifica una minaccia imminente, di garantire la sopravvivenza dell’individuo a discapito della sua capacità affettiva.

Anche in questo caso c’è un vantaggio evolutivo, quello di sospendere la procreazione in presenza di condizioni ambientali avverse alla sopravvivenza della prole. Sono le situazioni di tranquillità e benessere dunque le più favorevoli ai comportamenti che permettono la formazione di nuovi legami affettivi.

 

 

 

Fonte Bibliografica

Ossitocina e attaccamento
Annamaria Moschetti, Maria Luisa Tortorella Pediatri di famiglia, ACP Puglia e Basilicata

 

 

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