Favole: racconti per amare ✿

favola

 

Quale bambino non adora ascoltare le favole lette o raccontate dai propri cari?

Le favole serali, prima della buona notte, diventano così un rito, un momento speciale di condivisione e complicità.

Le luci soffuse, la voce bassa e modulata di mamma o papà , le mani che gesticolano ed ecco… inizia la magia del racconto che apre scenari di straordinaria immaginazione.

 

La sua mente si anima di personaggi colorati e divertenti, tristi e poi felici, buoni che vincono sui cattivi, una rivisitazione delle dinamiche della nostra vita.
La tristezza o la paura che le storie evocano, sono mitigate dalla voce rassicurante della mamma che tranquillizza e che accompagna le avventure dei personaggi che ogni sera prendono vita.

Raccontare favole al proprio bambino diventa una sana abitudine, un piacere, un momento magico ma soprattutto un insegnamento.
Perché il bambino attraverso i racconti impara ad ascoltare e ad immaginare, acquisendo le regole della vita ed i suoi insegnamenti.
Il nostro consiglio è quello di trovare tutto il tempo necessario per raccontarle, egli svilupperà la forza dell’immaginazione, una capacità che lo accompagnerà per tutta la vita.

 

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Ed i vantaggi per l’adulto che le racconta?
Una sana regressione infantile, che può rasserenare ed essere anche risolutrice di molti nostri problemi da adulti.
Assolutamente salutare.

 

 

La giraffa vanitosa

(fiaba africana liberamente riadattata).

 

C’era una volta una giraffa bellissima, la più bella e maestosa che si fosse mai vista nella grande foresta.
Tutti gli animali non potevano fare altro che ammirarla quando, elegante come una vera regina, si aggirava mangiando pigramente le foglie più alte e tenere ed i frutti più succosi, gli unici degni della sua bellezza.

Tuttavia, a furia di essere ammirata e venerata come una dea, la giraffa perse il senso dell’amicizia e non degnava neppure di uno sguardo gli altri animali che la salutavano o che le chiedevano un po’ di aiuto per nutrirsi.
Non faceva altro che gironzolare tutto il giorno, rimirandosi in ogni pozza d’acqua e lasciando che il sole riflettesse i suoi raggi dorati giocando col suo lucente mantello.

Sua madre, disperata, cercava di insegnarle le cose importanti della vita ma lei faceva spallucce pensando che la sua bellezza era sempre e comunque più importante di tutto e che le sarebbe bastata per aggirare qualunque ostacolo.

Venne il giorno in cui anche i suoi ammiratori più fedeli si stancarono di lei e cominciarono a prenderla in giro; una scimmia decise quindi di prendersi gioco di lei e si sa che non c’è niente di meglio di una scimmia per combinare scherzi!

Sussurrandole complimenti, balzava di ramo in ramo attirando la giraffa verso una palma carica di datteri succosi.
“Come sei bella.. e come sei alta.. solo tu puoi arrivare a prendere quei datteri degni di una regina!”
Ma per quanto la giraffa si sforzasse, i frutti erano davvero irraggiungibili!

All’improvviso, la scimmia si arrampicò agilmente sul collo della sprovveduta e si impadronì dei datteri. Con un balzo tornò a terra e disse:
“Vedi, cara giraffa, sei bella, sei alta, sei la regina della foresta .. ma nemmeno tu puoi vivere senza l’aiuto degli altri!”
Da quel girno la giraffa, imparata la lezione, cominciò a vivere insieme agli altri animali ed a rispettarli!

 

 

Il grande elefante

(fiaba africana liberamente riadattata)

Si dice che un tempo lontano lontano, quando la terra era appena nata, l’elefante non fosse grande come ora.
Malgrado non avesse niente di speciale rispetto agli altri animali, pretendeva di essere il più forte e perciò voleva essere temuto e rispettato da tutti.

Gli animali si stancarono ben presto della sua arroganza e dei suoi soprusi perciò tutti insieme si riunirono per risolvere il problema: “Adesso basta, non ne possiamo davvero più del suo caratteraccio.
Dobbiamo fare qualcosa per fargli capire che non siamo disposti ad essere i suoi schiavi.
Dobbiamo dargli una lezione che non dimenticherà per il resto della vita!”

Fu così che invitarono l’elefante ad una grande abbuffata: prepararono un lauto pasto che lo tenesse così occupato da non rendersi conto di quello che gli succedeva intorno.
E così fu: l’elefante, inorgoglito dal suo potere e deliziato dal gusto dei cibi non si rese conto di essere stato accerchiato!

Gli animali lo picchiarono talmente tanto da farlo gonfiare come un pallone!
Ogni tentativo di scappare si rivelò inutile: non gli rimase che gettarsi nel fiume ed aspettare che le ossa gli facessero un po’ meno male: ma quando si vide ancora tutto gonfio dopo tanti giorni passati in ammollo e si rese conto che le orecchie, rimaste tali e quali a prima, erano ormai semplicemente ridicole in confronto al corpo, le abbassò per sempre in segno di vergogna!

 

Il leone ingrato

(fiaba africana liberamente riadattata)

C’era una volta un grosso leone che viveva vicino ad un villaggio.
Gli uomini avevano molta paura perché ogni volta che si avventuravano fuori dal villaggio per cercare da mangiare, venivano inseguiti ed uccisi.

Venne il giorno in cui, stanchi di subire quelle continue aggressioni, si riunirono e decisero di andare a cercare il leone per farlo ragionare.
Per prima cosa costruirono una capanna grande e molto robusta in cui il leone potesse rimanere imprigionato, poi lo catturarono e ce lo rinchiusero in attesa di decidere che sorte avrebbe subìto.

Il giorno seguente, un uomo che passava di lì fu attirato dai forti lamenti del leone:
“Ti prego, fammi uscire di qui. Ho fame, ho sete, manca l’aria. Se non apri morirò ed i miei figli rimarranno da soli nel mondo!”.

L’uomo, commosso dalle suppliche, aprì la porta della capanna e subito il leone si avventò su di lui per mangiarlo.

A questo punto l’uomo cominciò a supplicarlo di risparmiargli la vita perché anche lui aveva figli da accudire.

Fortunatamente, passò di lì un viandante che fece accorrere gli abitanti del villaggio; vennero gli anziani e l’uomo ed il leone cominciarono a raccontare la loro versione dei fatti: molti erano arrabbiati con l’uomo che aveva liberato il leone e pensavano meritasse di morire perché aveva messo di nuovo in pericolo tutta la comunità, altri pensavano che invece dovesse essere perdonato perché il suo gesto era stato dettato dalla troppa bontà e non da cattiveria.

Un lupo saggio che aveva ascoltato tutta la discussione si fece avanti per dire che, comunque, le parole servono a poco, contano i fatti: è necessario ricostruire tutta la scena per capire bene!
Tutti tornarono alla capanna, gli uomini aprirono la porta ed il leone entrò dentro e fece finta di piangere e lamentarsi, convinto che si trattasse solo di uno spettacolo.

Il lupo fece chiudere la porta esattamente come prima, con tanto di lucchetto.
A quel punto si aspettava di essere di nuovo liberato ma il lupo saggio disse:
“Tu sei un leone davvero ingrato: quell’uomo ha avuto pietà di te e dei tuoi figli ed ha aperto la porta, tu invece di ringraziarlo eri pronto ad ucciderlo: perciò ti condanno a rimanere chiuso nella capanna mentre l’uomo andrà via libero!”.
E così fu.

 

 

segue

 

 

 

 

 

 

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