Il travaglio di parto è suddivisibile in quattro periodi:
• il periodo prodromico
• il periodo dilatante (diviso in fase latente, prima fase di travaglio attivo, prima fase di transizione, seconda fase di travaglio attivo, seconda fase di transizione)
• il periodo espulsivo
• il secondamento
IL PERIODO PRODROMICO
È un momento preparatorio, detto anche di adattamento, in cui si iniziano ad avvertire le prime piccole contrazioni.
“Il periodo prodromico è caratterizzato da contrazioni brevi ed irregolari per intensità, durata e frequenza. In questa fase le contrazioni non portano modificazioni cervicali, ma sono funzionali alla maturazione del collo dell’utero ed alla sua interiorizzazione. Non è necessario correre subito in ospedale, a meno che il vostro medico non vi abbia dato precise indicazioni. Nei prodromi si può continuare a svolgere le attività quotidiane, evitando sforzi eccessivi. Sarà comunque il corpo a suggerire la cosa migliore per il proprio benessere. Questo primo periodo è molto utile anche al bambino, perché anche lui sente che il momento della nascita si sta avvicinando e inizia così a produrre i primi ormoni che lo aiuteranno ad adattarsi alla vita extrauterina.”
Durante questa fase, si può verificare l’espulsione del cosiddetto tappo mucoso, una sostanza gelatinosa situata all’interno della cervice che serve a isolare l’ambiente uterino dall’esterno, che può essere accompagnata da piccole perdite di sangue. Spesso si ha anche la rottura del sacco amniotico (rottura delle acque).
“Se il liquido amniotico che fuoriesce è limpido e chiaro, si può fare tutto con calma e restare ancora un po’ di tempo a casa e poi andare in ospedale, se invece il liquido amniotico dovesse apparire giallo o verdastro, occorre andare in ospedale senza temporeggiare.”
IL PERIODO DILATANTE
È il momento in cui le contrazioni diventano più frequenti e intense, per permettere che avvenga la dilatazione del collo dell’utero. Anche se si tratta della fase più dolorosa, dal punto di vista psicologico dà una sensazione di energia e di completezza alla futura mamma. La donna vede che la sua sofferenza sta portando a un risultato, man mano che le ostetriche misurano la dilatazione uterina capisce che si avvicinando la meta e che a ogni contrazione sta compiendo un passo in avanti.
“Durante il periodo dilatante il benessere fetale viene sorvegliato tramite esecuzione di una cardiotocografia, una registrazione del battito cardiaco del feto e delle contrazioni uterine, che può essere continua od intermittente se il travaglio è fisiologico. L’ostetrica esegue visite vaginali per controllare che la dilatazione del collo dell’utero e la progressione della testa del bambino avvengano in modo regolare. Se le membrane amniotiche non si sono rotte spontaneamente nella fase prodromica potranno rompersi in qualsiasi momento del periodo dilatante. Una volta raggiunta la dilatazione completa si può verificare una seconda fase di transizione prima del periodo espulsivo. Il tuo corpo ti segnala l’imminente separazione dal tuo bambino.”
Il bambino con la testa spinge sulla cervice e inizia a avviarsi poco a poco verso il canale del parto.
IL PERIODO ESPULSIVO
Inizia quando la dilatazione del collo dell’utero è completa, ovvero quando è arrivata a 9-10 cm. È il momento in cui il bambino sta per nascere, quindi la donna va incoraggiata a compiere gli ultimi sforzi. Il periodo espulsivo è detto anche fase della separazione. Si tratta di un’esperienza che va vissuta attimo dopo attimo: questi sono gli ultimi istanti in cui il bimbo sta nella pancia, è il momento in cui non sta nascendo solo un bimbo, ma stanno nascendo anche una mamma e un papà.
“L’ostetrica in questa fase,controllerà la progressione della testa del bambino nel canale del parto e rimarrà vicino a te per la durata del periodo espulsivo sostenendo le tue scelte istintive in merito alla posizione da assumere ed alla modalità di spinta, consigliandoti delle eventuali alternative. Con i tempi rischiesti dal tuo corpo e dal tuo bambino esso verrà alla luce, accolto dalle mani dell’ostetrica o, se te la senti, dalle tue. Se non vi sono particolari problemi potrai prenderlo subito in braccio. Sebbene non tutti i neonati siano “pronti” pochi minuti dopo la nascita a essere attaccati al seno materno, è tuttavia importante agevolare la suzione precoce poichè la suzione precoce favorisce l’attaccamento madre-figlio, rassicura il neonato, il quale riconosce la voce della mamma che lo coccola, potenzia la contrattura dell’utero e riduce il sanguinamento e avvia il processo di produzione del latte (lattogenesi).”
IL SECONDAMENTO
È il momento in cui nasce la placenta, che ormai ha esaurito la sua funzione di nutrire il bambino. Il secondamento è parte integrante del parto, di cui costituisce la fase conclusiva. Per espellerla, l’utero ha un’altra piccola contrazione, di cui la mamma spesso non si accorge, dopo le contrazioni intense del parto.
“In seguito al secondamento l’ostetrica controllerà se vi sono state lacerazioni perineali e verificherà la necessità dell’applicazione dei punti di sutura (previa anestesia locale). In questo momento vorrai solamente goderti il meritato riposo dopo tanta fatica e le mani dell’ostetrica ti sembreranno invadenti e poco delicate. Tuttavia è necessario accertarsi che non vi siano lacerazioni che sanguinano e che potrebbero causare problemi in futuro, e nel caso siano presenti, ripararle nella maniera più accurata possibile. L’ostetrica, sapendo che la zona genitale è ipersensibile dopo il parto, starà particolarmente attenta a non causarti troppo fastidio.”


