Numerosi studi, tuttavia, denotano posizioni diverse tra i medici quando il bambino non sia stato ancora svezzato e la sua alimentazione si basi esclusivamente sul latte materno.
Sembra che in questo particolare caso, infatti, le ore di digiuno possano essere ridotte fino alla metà rispetto alle otto ore normalmente necessarie per un completo svuotamento gastrico.

La particolare velocità di digestione del latte materno, ma anche le sue caratteristiche chimiche – in particolare il PH a bassa acidità – rendano meno pericolosa la sua assunzione a ridosso di un’operazione, riducendone il rischio.
Pur non sottovalutando l’importanza del digiuno preoperatorio, quindi, si può ritenere che il latte materno abbia un impatto più ridotto sulla digestione rispetto ad altri alimenti.

A questo si aggiungono, infine, considerazioni psicosomatiche legate all’allattamento, che insieme all’assunzione libera di liquidi potrebbe contribuire a migliorare il generale stato di benessere e serenità del neonato, favorendo il successivo intervento chirurgico.

Una soluzione potrebbe essere quella acutamente indicata da alcuni studiosi, che suggeriscono di attaccare il bambino al capezzolo solo dopo aver svuotato il seno con il tiralatte, allo scopo di fornirgli conforto con l’atto della suzione e il contatto fisico con il corpo della madre.

 

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