Decrescita: una scelta in controtendenza?

campana

 

A livello economico decrescita significa innanzitutto riduzione del consumo e di tutti quei flussi materiale legati al consumo di beni.

Decrescita una parola che, ormai, leggiamo e sentiamo usare sempre più spesso come una sorta di appello.

 

Ma da dove cominciare?

Cominciamo col renderci conto che, contrariamente a quello che pensiamo, un aumento del consumo e quindi di produzione di beni e servizi porta ad una evidente riduzione del benessere sociale.

 

Come?

In primo luogo l’aumento degli stock di beni disponibili prodotti industrialmente in serie diminuisce la qualità dei prodotto stesso che influisce infine negativamente sul consumatore.

 

Cosa possiamo fare?

Innanzitutto va chiarito che descrescere non deve apparire come un programma masochistico che imponga di rinunciare a tutto e subito (della serie lascio tutto e mi ritiro a fare l’eremita) soprattutto in un sistema sociale presente in cui da questo punto di vista poco muta o con grande lentezza.

Inoltre, utopicamente, una drastica e improvvisa riduzione della domanda dal punto di vista economico porterebbe altri guai (come la disoccupazione).

Piuttosto decrescita va intesa come una trasformazione verso comportamenti sociali, politici, economici detti sostenibili rivolti ad aumentare il benessere sociale e non diminuirlo.

 

Praticamente?

Dobbiamo diventare consapevoli che oggi la maggior parte delle risorse impiegate non sono utilizzate per produrre benessere ma per mantenere in vita tutta la struttura che gira attorno l’offerta di beni e servizi.

Con le nostre azioni possiamo influire enormemente verso il cambiamento: optiamo per delle scelte consapevoli non lasciamoci condizionare!

 

Personalmente, prima, non facevo caso a ciò che acquistavo. La scelta era affidata unicamente all’impatto visivo: “Si, mi piace, bello, dev’essere buono, lo prendo!”

Oggi, soprattutto dopo essere diventata mamma, sono molto più critica nella mie scelte.

 

Sono consapevole che la mia scelta potrà almeno in parte influire sulla futura offerta.

Scelgo prodotti locali: si riducono costi di trasporto e inquinamento; prodotti di piccoli aziende locali non significano minor qualità. Sappiamo che ormai oggi la qualità non è certamente garantita dal “nome famoso”.

 

Sto attenta alle confezioni: prediligo materiali riciclabili, come l’alluminio rigenerabili all’infinito; se possibile acquisto prodotti sfusi da banco.

 

Frutta e verdura dall’orto personale oppure al mercato dove prediligo il piccolo agricoltore che vende direttamente i proprio prodotti così possiamo imparare quali sono le colture di stagione. Difficilmente il piccolo contadino dispone di grandi serre e celle frigorifere ma vende subito gli ortaggi appena raccolti.

 

Leggo le etichette: cerco di informarmi, voglio sapere cosa mangio e cosa mi spalmo.

 

Prediligo i piccoli negozi: hanno fama di essere più cari, ma pensiamoci bene. Negli ultimi anni abbiamo osservato la chiusura di tanti piccoli negozi per lo più a conduzione famigliare.Costretti a chiudere perché non hanno retto la concorrenza prima dei super e poi degli Ipermercati.

Ma siamo sicuri che ci facciano realmente risparmiare?

Il prezzo che paghiamo in meno sul prodotto lo rimettiamo in perdita di qualità, in salute, in costi per la società. Scaffali sempre pieni oltre necessità, montagne di rifiuti per l’esubero di prodotto.

Dove prima potevamo andare a fare la spesa a piedi adesso siamo disposti a fare km e code in auto per trascorrere il tempo in capannoni illuminati artificialmente, a passeggio tra viali di scaffali stracolmi dove il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo, tenendo per mano i nostri figli con gli occhi luccicanti di bramosia di possedere tante superflue, belle cose luccicanti.

Forse quello che faccio non è determinante ma io ho cominciato da qui.

 

Una Mamma

 

Guarda il Video “La Storia delle Cose”


 

Vuoi saperne di più? Le Mammole ne discutono qui LINK

 
 

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