Adottare un bambino rom. Un viaggio tra indigenza e pregiudizio.

neonato

 

Recentemente si sta riaprendo il tema delle adozioni dei bambini rom. La professoressa Carlotta Saletti Salza, che da anni si occupa dello studio del mondo rom, ha effettuato una ricerca mirata a valutare quanti bambini rom possano essere effettivamente adottati.

I risultati sono sorprendenti. Pare che siano lo 0,15% della popolazione presente in Italia. Percentuale alta in proporzione se consideriamo che i rom in Italia rappresentano appunto lo 0,15%.
La professoressa Salza ha posto alcune questioni urgenti, senza dimenticare il fatto che in alcune situazioni familiari disastrate è assolutamente necessario dare in affido il bambino.
Stando al decreto Legge 184 del 2001 infatti, le famiglie in grave difficoltà sia economica che sociale non perdono il diritto di essere genitori, e devono essere supportati da adeguate istituzioni volte al loro sostegno. Gli assistenti sociali hanno il compito di segnalare alle istituzioni competenti le situazioni a rischio, al fine di mettere in atto gli aiuti e i supporti più idonei.
Ciò non vuol dire allontanare il bimbo dalla famiglia, ma fare tutto il possibile perché abbia tutto ciò che gli occorre per crescere in maniera sana all’interno del proprio nucleo familiare.
La professoressa si è allora domandata che cosa si intende davvero per abbandono.
Le istituzioni, essendo a conoscenza delle realtà più estreme, sono responsabili della mancata denuncia? Quali sono le reali alternative ad un eventuale sgombero, soprattutto per quanto riguarda i minori? Cosa si sta facendo davvero a livello preventivo? L’affido deve essere considerata una scelta prioritaria o l’ultima spiaggia?
Sicuramente nessuno, almeno al momento, ha risposte certe.
A Roma, il 29 ottobre, è stato presentato il rapporto “Mia madre era rom”. Al convegno erano presenti le autorità delle Politiche Sociali del Lazio e l’autrice del rapporto, Angela Cataldo. La ricerca è partita dagli ultimi episodi di cronaca che hanno riportato all’attenzione il fenomeno del rapimento dei bambini da parte dei rom. Uno stereotipo, senza alcun fondamento.
Parallelamente, si assiste ad un incremento degli affidi a famiglie italiane di minori rom, che vengono tolti dalle loro famiglie d’origine. La ricerca sostiene che tali affidi non sono altro che la conseguenza del mancato sostegno sociale.
Un minore rom ha il 60% di probabilità in più rispetto ad un connazionale di essere segnalato agli assistenti sociali per la situazione di indigenza e degrado in cui vive. Questo ovviamente moltiplica le possibilità che venga poi adottato.
Angela Cataldo prosegue dicendo che in questo fenomeno dilagante, una grande responsabilità deriva dalle Istituzioni Sociali e dagli Enti Locali, che a quanto pare hanno una conoscenza ben lacunosa della situazione e della cultura rom, molto diversa dalla nostra, anche per quanto riguarda l’ambito educativo.
Cosa provoca tutto questo? La risposta è molto semplice: la dilagazione del pregiudizio.
Se le Autorità Locali continueranno a segregare le popolazioni rom nei campi o nelle aree riservate, è logico che i bambini cresceranno nel degrado e nell’indigenza. La conseguenza sarà la moltiplicazioni degli affidi e delle adozioni, e nessuno si salverà più da questo circolo vizioso.
La strada giusta da percorrere dovrebbe essere invece quella della parità dei diritti e dei doveri. A tutto si aggiunge inoltre l’allarmismo inutile e fine a sè stesso dei media, con notizie spesso non veritiere riguardanti il rapimento dei bambini da parte dei rom.
Articolo a cura della Redazione di Mammole
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