Adottare un Bambino “Special Needs”

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Il 14 Marzo si è tenuto a Bergamo un convegno dal titolo “Conoscere… Capire… Accogliere i Bambini Special Needs”, rivolto agli operatori sanitari, insegnanti, educatori, assistenti sociali e altre figure coinvolte a vari livelli nel percorso dell’adozione.

 

 

 

Nel 2008, la Convenzione dell’Aja ha identificato come bambini con bisogni speciali quei minori che presentavano:

  • disabilità fisico-psichiche,
  • disturbi del comportamento,
  • presenza di gravi traumi nella storia pregressa,
  • età minore di 7 anni,
  • gruppi di fratelli.

I dati raccolti nel 2013 mostrano che la maggioranza di questi bambini proviene dalle aree geografiche della Cina e della Russia ma i dati risultano spesso sottostimati a causa delle gravi carenze di informazioni che si riscontrano nelle schede anagrafiche dei bambini oppure per scarsa competenza degli operatori incaricati di effettuare una diagnosi precisa delle patologie.

La classe di età più rappresentativa è quella che va da 1 a 4 anni (50%ca.) e da 5 a 9 anni (45% ca.). Dai dati presentati in merito agli aspetti sanitari legati alle adozioni è emerso che l’Italia è tra i migliori Paesi al mondo per quanto riguarda i percorsi all’interno del SSN dedicati ai bambini provenienti dall’estero.

Esistono protocolli e linee guida che uniformano le indagini diagnostiche, aiutano ad evitare errori e migliorano la comunicazione tra medico e paziente. Si è sottolineata l’importanza di considerare sempre la tipologia delle possibili patologie, l’area di provenienza dei bambini e le tempistiche con cui eseguire le indagini.

Bisognerebbe ridurre al minimo il trauma per i piccoli pazienti, prevedendo intervalli tra le visite di 15 giorni ed effettuando un check up precoce solo in caso di urgenze.

E’ emersa l’importanza di lavorare in equipe  multidisciplinare al fine di garantire il miglior supporto possibile alla coppia e al bambino. Per quanto riguarda gli aspetti psicologici, il fattore di rischio principale dell’andamento negativo dell’adozione è legato principalmente ai problemi comportamentali e relazionali del bambino special needs mentre la condizione di disabilità fisica non sembra impattare negativamente.

E’ stata dimostrata la notevole influenza della storia precedente del bambino sull’esperienza nella famiglia adottante. Infatti le esperienze che minacciano l’incolumità, generano nei bambini reazioni intense e durature dal punto di vista neurofisiologico ed emozionale.

Si modifica il rapporto con l’ambiente circostante e spesso i bambini mostrano reazioni di aggressività, autolesionismo, disturbi del sonno e dell’alimentazione legati alla precedente esperienza traumatica.

Non bisogna pertanto sottovalutare gli effetti dello stress a cui i bambini con bisogni speciali sottopongono i genitori adottanti. Gli operatori devono dunque lavorare insieme per affiancare la coppia, sostenere la genitorialità, supportare il ruolo educativo allo scopo di permettere il sereno sviluppo del nucleo familiare.

Si è posta molta attenzione ai bambini definiti special needs per i loro disturbi o patologie, ma bisogna ricordare che, come diceva Adam Walsh, ogni bambino adottato da un’altra nazione ha bisogni speciali.

Ost. Giulia Colombo

Visita anche la sezione “Adozione” del nostro Forum

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