
È strano e buffo come la terminologia a cui siamo abituati dia per scontate cose che in realtà non lo sono affatto.
Diciamo che un bambino è nato, e diamo per vero il fatto che questo avvenimento sia legato all’atto fisico di passare dalla vita uterina a quella indipendente.
Questo è vero soltanto in parte: il bambino, nel momento in cui viene alla luce, è pronto a respirare autonomamente e a svolgere tutte quelle azioni che sono legate alla “vita” come noi la concepiamo.
Eppure, nei nove mesi precedenti, tutto il suo essere è stato fonte ed oggetto di cambiamenti e rivoluzioni, adattamenti successivi che lo portano a diventare il cucciolo che la mamma potrà stringere al suo petto.
Questa ovviamente non vuole essere una trattazione di carattere etico, vuole soltanto sottolineare come troppo spesso gli adulti tendano a sottovalutare tutto quello che è esistito per il bambino prima della sua venuta al mondo.
Lo sviluppo sensoriale del feto è incredibile, ed è il modo attraverso cui il bambino prende coscienza del mondo che lo circonda.
Il tatto gli consente di scoprire se stesso e la placenta che lo protegge, il gusto gli fa conoscere il sapore del liquido amniotico – sapore rassicurante che verrà poi ritrovato nel latte materno – la vista gli permette di riconoscere buio e luce, e l’udito lentamente gli presenta l’ambiente dove un giorno vivrà: il battito del cuore della mamma, i timidi fruscii del liquido che lo avvolge, processi digestivi ed intestinali, poi la voce della mamma, quella del papà e dei familiari, musica e altri suoni.
Ogni rumore, ogni suono, giunge… [SEGUE]



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