Babywearing, perché portare i piccoli? ✿

portareOgni mamma conosce la magia sprigionata dal gesto più naturale del mondo: prendere il proprio bimbo e stringerlo al petto.
E’ un’emozione che nasce dall’istinto materno e che anche i piccoli percepiscono, assaporando il calore del corpo della madre.

 

Dalla recente ricerca pediatrica arrivano però delle novità: quello che per molti è solo un gesto d’affetto e per alcuni è un pericoloso vizio, potrebbe avere risvolti molto più profondi
e, se prolungato nel tempo, incidere positivamente sulla crescita psico-fisica del bambino.

A dirlo e a farne materia di studio sono ormai moltissimi ospedali pediatrici in Italia e nel mondo, che hanno avviato sperimentazioni volte a dimostrare l’utilità del contatto prolungato tra bambino e genitori.
Si parla ormai apertamente di canguro terapia, richiamando il comportamento tipico dei marsupiali, o di babywearing, con un termine che invita le madri ad “indossare” il proprio figlio, durante tutti i momenti della giornata.

 

Ma perché tutta questa attenzione e questa inversione di tendenza?
Innanzitutto per ragioni pratiche, dettate dal cambiamento dello stile di vita di tutta la popolazione, che ha portato anche le donne e quindi le madri, ad avere una vita molto attiva, difficilmente conciliabile con la tradizionale figura della puerpera tutta casa e pannolini.
Utilizzare un marsupio o una fascia per portare il bambino con sé è in verità uno dei metodi più comodi e pratici in molte occasioni in cui i sistemi tradizionali (passeggini, ovetti e quant’altro), si rivelano inefficienti.

Basti pensare all’uso dei mezzi pubblici, allo svolgimento delle più semplici incombenze domestiche, al semplice gesto di fare la spesa o alla necessità di uscire di casa quando il tempo è inclemente.

Il babywearing permette di dedicarsi a tutto: le mani sono libere e il piccolo è assicurato al petto del genitore e sempre e costantemente sotto controllo.

 

 

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Dal punto di vista emotivo inoltre, il continuo contatto e la partecipazione a tutte le attività del genitore, permettono un compiuto coinvolgimento del nuovo arrivato, assicurando una più completa crescita emotiva e favoriscono il graduale passaggio dalla fase di gestazione vera e propria a quella genitoriale.
I bambini portati manifestano infine un minore bisogno di attenzione: piangono meno e sono meno soggetti a quelle manifestazioni spesso psicosomatiche tipiche dell’età infantile, prime fra tutti le fastidiose coliche.

Più incisive sono però le motivazioni strettamente cliniche. Stando ad alcune ricerche compiute mediante gruppi di coppie madre-figlio, alcune delle quali invitate ad usare la fascia si è potuto rilevare come la posizione assunta dal piccolo, favorisca una corretta postura.

A tale proposito, l’Istituto Internazionale contro la Displasia dell’Anca, ricorda che è fondamentale l’utilizzo di supporti ergonomici, che permettano al piccolo una seduta tale da scaricare il peso del corpo sulla seduta e non sui genitali.

 

Anche per la madre i dati dimostrano benefici sulla salute: portare il bambino aumenta la produzione di ossitocina e facilita l’allattamento al seno, riducendo di conseguenza le occasioni di insorgenza della sindrome post partum.

Sul tema sono disponibili molte pubblicazioni, che risulteranno di sicuro interesse per chi vorrà approfondire questa tecnica.
Tra le altre “Babywearing e sviluppo dell’attaccamento – Child Development Volume 61, Issue 5, pages 1617–1627, October 1990” e “Il babywearing riduce il pianto del neonato – Pediatrics Vol. 77 No. 5 May 1, 1986”.

 

 

Info sulla Scuola Peer Supporter del Portare

 

 

Fonti e approfondimenti:

Hold Me Close: Encuraging essential Mother/Baby Physical contact

Kangaroo Mother Care And the Bonging Hypothesis

 

 

 

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