Amore, avremo un bambino! E adesso? ✿

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Avere un figlio è un’esperienza entusiasmante, lo aspettiamo con ansia, lo desideriamo e, quando arriva, è esattamente come lo abbiamo immaginato. Ci siamo preparati, abbiamo letto libri, esplorato siti dedicati alla maternità e interrogato amici e parenti. Siamo pronti!

 

Onestamente, per quanti è cosi? Quanti arrivano davvero pronti a un evento tanto sconvolgente?

E’ per questo che ci piacerebbe parlare con voi di quegli aspetti critici che molto spesso vengono taciuti, ma che fanno parte del diventare genitori.

 

Cominciamo a vedere insieme alcuni cambiamenti che derivano dalla nascita di un figlio:

 

  • prima di tutto, uomo e donna partono da presupposti molto diversi: una donna diventa madre; un uomo si sentirà padre. E’ la natura a determinare questa differenza: il corpo della donna subisce continue trasformazioni fin dal concepimento (il corpo cambia visibilmente, ci sono alterazioni ormonali, la donna genera una nuova vita). Il corpo dell’uomo non subisce alcuna trasformazione; egli affianca la compagna in questi cambiamenti e dovrà “imparare” a essere padre;

 

  • teniamo presente, inoltre, che l’istinto materno non è sempre naturale e scontato: anche questo può richiedere tempo e pazienza, perciò non spaventiamoci se l’amore totale e incondizionato per il bambino non arriva subito. La nuova situazione spesso è fonte di ansie e paure assolutamente giustificate. Il mondo conosciuto fino a quel momento cambia in modo radicale e irreversibile;

 

  • il bambino immaginato non è uguale al bambino reale. Tutti noi fantastichiamo durante l’attesa e ci prefiguriamo come sarà nostro figlio sia fisicamente che caratterialmente. Dopo la nascita scopriamo presto che il neonato reale è molto diverso da ciò che ci aspettavamo. Questa è un’esperienza spesso sconcertante: dobbiamo fare i conti subito con un individuo sconosciuto e totalmente dipendente da noi. Anche in questo caso è bene darsi il tempo di conoscerlo, accettando le inevitabili oscillazione di sentimenti positivi e negativi;

 

  • sì, accettiamo i sentimenti negativi. Il pianto prolungato di un neonato è un’esperienza altamente provante, l’insonnia causa alterazioni dell’umore e l’incapacità di comprendere fin da subito le esigenze del bambino è molto frustrante. Provare rabbia, insofferenza, fastidio nei confronti del neonato è, quindi, assolutamente naturale. Impariamo ad accettare questi sentimenti, a dirli a noi stessi e a esplicitarli: in questo modo saremo in grado di ridimensionarli e non permetteremo a un pensiero di farci dubitare della nostra capacità di essere genitori;

 

  • se impariamo ad accettare i sentimenti negativi, potremo goderci i tanti sentimenti positivi che derivano dalla neomaternità! Accudire il bambino, entrare pian piano in relazione con lui ed essere sempre di più in sintonia ci riempiranno di gioia e ci aiuteranno a sopportare le fatiche dei primi mesi;

 

  • anche il rapporto tra i coniugi cambia. La donna è concentrata sul piccolo, l’uomo potrebbe sentirsi trascurato e geloso del rapporto esclusivo tra madre e figlio; in più, non riceve nemmeno le gratificazioni dalla relazione con il bambino, perché soprattutto all’inizio la sua presenza non è necessaria per la sopravvivenza del neonato. Di nuovo si tratta di sentimenti sani e naturali, ma da non trascurare: manteniamo aperto il dialogo col partner, anche solo per cinque minuti al giorno!

 

La maternità sembra circondata da un alone di sacralità, cosa assolutamente vera. Non per questo, però, bisogna negare la parte di difficoltà e fatica che sempre accompagna anche le cose belle!

 

 

Dottoresse Elisabetta Rossini e Elena Urso

 

 

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