Il latte vegetale è troppo caro. Abbassare l’IVA ✿

latte vegetale
Il prezzo del latte vegetale, sostituto prezioso del latte vaccino e ovino in numerose diete, è troppo caro.

 

Una soluzione per ridurne il costo potrebbe consistere nell’abbassamento dell’IVA, a tutto vantaggio dei consumatori alle prese con intolleranze/allergie e dei produttori che lo impiegano nella preparazione di dolci, gelati e altri prodotti.

Un prezzo più contenuto del latte vegetale, inoltre, faciliterebbe la vita e la spesa di chi segue, per scelta, un’alimentazione vegan.

Di certo, oggi, il prezzo del latte vegetale è troppo caro e abbassare l’Iva può costituire un primo passo per renderlo più economico e alla portata di tutti.

 

Latte di soia in testa, i prodotti d’origine vegetale stanno interessando un numero importante e crescente di consumatori, sia per ragioni di salute o di peso che per scelte personali.

Eppure, il prodotto non rientra tra quelli per i quali vige un’aliquota Iva agevolata.

Il prezzo del latte vegetale è alto, specie per il consumatore finale, perché il prodotto non viene considerato di prima necessità.

La Lega antivivisezione, la LAV, è tra i promotori di una vera e propria campagna per la riduzione dell’Iva.

 

Il punto di partenza è semplice: tanto il latte di soia quanto gli altri latti vegetali sono sempre più diffusi ed è sovente possibile, lontano dagli scaffali del supermercato e fuori delle mura di casa, chiedere e ottenere un cappuccino o un caffè macchiato con latte vegetale.

Il costo però aumenta, proprio in ragione di un’aliquota Iva che non equipara questi prodotti ai latti d’origine animali, a cominciare da quello vaccino.

Eppure, per la LAV, oltre che far bene alla salute il latte vegetale consente di diminuire “sfruttamento e uccisione di animali”.

 

Cosa fare? Per l’associazione, la riduzione dell’Iva è il punto centrale.
“Il latte di mucca gode del privilegio di un mero 4%, quelli di origine vegetale (soia, farro, avena, riso, mandorle, cocco e altri) sono oberati dal 22% di rincaro”, osserva la stessa Lav.

L’esempio pratico è presto tracciato.

Se, all’origine, un litro di latte vaccino dovesse costare 1 euro – mettiamo 1 per fare i conti facilmente – al consumatore verrebbe a costare 1,04 euro. Rincaro di 4 centesimi. Il latte vegetale, a parità di costo iniziale, verrebbe invece a costare 1,22 centesimi: 18 centesimi in più.

 

 

 

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