Nella chat mi sento compresa: quasi quasi mi faccio un giro su Facebook ✿

Internet può far emergere dei comportamenti problematici quando chi usa il web perde di vista la differenza tra rapporti reali e rapporti “virtuali”.
Per rapporti reali si intendono quelli in cui le persone decidono o hanno modo di vedersi nel quotidiano per passare del tempo insieme a parlare, giocare e, perché no, anche litigare.

 

Per rapporto virtuale si intende quello in cui la relazione è giocata prevalentemente sui social network (chat, facebook ed e-mail) e dove accade molto spesso che le persone non si siano mai viste l’una con l’altra.
Per alcuni non esistono appunto differenze tra il parlare con qualcuno attraverso il computer, e parlare guardandolo dal vivo negli occhi o ascoltando la sua voce al telefono. Anzi, in certi casi può accadere che i rapporti sul web vincano di gran lunga la sfida con quelli vissuti in carne ed ossa.

 

“Sulle chat si trovano persone sempre disponibili alla risposta, da loro mi sento accolta!” , sono le parola di una donna che preferisce decisamente incontrare gli altri comodamente da casa sua, senza invitarli nella propria dimora per un tè o caffè, sia chiaro, ma chattando con loro attraverso un monitor o una videocamera.
Ma certo non è tutto rose e fiori neanche nelle chat o su facebook!
Anche lì esistono quelli con i quali si può entrare in conflitto! Con la sola differenza, rispetto alla vita reale, che questi scocciatori possono essere interdetti dalla comunicazione o perfino essere cancellati dal proprio elenco di amici virtuali  con un semplice click del mouse (vedi per esempio i bottoni “Blocca persona” o “Rimuovi dagli amici” sul più famoso social network).

 

Dai racconti di coloro che sono caduti nella morsa dei social network emerge una preferenza per i rapporti virtuali dovuta al fatto di poter contare sul proprio anonimato e su quello dell’altro.
Non vedere il volto dell’interlocutore o non sentire la sua voce rappresentano dei vantaggi per queste persone piuttosto che degli svantaggi.
Grazie all’anonimato si sentono in grado di poter parlare di sé senza percepire dall’altra parte dello schermo nessun giudizio in risposta, di conseguenza tendono a fare delle confidenze all’amico virtuale che non farebbero mai a nessun altro e in nessuna altra situazione.

 

Il problema nasce quando si decide di interrompere la relazione virtuale e di vedersi dal vivo.
Quando si decide di incontrarsi, accade spesso che le aspettative nutrite da entrambi sull’aspetto, la voce, l’atteggiamento dell’altro si rivelino delle illusioni della rete, create sulla base di una idealizzazione dell’amico virtuale ( possibilmente anche dovuta ai dettagli falsi sulla propria persona da lui stesso dichiarati in maniera ingannevole).
Una volta scoperto che l’ “amico” non è così interessante come si immaginava, venendo meno l’eccitazione reciproca che caratterizzava le lunghe discussioni sulle chat, non rimane che dirsi addio e trovare qualcun altro su internet con il quale ricominciare tutto daccapo.

 

Una seconda regola tacita esistente nei “rapporti virtuali”, la cui infrazione può essere punita con la loro rottura è quella della immediatezza nella risposta.
In questo caso il rapporto termina quando l’altro, per vari motivi, è impedito a connettersi con la stessa frequenza con la quale ha abituato il suo amico virtuale. Quest’ultimo allora, non ricevendo più la stessa velocità di risposta, non percependo più la stessa disponibilità, può sentirsi deluso, rifiutato, abbandonato, arrabbiato. Quello che prima era un rapporto perfetto si incrina, a causa di evidenti errori del pensiero nell’interpretazione dell’intenzione dell’altro e, anche in questo caso, di aspettative irrealistiche nei suoi confronti.

 

Come mai è così facile interrompere le relazioni  virtuali?
Perché mancano i ricordi di belle giornate passate insieme amabilmente a chiacchierare al bar, l’abbraccio dell’amico nei momenti difficili, il suo sacrificio nello stare ad ascoltare il dolore dell’altro in un sabato sera dove i più escono a divertirsi.
Manca la memoria emotiva dei ricordi belli registrati non solo nella mente, ma anche nel cuore e nel corpo intero.
E allora come si fa ad integrare l’esperienza della delusione con qualche altra esperienza, di natura opposta e contraria e tale da poter controbilanciare il peso dell’emozione di rabbia e disappunto, se non c’è mai stata veramente?

 

 

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