Il contatto sonoro

iStock_000004564778XSmall

Fin dal concepimento, l’embrione percepisce e conosce il mondo esterno attraverso le vibrazioni che l’universo sonoro in cui è avvolto produce.

 

Il battito cardiaco, il respiro, il flusso sanguigno, il rumore delle articolazioni, etc., con il loro andamento ritmico e melodico rassicurano il bambino.

Intorno al sesto mese il feto riesce persino a percepire i rumori esterni seppur il liquido amniotico li attutisca e li renda ovattati.

 

A ciò si aggiunge la voce della madre, il primo vero veicolo di interazione che si fa via via più diretto ed efficace con il progredire della gravidanza; la percezione dei movimenti del piccolo infittisce il dialogo, essa, mai come prima, lo sente vivo e presente : il suo bambino cresce in lei, comunica e interagisce.

Questo rapporto sonoro ha un effetto stimolante per lo sviluppo organico, cellulare e mentale.

 

Tutti questi elementi costituiscono il primo canale di comunicazione che, successivamente (e unitamente al movimento e al contatto), darà al bambino la possibilità di conoscere il mondo e se stesso.

Essi si presenteranno come la base per la comunicazione metaverbale fondamentale per il neonato e l’adulto in fieri quale è.

 

Il suono è in sostanza il mezzo privilegiato del contatto d’amore.

Una volta venuto alla luce, il neonato sa riconoscere le voci familiari e le musiche dalle quali è stato circondato nella vita intrauterina.

Non è quindi difficile comprendere come il canto e la musica prenatale (intesa in senso lato) siano parte integrante del percorso di nascita; un cammino nel quale la mamma e il suo bambino vibrano come un unico strumento musicale.

 

Tutto ciò che vibra nella madre, vibra nel bambino; esiste una sincronicità [Osho]

 

Più questo strumento è accordato e questa danza armonica, più il suono di vita sarà gradevole e appagante nella sua completezza

Le premure che la mamma (e il papà) donano al bambino prenatale, attraverso la voce e il contatto, si configurano come un massaggio sonoro che permette di aprire se stessi e il bambino all’ascolto profondo.

Questi processi avvengono spontaneamente, è la natura stessa a rendere recettivo e a far primeggiare tale lato ancestrale e istintuale.

 

A noi non resta che un solo compito: aprirci.

L’approccio olistico suggerisce di immaginare il bambino come un ologramma dei genitori, ossia come rappresentazione continuativa.

Seguendo un andamento speculare e circolare, possiamo concepire e ammirare la struttura sostanziale ed essenziale dell’insieme : come il bambino contiene la madre (e il padre) nella sua veste di “continuazione” dei medesimi, così la madre contiene nel suo grembo il bambino.

 

La forza evocatrice di questa rappresentazione è connessa con l’eco sonoro della diade mamma-bambino, ossia con lo strumento che vibra all’unisono.

Se alle costanti e rassicuranti fonti ritmiche interne al corpo della madre si uniranno veri e propri canti e  vocalizzi – testimoni dello stretto legame tra la voce-bocca e l’utero- , il rapporto si arricchirà permettendo al bambino di instaurare un dialogo che durerà tutta la vita.

 

 Marika Novaresio

Le Mammole parlano qui di musica prenatale

 

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>