Mamme lavoratrici. In aumento i casi di mobbing ✿

 

parrucchiera

Dalle inchieste sul mondo del lavoro emerge un dato molto preoccupante che riguarda l’universo femminile inserito nel contesto professionale: l’aumento del mobbing fra le mamme lavoratrici.

 

Ma cosa si intende esattamente con il termine “mobbing”?

L’Osservatorio Nazionale Mobbing ha dato un’interessante definizione a riguardo; con questa parola si indica “qualsiasi atto (volontario) di violenza o di pressione nel mondo del lavoro, che conduce il soggetto che lo subisce ad una vera e propria disperazione, depressione, talvolta perdita del lavoro e in casi più estremi anche al suicidio”.

 

Gli atti mediante i quali questo fenomeno si spiega possono essere i più vari: piccole ingiustizie o disparità di trattamento ingiustificate, violenze psicologiche, declassamenti, vessazioni di ordine verbale o meno. Qualsiasi forma assuma, il mobbing è finalizzato ad un solo proposito: distruggere psicologicamente (e talvolta anche fisicamente) la persona che lo subisce.

Le dimensioni del problema assumono una rilevanza ancora maggiore se si pensa che ne sono vittime donne in gravidanza, in questo caso, o neo mamme, che vengono così a trovarsi in una situazione davvero difficile e dalla quale è molto complesso uscire.
Testimonianze preoccupanti quelle che risultano dall’inchiesta dell’Espresso, da cui emerge -statistiche alla mano- che negli ultimi cinque anni i casi di mobbing da maternità sono aumentati del 30% nel nostro Paese.

 

Circa 800mila le donne costrette a dimettersi o che sono state licenziate negli ultimi due anni, e 350mila quelle discriminate per il fatto di essere in gravidanza.

L’Osservatorio Nazionale Mobbing ha raccolto questi drammatici dati facendo riferimento solo agli ultimi anni, ma il fenomeno è certamente più esteso, se si tiene conto del fatto che molte vittime scelgono di non denunciare, per paura di ritorsioni o per non compromettere ulteriormente la propria situazione sul lavoro.

Sempre le statistiche raccontano un fenomeno che è radicato specialmente nelle metropoli, Milano, Roma e Torino in testa, e sono sempre più numerosi i casi di donne che abbandonano il lavoro entro il primo anno di vita del figlio.

 

Esiste un modo concreto per difendersi da questo fenomeno così tragico e spesso silenzioso?

Probabilmente il primo passo da fare è conoscere i propri diritti.
Ancora una volta, l’Osservatorio Nazionale Mobbing ha specificato quali siano gli aspetti giuridici del mobbing.

Ai sensi dell’art. 2087 del Codice Civile, “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Articolo che si ricollega ai valori costituzionalmente sanciti, ex art. 32 e 41 del testo Costituzionale. Comportamenti lesivi dell’integrità psico-fisica possono essere considerati anche quelli del mobbing, come la giurisprudenza più recente ha messo in rilievo

 

Non solo la vittima del mobbing è chiamata a difendersi da questo comportamento, ma ha il diritto di farlo e la possibilità di appoggiarsi ad associazioni locali e nazionali, come la MIMA di Bologna e “L’Osservatorio Nazionale Mobbing-Bossing” già citato.
Queste associazioni aiutano il lavoratore a reagire, innanzitutto psicologicamente e se necessario anche legalmente, di fronte ai soprusi del mobbing; nella consapevolezza che questo problema, prima che danneggiare economicamente l’individuo, lo schiaccia ed opprime dal punto di vista psicologico ed umano.

 

 

Fonti Bibliografiche

Inchiesta del settimanale “L’Espresso”

Osservatorio Nazionale Mobbing

 

 

 

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