Adozioni internazionali: il caso Congo

neonato

Da più di un mese, 26 famiglie italiane, che hanno perfezionato un’adozione internazionale, sono bloccate in Congo per un cavillo burocratico che non consente loro di tornare a casa e riprendere le loro vite.

Il problema, che apparentemente doveva essere facilmente risolvibile, ha assunto, col passare dei giorni, delle enormi proporzioni, portando con sè conseguenze spiacevoli. I bambini adottati, già in possesso dei documenti italiani, non hanno avuto il timbro finale sulle loro pratiche e questo impedisce loro di partire con i propri neo genitori. Il Congo, continuando a considerare i minori ancora come propri connazionali, in assenza di quest’ultimo visto, li ha letteralmente bloccati in aeroporto.

E’ stato un Natale triste per queste famiglie che, se da una parte hanno finalmente realizzato il sogno di potere avere un figlio, dall’altra si sono visti negare un loro pieno diritto per questioni che, apparentemente, potevano essere risolte in pochi istanti. Con un’assenza così lunga da casa, molti hanno perso il lavoro, trascurato i loro familiari e tutto ciò che riguardava la loro quotidianità in Italia. Un danno incalcolabile se si considera che il tempo preventivato, per potere formalizzare le pratiche di adozione, prendere i piccoli e rientrare in patria, non doveva superare, all’incirca, le due settimane.

Il governo del Congo si è giustificato, motivando questo stato di cose come un intensificarsi dei controlli in materia di adozioni che in passato erano estremamente labili, un vero far west in cui i bambini ne pagavano le spese.
Il ministro Cècile Kyenge, congolese di nascita, si è interessata in prima persona a questo caso, garantendo di venirne a capo in fretta e felicemente. Purtroppo, nonostante le rassicurazioni, la situazione non si è ancora sbloccata.
Giorni fa, è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Letta, chiedendo al governo di Kinshasa di intervenire in favore di queste famiglie italiane, onerando l’Ambasciatore italiano in Congo, Mariani, di tenerlo costantemente informato sugli eventuali sviluppi. Quest’ultimo, esprimendo tutto il suo rammarico agli organi di stampa, ha affermato come, nonostante il grande lavoro diplomatico per potere dirimere la controversia, ad oggi i risultati ottenuti possono essere considerati invisibili, un vero fallimento.

Nel frattempo, i 52 italiani divenuti i genitori di questi bambini congolesi, ormai naturalizzati, non hanno inteso minimamente arrendersi nè, tantomeno, abbandonare i figli in questa circostanza drammatica. I nostri connazionali stanno vivendo in condizioni disumane. Ammassati nelle stanze dell’orfanotrofio, che fino a poco tempo fa ospitava i bambini, dormono sul pavimento e non possono usufruire dell’acqua corrente nè di energia elettrica, la profilassi per la malaria sta terminando, così come per le altre malattie infettive. Una situazione insostenibile che, se non verranno presi dei seri provvedimenti, in tempi brevi, non potrà che peggiorare.

Articolo a cura della Redazione di Mammole

Adozioni internazionali, ne parliamo qui: https://www.google.it/search?q=adozioni+internazionali+mammole+site:www.mammole.it&client=firefox-a&hs=JWa&rls=org.mozilla:it:official#q=adozioni+internazionali+site:www.mammole.it&rls=org.mozilla:it:official

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