La London School of Hygiene &Tropical Medicine ricorda al mondo la situazione di grave precarietà sanitaria che ancora oggi rimane invariata per molti paesi in via di sviluppo. L’organizzazone londinese è un centro di riferimento a livello mondiale per la ricerca e la formazione post-laurea in sanità pubblica.
La carenza di acqua potabile , di servizi medici e di igiene uccidono ogni giorno madri e neonati nei paesi in via di sviluppo. Nonostante i numerosi progressi medici infatti nulla sembra essere cambiato nei paesi più poveri, dove le condizioni sanitarie sono rimaste quasi le stesse di cento anni fa. Numerosi appelli sono stati fatti da nove delle principali organizzazioni sanitarie ai vari paesi per agire con l’obbiettivo di salvare delle vite e di attivare il lavoro di professionisti sanitari qualificati. La London School of Hygiene & Tropical Medicine si aggiunge all’Organizzazione Mondiale della Sanità, all’Unicef, all’Unfpa, a Water Aided al consorzio di Ricerca Share, con l’obbiettivo di migliorare l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienico sanitari di base ed all’igiene nelle strutture sanitarie e nelle case.Un articolo pubblicato lo scorso dicembre dalla rivista PLoS Medicine analizza vari studi facendo un po’ il punto della situazione e constatando come i miglioramenti apportati fin’ora non siano al momento sufficienti a proteggere in modo efficace la vita delle neo-mamme e dei loro bambini. I sedici ricercatori, rappresentanti di organizzazioni sanitarie ed universitarie come la London School of Hygiene &Tropical Medicine, l’Università di Aberdeen e la BRAC University, che hanno sottoscritto questo articolo hanno fatto qualcosa che va oltre la mera comunicazione scientifica, cercando di spingere le coscienze mondiali alla risoluzione del problema. Da qui la scelta del titolo: “Dal pensiero comune all’azione congiunta: un appello ad agire per migliorare l’acqua ed i servizi igienici per la salute materna e neonatale.”
Tra il 1990 e il 2012, la mortalità neonatale è diminuita solo del 37%, passando dai 33 ai 21 morti ogni bambini 1.000 nati vivi, a fronte di una più impressionante riduzione del 50% della mortalità dei bambini sotto i 5 anni avvenuta nello stesso periodo. I progressi sulla riduzione della mortalità materna sono stati ancora più lenti e più irregolari tra i paesi presi in esame, con un tasso medio annuo di riduzione delle morti per parto del solo 3,1% tra il 2000 ed il 2013.
Particolarmente grave è la situazione della Tanzania dove meno di un terzo delle nascite avvengono in zone con disponibilità di acqua potabile e servizi igienico sanitari di base. Un articolo della rivista PLoS ONE rivela che nel 2013 una donna su 44 è morta di parto. Si stima che a livello globale siano 289.000 le donne morte per complicazioni legate alla gravidanza ed al parto nel solo 2013.
Questo numero secondo i ricercatori potrebbe essere rapidamente ridotto se si riuscisse a migliorare la qualità della gestione delle acque e della situazione igienica. Secondo una recente indagine circa il 38% delle strutture sanitarie in 54 paesi a basso reddito sono prive di fonti di acqua pulita, annullando gli sforzi di medici, infermieri ed ostetriche che ogni giorno lottano per salvare la vita dei loro pazienti. Ecco dunque l’importanza di garantire i mezzi necessari all’accesso alle risorse primarie. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha già posto questo tra i suoi obbiettivi di sviluppo mondiale per il nuovo millennio.fonti:
http://www.sciencedaily.com/releases/2014/12/141212150311.htm
http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1001771
Tra il 1990 e il 2012, la mortalità neonatale è diminuita solo del 37%, passando dai 33 ai 21 morti ogni bambini 1.000 nati vivi, a fronte di una più impressionante riduzione del 50% della mortalità dei bambini sotto i 5 anni avvenuta nello stesso periodo. I progressi sulla riduzione della mortalità materna sono stati ancora più lenti e più irregolari tra i paesi presi in esame, con un tasso medio annuo di riduzione delle morti per parto del solo 3,1% tra il 2000 ed il 2013.
Particolarmente grave è la situazione della Tanzania dove meno di un terzo delle nascite avvengono in zone con disponibilità di acqua potabile e servizi igienico sanitari di base. Un articolo della rivista PLoS ONE rivela che nel 2013 una donna su 44 è morta di parto. Si stima che a livello globale siano 289.000 le donne morte per complicazioni legate alla gravidanza ed al parto nel solo 2013.
Questo numero secondo i ricercatori potrebbe essere rapidamente ridotto se si riuscisse a migliorare la qualità della gestione delle acque e della situazione igienica. Secondo una recente indagine circa il 38% delle strutture sanitarie in 54 paesi a basso reddito sono prive di fonti di acqua pulita, annullando gli sforzi di medici, infermieri ed ostetriche che ogni giorno lottano per salvare la vita dei loro pazienti. Ecco dunque l’importanza di garantire i mezzi necessari all’accesso alle risorse primarie. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha già posto questo tra i suoi obbiettivi di sviluppo mondiale per il nuovo millennio.fonti:
http://www.sciencedaily.com/releases/2014/12/141212150311.htm
http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1001771
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